Views: 150

Per la rubrica “Accadde oggi”, in questo giorno ricordiamo la morte di Sandro Salvadore avvenuta il 4 Gennaio 2007, per arresto cardiaco (a soli 67 anni). Salvadore è considerato uno dei migliori liberi italiani. Crebbe nelle giovanili del Milan a 16 anni. Fu inizialmente scartato. Solo dopo fu preso grazie alla fiducia dell’allora direttore tecnico Gipo Viani. Due anni dopo l’inizio dell’avventura rossonera era in Serie A. Insieme a lui, un’altra promessa italiana come Giovanni Trapattoni. Esordì da centromediano, per poi diventare libero nella stagione 1958/1959. Ci fu un simpatico battibecco con Viani il quale gli propose di guadagnare il doppio del padre alla Pirelli. Senza indugi, accettò. Ben presto ci furono problemi tattici, in quanto Salvadore e Cesare Maldini ricoprivano praticamente lo stesso ruolo. A sorpresa, dopo aver conquistato con i rossoneri ben due scudetti (1958/1959-1961/1962), fu ceduto alla Juventus. Fu Rocco, altro calciatore italiano, a svelare a Salvadore di essere stato ceduto in cambio di Mora. Viani all’epoca motivò la sua scelta così: «avevamo due paia di pantaloni, Salvadore e Maldini, ne abbiamo dato via uno in cambio di una giacca, Mora. Adesso disponiamo di un vestito completo». La risposta dell’ormai ex Milan non si fece attendere: «il ragionamento funzionerebbe, se non fosse che si è tenuto i pantaloni vecchi. Poteva tenersi quelli nuovi da abbinare alla giacca nuova, così avrebbe avuto un vestito veramente bello». Con la Juventus, invece, ben 331 presenze e 15 reti. Con la casacca n° 6 altri tre scudetti, e tra questi il campionato d’Europa vinto con la Nazionale italiana nel 1968. La casacca con la n°6 sarebbe poi passata nelle mani di Gaetano Scirea. Salvadore era un calciatore eclettico, capace di ricoprire più zone del campo e in grado di comandare la difesa col suo temperamento. Un difensore semplicemente completo. Una piccola curiosità: si soprannominò lui stesso Billy, in onore di Billy Wright, centromediano dell’Inghilterra che nel 1948 battè l’Italia al Comunale di Torino per 4-0. «Potenza del nome, suonava bene, e poi apparteneva ad un gran regista difensivo, un pilastro dell’Inghilterra dei maestri». Così aveva dichiarato. Nel 2011 è stato inserito nella Walk of fame bianconera come uno dei migliori liberi in Italia. Anche lui rientra nella storia non solo della Juventus, ma anche in quella del calcio italiano. Un centrale che di certo, non si può dimenticare. E che rimarrà parte del calcio di tutti i tempi.
Il ricordo di Pino Daniele.

Il 4 Gennaio 2015 è anche un giorno da non dimenticare per la morte di un grande cantautore come Pino Daniele. Si permetteva di lasciarci così. A bocca spalancata e a cuore spezzato. Cantore della città napoletana con cui aveva un rapporto di odio e amore, è considerato uno dei pezzi più pregiati di Napoli, assieme ad altri mostri sacri come Totò, Massimo Troisi, Eduardo e non solo. Fu l’inventore nel 1980, di un nuovo sound del sud, un latin blues, destinato semplicemente a restare nei secoli. Chi lo ha conosciuto lo ha definito una persona umile, dedita alla musica e alla famiglia, che non aveva paura di confrontarsi a viso aperto con altri artisti. Insomma un esempio di umiltà. Pino non è stato solo un semplice musicista, ma anche un poeta perchè le sue canzoni sono ricordate come delle vere e proprie poesie. da “Napul’è” fino ad arrivare a “Allora si”, passando per “Quanne chiove” e “Qualcosa arriverà”. Potremmo stare a citare canzoni di Pino fino a domani mattina, e forse nemmeno riusciremmo ad esprimere cosa riesce a trasmettere con le sue parole e la sua musica. Un qualcosa che smuove tutto, “Aneme e core”. Il 2015 si apriva, dunque, nel peggiore dei modi. Una scomparsa prematura portata avanti dai numerosi problemi cardiaci, che non solo lui nella sua famiglia aveva. Ha voluto cantare fino all’ultimo giorno, per morire in quella musica che per tutta la vita lo aveva cullato. E che da una vita continuava e continuerà a cullare Napoli. Numerosi gli album, i successi, le canzoni, le collone sonore, le emozioni di una Napoli che non lo dimenticherà mai. Potremmo citare la sua biografia, ma preferiamo soffermarci su ciò che da sempre ci ha comunicato, magari citando anche il ricordo di altri artisti. “Pino è un po’ l’Eduardo della canzone, un musicista che riesce a tirare fuori napoletanità e sentimento senza cadere nel folklore o nel partenopeo a tutti i costi.” Troisi lo ricordava così. Mentre Jovanotti lo ricorda in questo modo: “Con Pino mi accadeva un fenomeno inspiegabile, dopo qualche minuto che stavo con lui mi veniva un accento un po’ napoletano. Sul serio, se ci passavo una giornata poi a fine cena mi ritrovavo a usare espressioni tipo “uè” o perfino “guagliò”. Era un influsso che lui aveva, pinodanielizzava l’atmosfera. Lo faceva con la musica ma se ci penso bene lo faceva proprio con tutto se stesso che era tutto un se stesso fatto solo di musica. Ho tante ore di “volo” a bordo dell’astronave PinoDaniele, decolli, atterraggi, vuoti d’aria, turbolenze, ma soprattutto ore di vita e di musica indimenticabili iniziate molto prima di conoscerlo.” Durante Napoli-Juventus qualche giorno dopo la sua morte Napoli lo ricordava, con “Napul’è”, cantata da tutto lo stadio San Paolo per un’emozione che provoca semplicemente brividi e pelle d’oca. Vorrei concludere quest’articolo citando alcune sue parole dai brani. Forse è il miglior modo per rendergli onore:
-E allora sì ca vale ‘a pena ‘e vivere e suffrì’ e allora sì ca vale ‘a pena ‘e crescere e capi’. (Allora si)
– Alleria pe’ ‘nu mumento te vuo’ scurda’ che hai bisogno d’alleria quant’hê sufferto ‘o ssape sulo Dio. E saglie ‘a voglia d’allucca’ ca nun c’azzecche niente tu vulive sulamente da’ e l’alleria se ne va. (Alleria)
–Terra mia, terra mia comm’è bello a la penza’. Terra mia, terra mia comm’è bello a la guarda’. Nunn è ‘o vero nun è sempre ‘o stesso tutt’ ‘e journe po’ cagna’ ogge è dritto, dimane è stuorto e chesta vita se ne va. (Aneme e core)
Termino quest’articolo l’ultima citazione che mi rappresenta molto sottolineando come Pino Daniele sia stato e sarà la colonna della mia vita e di quella di tutti i napoletani.
“Se la mia fede è solo in quello che si vede, forse i miei sogni nessuno mai li fermerà.”.
Ciao Pino!

Lascia un commento