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Per la rubrica “Accadde oggi”, questa volta ricordiamo la morte di uno storico personaggio all’interno della dirigenza dell’Inter, Giuseppe Prisco, o meglio Peppino Prisco, avvenuta il 12 Dicembre 2001. Originario di Torre Annunziata (NA), a 18 anni si arruolò negli alpini, partecipando alla campagna italiana di Russia come tenente nel battaglione “l’Aquila”. Fu uno dei soli tre ufficiali superstiti e ricevette una medaglia d’argento al valor militare. La passione nerazzurra, poi, lo legò alla società dell’Inter dal 1963 al 2001, come vicepresidente, dopo esserne diventato socio nel 1946. Il suo amore viscerale nei confronti della squadra, gli permise di essere ricompensato con numerosi trofei vinti, in particolare: sei scudetti, due Coppe Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Coppa UEFA, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Il suo impegno all’interno della dirigenza, in uno dei ruoli più importanti, veniva, spesso, accompagnato dalla sua ironia e dalle sue battute nei confronti, specialmente, dell’altra metà rossonera di Milano. Tra queste, ad esempio: “Se stringo la mano a un milanista mi lavo le mani, se stringo la mano a uno juventino mi conto le dita“; “Un pronostico su Ascoli-Milan? Non saprei, non seguo il calcio minore…”; o ancora battutine su Juve-Inter: “Il mio sogno? L’Inter batte la Juve a tempo scaduto con un gol segnato in fuorigioco o con la mano. Meglio se in fuorigioco e con la mano“; “In Juve – Inter ci sono state spesso anche lamentele contro gli arbitri: il guaio è che sono sempre le nostre“; “Il rigore dello juventino su Ronie? Non è furto. Quando c’è la Juve è sempre ricettazione. Gli juventini a volte confessano i furti ma mai la refurtiva” (dopo la vicenda Iuliano – Ronaldo). Da questa citazione, inoltre, è risaputo che Ronaldo “il fenomeno” era uno dei giocatori preferiti dell’avvocato, insieme a Giuseppe Meazza. E’ facile, quindi, comprendere, quanto Prisco amasse il calcio e l’Inter, in particolare. Dagli anni ’90 e, successivamente 2000, poi, lo spirito ironico aveva fatto sì che Prisco fosse, quasi sempre ospite a Controcampo, storica trasmissione sportiva e molto spesso in conflitto con Diego Abatantuono e Giuseppe Mughini. Nel Dicembre 2001, però, l’avvocato muore al’età di 80 anni (precisamente due giorni dopo il suo compleanno e tre, dopo la sua ultima apparizione televisiva), a causa di un infarto. I tifosi interisti non dimenticheranno mai il personaggio di Prisco, capace di dimostrarsi tutto fuorchè avvocato e vicepresidente, a causa della sua verve inimitabile. Il calcio non dimenticherà mai personaggi così: uomini che hanno fatto la storia e che contemporaneamente non sono mai riusciti a prendersi del tutto seriamente. Vorrei concludere quest’articolo, proprio con una sua citazione, molto attuale, rendendo onore alla sua persona e sperando che presto ci saranno più personaggi come lui, con la capacità di strappare sempre un sorriso: “La delusione di quest’anno per me sono Milan e Juventus. Vanno troppo forte, sono molto deluso”.


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