16 Maggio 2026
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A tu per tu con Andrea Bosio

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 Abbiamo incontrato il giornalista Andrea Bosio interista doc col quale ci siamo intrattenuti su varie tematiche del mondo del pallone. Andrea ci racconta come fosse stata per lui troppo forte la passione per il nostro mondo a tal punto da volerne fare una professione, come ha iniziato questa professione e come ora sia diventato difficile arrivare a farne l’unico lavoro.

1) Come sei entrato in contatto col nostro sport?

– Fin da bambino, complice un padre allenatore e dirigente, ho vissuto nel mondo del calcio. Ho iniziato a giocare in una squadra di Milano (l’Alcione, ndr) quando non avevo ancora compiuto i 6 anni e da allora prima come calciatore, poi come dirigente e infine come giornalista non mi sono mai staccata da questo mondo tanto perfettibile quanto affascinante.

2) Come hai capito potesse diventare un lavoro?

 Fin da subito perchè quando vivi una passione in modo così coinvolgente, non puoi fare altro

che impegnare gran parte della tua vita, quindi anche quella lavorativa, in quella direzione.

3) Raccontaci dove hai cominciato la tua avventura giornalistica?

– Ho iniziato a cavallo fra la fine del secolo scorso e l’inizio di quello attuale, nell’emittente televisiva Antenna 3. Una grande scuola in un periodo in cui le televisioni private avevano un grande appeal ed erano frequentate da grandi professionisti.

4) Se un giovane volesse cominciare questa strada che consigli ti senti di dargli?

– Purtroppo gli direi di pensarci molto bene. Vent’anni fa il mondo del giornalismo era completamente diverso sia sotto il profilo della metodologia di lavoro, sia sotto quello economico.

In questi ultimi anni abbiamo assistito a una continuo peggioramento delle condizioni lavorative e, a meno di un auspicabile, ma difficile, cambio di tendenza le previsioni sono tutt’altro che rosee.

5) Se la memoria non mi inganna sei interista, la ritieni in corsa per l’Europa League?

-Sì, la memoria non ti inganna…A parte le battute l’Inter ha le capacità per far bene nelle due competizioni e, anzi, se decidesse di “snobbarle” commetterebbe un grande errore perchè, essendo alle prese con un percorso di crescita generale, sarebbe assai propedeutico poter disputare gare  importanti nelle due manifestazioni.

6) Stagione disgraziata del Milan, quali sono secondo te le responsabilità di Gattuso.

-Assolutamente nessuna. Anzi, a mio modo di vedere Gattuso ha permesso a una squadra non completa e a una società non ancora strutturata di essere in corsa per un posto in Europa riuscendo a ottenere il massimo dal gruppo messogli a disposizione.

7) Caso VAR, come giudichi questi 18 dall’entrata in vigore?

– Sono assolutamente favorevole a questa innovazione ma deluso dall’applicazione che ha palesato troppe difformità di giudizio. Nel complesso si può dire che abbia fatto commettere molti meno errori ma che debba ancora essere perfezionata. E non poco.

8) Nazionale, Mancini è l’uomo giusto?

– Sinceramente ho sempre pensato che Mancini abbia una grande capacità di valutare la capacità dei giocatori ma che abbia più di una lacuna nella gestione degli uomini.

Penso che, valutando alcune sue caratteristiche, possa far meglio come CT della Nazionale rispetto al ruolo di allenatore di club. Il fatto di selezionare e non di gestire la quotidianità rappresenta per lui un vantaggio.

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Sono un bancario con la passione per il calcio ed il tennis. La mia squadra del cuore? Tifo Inter,
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