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Tommaso Lavizzari è un giornalista tuttofare si occupa di tanti argomenti che coincidono con le sue passioni. Tommaso svaria tra tutti gli organi di informazione dalla radio alla Tv alle testate sia web che cartacee. Ora è diventato anche direttore di Sport Tribune e Soccer Illustrated. Era milanista poi ha preso la decisione di non tifare più e di godere il calcio da sportivo.
Come hai scoperto il calcio?
Ho una foto che mi ritrae da bambino, davanti alla televisione, con la bandiera dell’Italia. Era il 1982, era estate ovviamente, ma non ricordo nulla essendo nato nel 1981. Ho solo quella foto e mi hanno raccontato che mi divertivo molto a guardare le partite. Quindi non ho ricordi di quando ho scoperto il calcio, è come se l’avessi sempre conosciuto. In realtà la passione è esplosa con i Mondiali del ‘90, ma nasce con il Milan di Sacchi e il calcio della seconda metà degli anni ‘80.
Come hai capito potesse far parte del tuo lavoro
Non l’ho capito, è successo per caso. Ho cominciato a fare C’era una volta O Rei a Radio Milan Inter, 8 anni fa, per divertimento e, pian piano, è diventato il mio lavoro. Prima scrivevo di musica, cinema, cibo e vino, argomenti di cui mi occupo ancora oggi e che sono una mia passione al pari del calcio e dello sport in generale.
Collabori con varie testate cartacee e web, parlaci di queste esperienze.
È il mio lavoro e lo amo molto, altrimenti non riuscirei a farlo viste le difficoltà che comporta oggi guadagnarsi da vivere facendo il giornalista/scrittore. Sono appena diventato direttore di Sport Tribune e Soccer Illustrated, ho accettato la sfida di rilanciare queste due testate che, come tutta l’editoria cartacea, non passano un momento facile, ma sono molto belle. L’editoria web funziona certamente di più, ma andrebbe regolamentata diversamente. Andrebbero tutelati maggiormente i giornalisti, ma questo è un lungo discorso che ci porterebbe fuori tema. Scrivo anche per Esquire, GQ, Il Messaggero e sono costantemente alla ricerca di nuovi stimoli. Sono anche autore Mondadori, a giugno è uscito “Surf. Un mercoledì da leoni 40 anni dopo”, libro che svela retroscena e curiosità sul film culto di John Milius, che ho scritto a quattro mani con Francesco Aldo Fiorentino. Franz è un amico da anni e anni, pioniere del surf in italia, shaper, designer e illustratore con cui già avevo scritto “Surfplay, il migliore è quello che si diverte di più”.
Sei anche un presentatore radiofonico, dove lavori?
Sì, la radio è la mia passione, ma Radio Milan Inter ha chiuso le trasmissioni ad aprile e sto aspettando qualche proposta seria. È una giungla. Vorrei proporre C’era una volta O Rei in una nuova veste con Enrico ”Dj Henry” Lazzeri, grande amico e socio radiofonico, oppure costruire un nuovo progetto. Vedremo cosa succede.
Sei opinionista per l’emittente SPORTITALIA, come ti trovi in questo ruolo.
Dico quello che penso, come sempre, quindi non posso che trovarmi bene. Amo più la radio che la tv, ma i ragazzi che lavorano a SportItalia sono eccezionali per competenza e passione, oltre a essere molto simpatici, quindi mi diverto sempre molto.
Secondo posto: chi la spunterà?
Non ne ho idea. Non sono molto bravo nei pronostici. Credo che l’Inter abbia la rosa migliore dopo la Juventus, la Roma ha molto talento, forse ancora acerbo, e il Napoli ha deciso di provare a sfruttare diversamente il proprio patrimonio tecnico affidandolo ad Ancelotti. Vedo loro tre in questo ordine dietro alla Juventus, a seguire vedo la Lazio e poi il Milan, ma molto passerà anche da Atalanta, Torino, Fiorentina, Sassuolo e Sampdoria, che potrebbero togliere punti decisivi nella corsa all’Europa e potrebbero addirittura raggiungerla, perché no?
Mancini è l’uomo giusto per la nazionale?
A me piace. Non è un grande allenatore ma è un ottimo Manager ed è molto bravo a scegliere i calciatori, quindi lo vedo bene nel ruolo di Commissario Tecnico. Purtroppo non ha un gran mareriale a disposizione.
Var, cosa pensi di questo esperimento.
Per me l’errore dell’arbitro fa parte del gioco del calcio, quindi non sentivo l’esigenza della tecnologia. Questa, però, è un’opinione del tutto personale. Mi rendo conto che, nel 2018, sia indispensabile la tecnologia nel calcio. Avrei aspettato di regolamentarla meglio, almeno di imparare a gestirla, prima di inserirla. L’applicazione del VAR mi pare ancora piuttosto caotica, ma da qualche parte si deve pur iniziare.
Per che squadra tifi?
Nasco milanista con una lunga carriera di Stadio e sarò sempre milanista, ma non sono più tifoso, un po’ per il lavoro che faccio, un po’ perché in questo calcio non trovo più il senso del tifo. Non mi identifico più in nessuna squadra, si sono omologate e spersonalizzate quasi tutte. Ho scoperto che seguire il calcio senza tifare me lo fa apprezzare molto di più e mi fa sentire libero di godermi le partite e di seguire le squadre che apprezzo in un dato momento o che, semplicemente, mi incuriosiscono. Giro spesso per vedere partite di vari campionati, ne vedo tantissime ogni settimana in televisione. Il calcio mi piace sempre molto, anche se preferivo quello degli anni ‘90, il tifo di oggi mi molto meno.

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