16 Maggio 2026
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Il Bosio parlante: Napoli, lezioni di Pjanić

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L’attesissimo scontro diretto tra Roma e Napoli, andato in scena allo stadio Olimpico, ha probabilmente deluso le aspettative di tifosi e addetti ai lavori. Non è stata una bella partita, né sul piano tecnico, né su quello dell’intensità. Il calcio italiano, per dirla alla Celentano, non è “rock”, ma “lento”. Spesso perdente, a prescindere da chi riesce a conquistare i tre punti. Le autorità politiche, per una partita di pallone, hanno predisposto misure di sicurezza degne di una guerra civile. Vietata la trasferta ai tifosi del Napoli residenti in Campania. Quelli che hanno acquistato un tagliando da altre regioni, invece, sono stati prima radunati in Saxa Rubra, poi scortati fin dentro lo stadio. Mille agenti di polizia impiegati. Anche l’educazione lotta per non retrocedere all’età della pietra. A inizio partita, sono stati intonati dalla curva Sud i soliti cori anti Napoli. Sul terreno di gioco, sono scese due compagini in evidente crisi, di gioco e di risultati. La Roma di Garcia aveva anche l’infermeria intasata. Il tecnico francese, infatti, è stato costretto a adattare Iturbe nel ruolo di centravanti, per sopperire alle tante assenze. Viceversa, il Napoli di Rafa Benitez aveva quasi tutti i titolari a disposizione. Il mister, però, ha scelto di lasciare in panchina diverse prime donne. Si è trattato di Koulibaly, Gargano, Hamsik. Per non parlare di Manolo Gabbiadini, che il furore popolare avrebbe voluto in campo dal primo minuto. Per circa metà della prima frazione, a regnare sovrana tra le due squadre è stata la paura. Alla prima, vera, occasione, la Roma è passata in vantaggio. Iturbe ha ricevuto palla sulla trequarti, l’ha difesa dall’aggressione dei difensori partenopei, e ha allargato il gioco sulla fascia destra per Florenzi. L’esterno romanista e della Nazionale ha alzato la testa e ha servito un assist d’oro a Miralem Pjanić. Il bosniaco, lasciato completamente solo, all’altezza del dischetto del rigore, non ha avuto alcuna difficoltà a insaccare alle spalle dell’estremo difensore partenopeo. A pochi minuti dall’intervallo, è arrivato il primo squillo del “Pipita” Higuaìn. Defilato sulla sinistra, con un perfetto lancio da centrocampo ha messo Callejon davanti alla porta, tra l’altro nella posizione preferita dallo spagnolo.”Calleti”, ancora in ombra, invece di concludere, ha preferito temporeggiare e servire l’accorrente De Guzman, la cui conclusione è stata respinta da Manolas, forse con l’aiuto del braccio. Altro materiale per la moviola da bar, altro pane per i detrattori della classe arbitrale. L’argentino ha poi sfiorato il gol da antologia al minuto quarantuno. In piena area, ancora dalla sinistra, ha fintato un cross per provare a sorprendere De Sanctis sul secondo palo. Dal suo destro si è alzato un delizioso pallonetto. La sfera non si è abbassata al momento giusto. Nella ripresa, al settimo minuto, Napoli vicino al pareggio con Dries Mertens, il migliore dei suoi. Il folletto belga, imprendibile come nei momenti di miglior forma, si è liberato con un dribbling secco di Manolas al limite dell’area. A pochi passi dal portiere giallorosso, ha provato a sorprenderlo con un pregevole tocco di esterno destro, ma De Sanctis non si è lasciato ipnotizzare. Il Napoli ha preso coraggio. Dopo quella occasione, ha alzato il baricentro e costretto la Roma a chiudersi negli ultimi trenta metri. La manovra però, esattamente come nelle ultime uscite, è stata lenta e troppo orizzontale, con poche verticalizzazioni veloci. Benitez ha capito di dover fare qualcosa. La prima mossa è stata abbastanza prevedibile: fuori un insufficiente Callejon per Gabbiadini. Il mancino azzurro si è reso pericoloso dopo pochi minuti. Servito da un buon De Guzman, ha scagliato il suo sinistro, dall’interno dell’area, contro la porta avversaria. De Sanctis ha nuovamente respinto. Al trentesimo, decisione a sorpresa della panchina partenopea, destinata a scatenare infinite polemiche: fuori Higuaìn per Zapata. A rendersi pericoloso, invece, è ancora Manolo Gabbiadini. Stavolta, il suo piatto sinistro da posizione centrale, appena dentro l’area di rigore, si è spento debolmente tra le braccia del portiere, dopo uno scambio con il sempre presente Mertens. Si è rivisto anche Lorenzo Insigne, rientrato dopo un lungo infortunio e subentrato a De Guzman. Non è successo più nulla. Oltre al danno, è mancata solo la beffa finale. Iturbe, assistito da Ibarbo, ha sfiorato un immeritato raddoppio per una Roma troppo brutta per essere vera, ma tornata a vincere da due partite. In quanto al Napoli, la rubrica si chiude con un semplice interrogativo. La cronistoria delle occasioni è stata tediosa, ne conveniamo, ma utile a comprendere. Caro Napoli, se crei occasioni, pur giocando male, ma non segni, di chi è la responsabilità? Di Calvarese? Di Rocchi? Di Benitez? Oppure vogliamo rispolverare le perle “mazzarriane” della pioggia o della diarrea?

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