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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
“Ho visto la squadra caricata a pallettoni. Non si lavorava così dai tempi di Mazzarri”, queste le parole di De Laurentiis prima dell’amichevole all’Estadio do Dragao tra Porto e Napoli. La gara in terra lusitana è terminata a reti bianche, il che è già una notizia dopo la miriade di gol che gli azzurri hanno subito da due anni a questa parte. Si è trattato di un buon test che ha esaltato anche la buona forma dei nuovi arrivi, rivelatisi già funzionali per il modulo sarriano. Le parole del presidente sono state forti e anche sferzanti nei confronti del tecnico dell’ultimo biennio, il pluridecorato spagnolo, i cui metodi di lavoro non hanno mai convinto. E poi, lungi da noi volerci imbattere in una astrusa decodificazione letterale, ma un conto è quando si dice di vedere la propria squadra caricata tanto, al massimo o a mille, un altro è dire di vederla caricata “a pallettoni”. Quest’ultimo termine assume la forma di una espressione voluta e cercata, una coloritura molto più forte, e chi lo pronuncia deve essere per forza convinto di quello che dice. Ecco perché la speranza è che De Laurentiis possa vedere sempre la squadra caricata “a pallettoni”, lo fosse stata anche prima della partita di Kiev contro il Dnipro o nell’ultima gara di campionato contro la Lazio, ora non staremmo parlando di un Napoli in fase di ricostruzione dalle macerie di un progetto fallito. Ad Oporto, comunque, si è vista una squadra discreta, capace di tenere botta ai portoghesi e di rendersi pericolosa con buone sortite offensive. C’è ancora da lavorare, e anche un organico da completare, ma i segnali che stanno arrivando inducono all’ottimismo. Buono il debutto di Chiriches in difesa al fianco di Albiol, non male Hysaj impiegato basso a sinistra con Maggio sulla corsia opposta. Applausi per la prestazione di Allan, in crescita Valdifiori, mentre tornando alla fase difensiva, contare su uno come Reina è totalmente un’altra cosa. Ottimi quindi i nuovi acquisti, in fase di copertura i meccanismi sembrano molto più compatti e già rodati, perché è lì che bisogna lavorare tanto, gara di Oporto a parte, con quelli lì davanti, il gol prima o poi arriva. C’è davvero l’imbarazzo della scelta per mister Sarri e, durante una stagione intera, c’è spazio per tutti e non c’è nulla di più inopportuno in questo momento che manifestare un mal di pancia per un presunto timore di un impiego centellinato. Le settimane passano, anche i primi dieci giorni di agosto sono volati via e il campionato ormai incombe. Al di là delle indicazioni di un test amichevole, è alla prima gara ufficiale che si può dire se il Napoli abbia imboccato la strada gusta o meno. Il calciomercato azzurro, ora, si concentra sull’acquisto di un difensore centrale o di un esterno, magari tutti e due, per il primo ruolo in cima alla lista dei nomi cerchiati in rosso c’è sempre Maksimovic del Torino, anche se sembra difficile riuscire a trovare un punto d’incontro con Cairo. Se proprio non si dovesse sbloccare la lunga negoziazione, probabile che si vada su alternative come Oikonomou del Bologna o, come emerso nelle ultime ore, Juan Jesus dell’Inter, accostato spesso agli azzurri prima di passare in nerazzurro. Per quanto riguarda l’esterno, raffreddatasi tantissimo la pista Vrsaljko, si è riaccesa quella che conduce a Sala del Verona ma non è da escludere che nella mente di Giuntoli ci sia altro. E proprio il diesse azzurro, una volta messe a punto le ultime operazioni in entrata, deve concentrarsi nell’ingrato e duro lavoro di sfoltimento dell’organico dove serve astuzia e abilità per piazzare gli esuberi ricavando il massimo e, magari, un tesoretto da reinvestire.

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