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Da quando Benitez si è insediato sulla panchina del Napoli, all’ombra del Vesuvio si è iniziato a parlare un po’ spagnolo. A las cinco de la tarde, in quel di Castelvolturno, fu presentato il pluridecorato tecnico ispanico che si appresta a chiudere la seconda stagione sulla panchina partenopea. Si dice che possa essere l’ultima, c’è chi lo dà per certo, sta di fatto che bisogna ancora aspettare un po’ per tracciare un bilancio sul suo biennio napoletano. Intanto, non potevamo che contattare lui, una giovane firma del giornalismo napoletano, uno dei prodotti migliori dell’ultima generazione, peraltro corrispondente italiano del quotidiano spagnolo AS. Mirko Calemme collabora anche con TuttoNapoli.net, dove i suoi articoli di approfondimento sono molto cliccati. Lo contattiamo per parlare degli uomini di Benitez, trasfigurati da una settimana in cui l’hanno fatta da padrone. Dopo il tris alla Fiorentina e il grande poker di Wolfsburg, è arrivato anche il tris di Cagliari totalizzando dieci gol segnati e uno solo subito. L’1-4 della Volkswagen Arena ha ipotecato il passaggio alle semifinali di Europa League, dove già ci si immagina un San Paolo tremante d’entusiasmo ospitando una gara in cui c’è in palio la finale di una grande competizione europea, mentre il doppio successo in campionato ha riaperto i giochi per ciò che concerne la corsa al podio.
C’è tanto di cui parlare, ma a Calemme chiediamo prima di tutto un suo commento su questa evoluzione della squadra in un periodo in cui sembrava tutto perduto: “Dal punto di vista dei risultati, il Napoli era reduce da un periodo sicuramente negativo prima di questa settimana. Ma devo ammettere che, soprattutto contro Roma e Lazio, avrebbe meritato qualcosa in più e non di perdere. Al di là di episodi e sfortuna, quando non arrivano i risultati si piomba in una crisi, specialmente se le sconfitte sono pesanti e sembrano stroncarti ma, anche grazie al ritiro indetto dal presidente dopo la partita contro la Lazio, i giocatori sono stati toccati nell’orgoglio scendendo in campo con un piglio diverso ottenendo risultati importantissimi che aprono scenari interessantissimi in vista di questo rush finale”. È bastata una settimana per cambiare le prospettive in vista di questi ultimi mesi. Prima la squadra era irriconoscibile e messa sotto anche dalle medio-piccole del campionato italiano, ci incuriosisce sapere se, per il collega, c’è stata una sconfitta ad aver pesato più di altre sul morale del gruppo: “La svolta negativa c’è stata a Palermo, un risultato che ha interrotto un ciclo positivo del Napoli. Dopo la vittoria della Supercoppa, gli azzurri hanno innestato marce altissime arrivando ad insidiare il secondo posto della Roma con quindici punti conquistati su diciotto. Poi al Barbera c’è stato un crollo che ha complicato le cose dal momento che si è iniziato a balbettare in trasferta e anche al San Paolo, al di là della vittoria con il Sassuolo, c’è stato un calo di rendimento. Per quanto riguarda le sconfitte lontano dal San Paolo, sono state tutte meritate a parte quella di Roma dove la sfortuna ha fatto sì che il Napoli non finalizzasse l’ingente produzione offensiva. Si pensava che quella vittoria potesse rappresentare una riscossa per gli uomini di Garcia che, invece, hanno frenato ancora dimostrando di non essere in condizione anche di mantenere un vantaggio di nove punti”.
Ecco: Napoli Vs Capitoline. I giochi sembravano chiusi ma si sono improvvisamente riaperti per questa corsa alla Champions, sebbene gli azzurri possano ancora contare sulla porta dell’Europa League. Ma, dopo il rilancio, ci sono ancora le possibilità di un aggancio? La risposta di Calemme: “Premettendo che il Napoli debba fare più la corsa su se stesso, alla luce anche di un calendario favorevole, sia Roma che Lazio potrebbero cedergli un posto sul podio. I biancocelesti danno maggiori garanzie rispetto ai giallorossi, perennemente appannati dopo novembre, da lì non sono più riusciti a riprendersi e pare non ci siano le premesse per ritornare quelli dell’anno scorso o di inizio stagione. Ma sulla Lazio bisogna recuperare solo due punti visto che, all’ultima giornata, ci potrebbe essere uno scontro diretto decisivo a Fuorigrotta e, anche con tre punti di distacco, agli azzurri basterebbe vincere stante la vittoria dell’andata. Questo mi spinge a dire che il Napoli ha ancora tutte le carte in regola per credere di agganciare almeno una delle due romane, purché non lasci più punti per strada”. Il calcio ci ha abituato a ripetuti e sorprendenti colpi di scena. Il Napoli ha dimostrato più volte di non saper gestire i vantaggi, ciò provoca qualche timore in vista del ritorno contro il Wolfsburg, ma per la firma di AS regna l’ottimismo: “Il Napoli dovrà giocare come ha fatto all’andata, sfruttando gli spazi e colpendo in contropiede. Giocando così, gli azzurri vanno a nozze, il Wolfsburg, inevitabilmente, attaccherà per provare l’impresa e ciò aprirà degli spazi enormi su cui i super attaccanti del Napoli dovranno essere devastanti. Credo che non ci siano problemi sulla qualificazione, ormai ipotecata, i tedeschi andranno all’assalto della porta di Andujar ma la tattica dell’attesa e delle ripartenze fulminee potrà spegnere ogni velleità degli avversari”.
Spesso anche Benitez è stato processato per gli scarsi risultati. La critica non ha risparmiato il tecnico spagnolo, le aspettative iniziali erano quelle di competere per lo scudetto ma i piani sono stati cambiati in corso d’opera. Dal collega ci facciamo dire come valuta l’operato dell’ex trainer del Chelsea: “Faccio un ragionamento: non so cosa Benitez potesse fare di più con l’organico che ha. A parte un attacco atomico, negli altri reparti ci sono giocatori che non sarebbero titolari in nessun’altra squadra di vertice del nostro campionato. Questo Napoli non è da scudetto ma, nonostante ciò, è quasi in semifinale di Europa League, la finale di coppa Italia è sfumata per un gol subito a pochi minuti dalla fine ed è ancora in corsa per il secondo posto, la stagione è positiva ma potrebbe diventare leggendaria se si dovesse mettere in bacheca un trofeo come l’Europa League. E, nella stagione in corso, non va dimenticata la conquista della Supercoppa, ottenuta contro una Juventus che sta dimostrando di essere una potenza anche europea. Benitez ha sicuramente commesso degli errori, specialmente se penso all’atteggiamento della squadra in quelle quattro sconfitte consecutive, ma per lui parlano i numeri: ha già arricchito la bacheca del Napoli con due titoli, l’anno scorso è arrivato sul podio con record di vittorie in trasferte e di gol segnati, ha totalizzato dodici punti in un girone di Champions di ferro, ha portato il Napoli agli ottavi di Europa League uscendo immeritatamente contro un Porto che ora fa faville in Champions e poi questa stagione è ancora tutta da scrivere. Ritengo che più di questo non potesse fare”.
A questa squadra è mancato spesso quel quid in più nei momenti decisivi, quando c’era da fare il salto di qualità. L’era beniteziana è stata caratterizzata da troppe fasi alterne, nel momento di maggiore sprint, tutto si annacquava facendo sì che si steccasse nei momenti topici: “E’ mancata più volte la maturità – precisa Calemme – e poi questo Napoli ha un attacco da scudetto e altri reparti che valgono un quinto-sesto posto stentato. C’è una evidente discrepanza tra i reparti e, nel pacchetto arretrato, si sente la mancanza di due pedine importanti lo scorso anno. Mi riferisco a Reina, un leader sia in campo che fuori, e Fernandez, autore di un’ottima stagione da titolare in coppia con Albiol. Quest’anno si è sentita soprattutto l’assenza di un elemento che incarnasse la figura del leader, c’è Gargano che è uno carismatico ma non un vero e proprio leader, magari con un Reina non si sarebbero gettate alle ortiche partite che si conducevano con un doppio vantaggio, peraltro in casa. In sede di campagna acquisti, sono stati commessi degli errori, in difesa non ci si è rinforzati, l’innesto di Koulibaly può rivelarsi prezioso in prospettiva ma è ancora soggetto a troppe amnesie, il che ne inficia l’affidabilità. Ma che l’organico sia incompleto, Benitez l’ha ammesso a chiare lettere uscendo allo scoperto, non ci diciamo nulla di nuovo”. Chiusura sui singoli. Quelli, finora, protagonisti e chi ha un po’ deluso le attese: “In cima alla lista dei giocatori determinati metto Hamsik, già dal gol a Bilbao avevo intuito che sarebbe stata una stagione importante per lui. Pur nel mirino della critica, sta sconfessando tutti con dei numeri che parlano chiaro: è vicino a battere il suo record sia di gol che di assist, e il sottoscritto l’ha criticato più volte in passato per la sua discontinuità. Ma ora non ci possono essere appunti da muovergli, in attacco il Napoli ha dei fenomeni, su Higuain non troverei gli aggettivi appropriati, si è sentita molto anche l’assenza di Insigne, alla squadra mancavano i suoi lampi di genio, e poi Callejon è uno determinante sia in fase offensiva che in quella di contenimento. In attacco, c’è tanta ma tanta roba, guardando un po’ gli altri reparti, il livello si abbassa notevolmente e ciò ha condizionato anche il rendimento di Albiol. Lo spagnolo si è tenuto quasi sempre sulla sufficienza ma anche lui ha pagato un po’ lo scotto di non avere più compagni di squadra come Reina e Fernandez con cui si stava collaudando un certo affiatamento. Il giocatore che mi ha deluso più di tutti è stato Jorginho che, dopo sei mesi molto promettenti lo scorso anno, ha palesato deficienze sia mentali che fisiche in questa stagione. L’ho visto spesso lento, compassato, addirittura spaesato, sono tante le partite in cui è stato sottotono”.


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