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Marco Gaburro ha cominciato la carriera come allenatore molto giovane. A 27 anni era già in pista poi un’escalation incredibile lo ha portato a vincere anche risolvendo imprese disperate. Ci ha raccontato dove ha allenato e come si è trovato. Oggi è sulla panchina dell’ Olbia. Come hai conosciuto il calcio? Io ho un percorso piuttosto particolare. Facevo l’animatore a un centro estivo quando il Ds della società del mio paese mi ha notato e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto allenare i piccoli. È nato tutto così, per gioco. Avevo 18 anni e da allora ho sempre allenato. Ero un tifoso come tutti e avevo giochicchiato nel settore giovanile ma con poco successo. Quella proposta mi ha di fatto cambiato la vita. Quando hai capito potesse diventare un lavoro? Io in realtà non arrivavo a sperare tanto. Mi sarebbe bastato trovare un lavoro che mi permettesse di portare avanti la mia passione. Poi quando il presidente Trazzi a Poggio Rusco mi ha catapultato in prima squadra a 27 anni e ho vinto la serie D ho iniziato a pensare che potesse diventare qualcosa in più di un semplice passatempo. Ma non è facile. Restare in attività per oltre 25 anni pur essendo ancora relativamente giovane nn è affatto facile. Cosa ricordi dell’esperienza come allenatore del Lecco. Ricordo di una città che mi ha accolto con diffidenza, scottata da anni di promesse non mantenute. Una proprietà inesperta che era stanca di buttare soldi inutilmente e un bellissimo percorso, una cavalcata direi, nato a mio avviso durante l’estate, quando sono riuscito a costruire una squadra davvero forte. Vincere con 27 punti sulla seconda può sembrare una passeggiata ma c è stato molto lavoro dietro e collaboratori bravi. Ancora oggi ho molti amici in riva al Lago. Come è stata l’esperienza a Trento. Trento? Sono passati tantissimi anni (era il 2006). Sono cambiati loro e sono cambiato io nel frattempo. Diciamo che è stata la prima esperienza alla guida di un sodalizio che rappresentasse un intera provincia. La prima piazza vera. È stata dura (entrai alla 7ma giornata con la squadra all ultimo posto) ma alla fine ci salvammo. Sommandola alla mia esperienza a Mezzocorona, però, posso dire che è stata una fetta importante di vita. Il trentino mi è entrato nel cuore. Hai allenato anche l’under 19 dell’AlbinoLeffe è stata un’esperienza positiva? Molto. Soprattutto perché sono stati due anni di studio. Molti concetti relativi alla fase offensiva nascono da lí. E poi ho allenato giocatori forti. Il Gallo Belotti su tutti, anche se allora nessuno avrebbe mai pensato che sarebbe poi esploso così. Mi prendo il merito di averlo messo a fare l attaccante (faceva l esterno di centrocampo negli allievi n.d.r.). Un giorno magari per questo mi offtirá una pizza. Rimini, ottima esperienza ? Straordinaria. Arrivato per vincere e vinto nonostante un agguerrito Ravenna. E finalmente sono riuscito a fare una stagione completa anche in C. Ci tenevo e ho fatto di tutto per arrivare in fondo, ammorbidendomi anche su molti aspetti. Un nono posto e la conquista dei play off come neo promossa nn è male. Secondo me nn è stato tanto capito quel risultato. Come ti sei trovato alla Caronnese? Realtà a misura d’uomo, umile e formata da gente per bene. È stato l ‘anello di congiunzione tra i play off conquistati a Ponte S. Pietro e la vittoria di Gozzano. Anche lí centrammo i play off e devo dire è stato l’anno che mi serviva in quel momento. Come diceva Sacchi… Senza Fusignano nn ci sarebbe stata la primavera della Fiorentina, senza il Parma non ci sarebbe stato il Milan. E così dico io, Caronno è stata premessa fondamentale per gli ultimi trionfi in D (Gozzano, Lecco e Rimini n.d.r.). Di cosa ti occupi ora? Di calcio, ovvio. Ma farlo dal divano è decisamente meno coinvolgente. Mi aggiorni, studio, scrivo. È dura, ma sono convinto mi servisse questa pausa. Ho speso molto mentalmente negli ultimi anni. Ora mi sento pronto a tornare in pista, a vincere una nuova sfida. Lotta scudetto chi vedi meglio Juve o Inter? Beh… Da buon Juventino non posso che dirti che Allegri non va assolutamente sottovalutato. Sarà comunque una bella lotta, non scontata e già questo, di sti tempi, non è male.

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