20 Settembre 2026
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ADELANTE, ADELANTE

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Hai visto mai che con la linea Orsato (fate quel c. che vi pare) non si riesca ad avvicinare il metro d’Europa? Inter-Napoli è stata bellissima, molto inglese, molto Pulp Fiction, da 0-2 a 3-2, con Vergara subito (ciapate su, uomini di poca fede) e il ping pong conclusivo tra Thuram, Neres e Anguissa (sua culpa, sua culpa, sua maxima culpa) a introdurre l’episodio-chiave.
Parate di Martinez e Meret, traversa di Dimarco, palo di Marcus, e per un’ora abbondante con Minimun Max dentro la partita. Dentro a tal punto da pizzicare gli avversari – Barella, soprattutto – nel giro di 5 minuti, in avvio di ripresa, con Politano e Hojlund. I campioni avevano già la bava alla bocca per un mani-comio di Lobotka al 49’. In sala operatoria, i moviolisti sono ancora lì.
Adelante, senza juicio. Ribaltoni, strafalcioni. I cambi, i cambi. Da una parte, Calhanoglu, Thuram e Bonny. Dall’altra, De Bruyne (ma con tutti quei «campanili», campana senza sacrestano), Badiashile (che dormita, sul 3-2) e Lucca. Mentre ‘o Napule si blindava, Chivu chiudeva con un 3-4-3 da Iwo Jima. Thuram, il «Toro, Bonny. Il «Toro», già: a segno su assist di Dimarco, a rischio secondo giallo per un colpo a Rafa Marin e quindi, su tocco cieco di Akanji, domatore dell’ennesimo mischione. Il pari lo aveva firmato Thuram, di testa, su cross di Carlos Augusto, con Rrahmani a terra.
Che pathos, gentili lettrici e gentili lettori. Per l’Inter, la cui fama non placa la fame, è la terza vittoria di fila. Per il Napoli, la seconda sconfitta (ma pure la miglior prestazione). Il «cuore matto» di McTominay è un macigno. Stavo per retrocedere il Feticista in griglia, ma poi ho resistito. E quanto al nuovo corso degli arbitri, meno Var, meno interruzioni, vi giro la risposta del Gasp a Luigi Garlando: «Fantastico! Si perde meno tempo, vedo meno sceneggiate. Meraviglioso: 10 e lode!».
** Roma-Atalanta 2-1 (Ederson, Hermoso, Soulé). Rimonta a San Siro, rimonta all’Olimpico. Lautaro al 91’, Soulé al 93’. Può essere che Carnesecchi non sia stato Mandrake sui gol (il secondo sul primo palo, tipo Socrates a Zoff al Sarrià), ma se sino all’89’ la Dea era ancora avanti lo doveva a lui: ai suoi riflessi, ai suoi tuffi, ai suoi santi in terra (in paradiso non servono). A sfogliare le cifre con la libido del guardone, si rischia un mancamento: 35 tiri a 6 (11-2 in porta); 66% di possesso a 34%; un palo (pieno) e una traversa (scheggiata) di Castro, 14 angoli a 1.
Per metà gara, Roma capoccia. Un assedio. E Sarri, un catenaccione old time. Improvvisa, al 47’, la rete di Ederson. Lupa meno lucida e ospiti a un passo dal raddoppio con Samardzic e Krstovic (altro che Scamacca): citofonare Anguissa. Le staffette del Gasp hanno contribuito a rendere spasmodica la riffa degli sgoccioli. Penso a Castro, a Soulé; penso, in particolare, a Malen fuori. Gesto non esattamente da Orsoline. Attenzione: lo scarto è «mentiroso».
ROBERTO BECCANTINI
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