Views: 0
E’ un periodo complicato per la Casertana impegnata sul campo a raggiungere un traguardo insperato a inizio stagione e, da oggi, a dover risolvere la grana “Pinto”. Nel pomeriggio di oggi la società, a sorpresa, aveva indetto una conferenza stampa con all’ordine del giorno proprio la questione, oramai atavica, dell’impianto di viale Medaglie d’oro. Prima di commentare le parole dette oggi è utile riavvolgere per un attimo il nastro della storia: lo stadio “Alberto Pinto”, diciamocela tutta e senza la retorica del caso, è un impianto che risente, e pesantemente, del peso degli anni e dell’incuria che lo travolse negli anni più bui della Casertana. Ora, con la squadra tornata in un campionato “decente”, il problema logistico torna a far sentire tutto il suo peso. Nel calcio di oggi, si sa in quanto se ne discute anche per le squadre di Serie A, avere uno stadio quanto meno agibile è fondamentale per poter programmare obiettivi e investimenti. Il calcio 2.0, abbandonando inutili rime baciate, è anche, se non soprattutto, marketing, business; risulta scontato perciò che una società ambiziosa che vuole puntare in altro, come quella di patron Lombardi, deve poter contare su una base solida. E alla base della base c’è sicuramente lo stadio che, Inghilterra e Germania stanno lì a dimostrarlo con dati concreti, è la casa, in tutti i sensi, di società, squadra e tifosi. A Caserta, città ritornata alla ribalta nello sport più bello del mondo dopo anni di umiliante anonimato, è storia vecchia e straconosciuta la querelle che ha messo, e mette tutt’ora vista la presa di posizione della società quest’oggi, Comune e Società; le parole di Corvino, uno dei soci di maggioranza del club, coadiuvato dal dg Pannone, (il presidente non era presente) sono state chiare e precise: se non si metterà mano concretamente alla questione, a fine campionato la cordata presieduta da Lombardi lascerà. La Società è stanca dei continui silenzi, dei continui rinvii, della burocrazia imperante e della nullafacenza che da ben undici mesi contribuiscono a mantenere lo status quo. Nonostante l’impegno concreto dell’assessorato e nonostante lo sforzo economico della scorsa estate messo in essere dal Comune per la risoluzione di alcuni problemi strutturali, il problema stadio è ancora lì, incombente come la spada di Damocle. Effettivamente il Pinto, tutt’ora agibile a ranghi ridotti e con ampi settori perpetuamente chiusi, non è un impianto che può ospitare una squadra con ambizioni di grande calcio; il Pinto sembra essere uno stadio di terza serie, e questo è già un complimento, ma nulla più. Da una parte il peso della burocrazia e le parole evanescenti della politica, dall’altra una Società finalmente seria e all’altezza della situazione, fatta da persone che con lavoro e competenza nel giro di poco hanno saputo riportare squadra e città liddove la storia si era interrotta in una maledetta estate di inizio anni ’90. I tifosi sembrano essersi già schierati e non è difficile immaginare da quale parte.
Ma poiché questa Lega Pro, come dico da tanto tempo (e spero di non tediare i nostri lettori) di “pro” ha davvero poco, può succedere anche che una partita rinviata due settimane fa, e per motivi non del tutto definiti, venga ulteriormente spostata per l’indisponibilità dello stadio “Tursi” di Martina Franca; la partita dovrebbe (il condizionale, a questo punto è d’obbligo) essere giocata il 22 aprile alle ore 20.30. Motivo del rinvio… sconosciuto. Nella nota comunicata dalla società del Martina non è specificato il perché. Che Dio salvi il calcio italiano e… casertano!
Vincenzo di Siena

Lascia un commento