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Servizio di Luca Bosio @riproduzione riservata
Il tecnico toscano lo aveva previsto: il Sassuolo di Eusebio Di Francesco sarebbe stato il peggior avversario che potesse capitare. Perché ha cambiato giusto un paio di elementi, ma schema di gioco e tattica sono rimasti gli stessi, mentre il Napoli sta ancora lavorando per assimilare movimenti e automatismi. Quasi una profezia. Il Sassuolo ha battuto gli azzurri, e senza neanche giocare la partita della vita. I vari Defrel, Floro Flores, Sansone e Berardi sembravano calciatori di alto profilo di fronte ai distratti e contratti difensori partenopei. L’inizio, però, ha illuso tutti. Per dieci minuti si è visto il Napoli che vuole Sarri: alto, aggressivo, che vuole andare in porta con due o tre passaggi in verticale. Al secondo minuto il capitano Hamsik, sfruttando un fortunato rimpallo in area del Sassuolo, al termine di una combinazione tra Insigne e Higuaìn, ha messo a segno la sua prima rete stagionale. Sembrava l’antipasto di un ricco pranzetto a base di Sassuolo. Invece è cambiato tutto. I partenopei hanno abbassato il loro baricentro, l’asfissiante pressing è sparito, e gli emiliani hanno iniziato a fare gioco e a rendersi subito pericolosi dalle parti di Pepe Reina. Il pareggio siglato Floro Flores, al termine del primo tempo, andava più che stretto a un ottimo Sassuolo. Nella ripresa, il Napoli è tornato in campo esattamente come ne era uscito: stanco e con poche idee. Mertens e Insigne si sono pestati i piedi e non hanno trovato né spazi, né spunti personali. Il centrocampo non ha costruito una sola azione degna di nota. La manovra azzurra si concentrava ossessivamente sulla parte centrale del campo, ignorando sistematicamente le fasce laterali. Sansone, entrato a partita in corso, ha atteso, sornione, il momento per colpire. Ha ricevuto un cross dalla destra, sporcato da Albiol, e tutto solo ha insaccato di testa alle spalle dell’incolpevole Reina. E se non fosse stato per un paio di miracoli compiuti dal corpulento portiere iberico, il passivo sarebbe stato ancor più umiliante. Al sessantesimo, Sarri ha avuto il merito di prendere una decisione che ha messo d’accordo tutti. Contro di lui. Ha sostituito Gonzalo Higuaìn con Manolo Gabbiadini. Forse lo ha visto stanco. Il fatto è che, a fine agosto e a venti minuti dalla fine di una partita, tutti sono stanchi. Ma il centravanti argentino ha le qualità per risolvere la partita in qualsiasi momento, anche con un solo tiro in novanta minuti. Un minuto dopo il fischio finale, come nella migliore tradizione partenopea, è iniziato il processo per direttissima, con Sarri colto in flagranza di reato. Questa rubrica, nel suo piccolo, si dissocia. Abbiamo assistito a una pessima partita, su questo non c’è alcun dubbio. Tranne Reina, tutti al di sotto della sufficienza. Ma gettare subito la croce addosso al mister è da provinciali perdenti. Chi lo ha detto che “Napoli è una piazza che non può aspettare?”. Dopo la magica era di Maradona, sono più di vent’anni che aspettiamo di vincere qualcosa di importante che non sia la Coppa Italia. Cosa saranno tre o quattro mesi per dare tempo a allenatore e giocatori di entrare in sintonia? Noi stiamo con Sarri, per ora.

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