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Allora direttore cos ‘è successo sul ring di Sportitalia? Rivedendo le immagini del confronto- scontro tra lei e Iannuzzi sembrava un dialogo tra sordi senza soluzione possibile
In effetti io parlavo in generale del tifo organizzato e dei problemi che esso comporta. Iannuzzi si è risentito, pensando che avessi mosso un’accusa precisa contro la tifoseria irpina. Ma non è così. Io non ho nulla contro i tifosi dell’Avellino. Quelle stesse cose le avrei dette anche a un capo-ultrà di un’altra squadra. Poi non ho nulla contro Iannuzzi. Anzi è stato simpatico, mi ha invitato a vedere la partita dell’Avellino con lui. Tuttavia su una cosa la pensiamo diversamente io e Iannuzzi.
Cioè?
Sul tifo organizzato. Penso che in Italia non abbia più ragione di esistere. E’ uno dei mali del nostro calcio. Io non mi sento rappresentato dai capi-ultrà: da tifosi un po’ vintage che giocano a fare i capipopolo. E che disprezzano le forze dell’ordine. Le forze dell’ordine non sono dei mostri. Sono una garanzia di sicurezza per la comunità. Non possono essere viste come un nemico. Questa contrapposizione tra tifosi e poliziotti non ha ragione di esistere. E ti dirò di più, se non ci fossero gli ultrà, ognuno seguirebbe privatamente la propria squadra del cuore e così non avremmo bisogno di schierare migliaia di poliziotti negli stadi. Poi tornando ai fatti di Catania, Iannuzzi ha accusato nel suo comunicato stampa le forze dell’ordine, ma nel corso della trasmissione è emerso che i responsabili di tutto erano gli steward…
Abolizione del tifo organizzato, sicurezza affidata agli steward, mi sembra di capire che lei sia a favore del modello inglese.
Assolutamente sì, sono a favore del modello inglese. Ma per realizzarlo servono delle “iniezioni endovena” di cultura sportiva. Cosa che manca in Italia. Cioè, la mia idea di calcio è questa: andare a vedere la mia squadra in trasferta da solo. Liberamente. E applaudire gli avversari se sono stati più bravi. Invece gli stadi italiani sono ostaggio dei violenti. Per risolvere questo problema l’unica soluzione possibile è la repressione dei teppisti. Solo così potremmo pensare a sviluppare il modello inglese e gustarci in santa pace una partita in uno stadio di proprietà con sicurezza privata e senza delinquenti.
Ma se in tanti sono convinti che la soluzione sia il “modello inglese”, perchè non si fa niente per realizzarlo?
Per due motivi fondamentali. Il primo è di carattere economico, il secondo è politico- culturale. Parto dal primo. Investire in uno stadio di proprietà ex novo ha i suoi costi. E non tutti possono permetterselo. L’altro motivo è più complesso. Uno stadio ripulito dai violenti e dagli ultrà in Italia sembra un’utopia. In primo luogo perchè il calcio è un ammortizzatore sociale, crea consenso. Del resto i tifosi sono elettori. Quindi si va con i piedi di piombo quando si tenta di fare qualcosa in questa direzione, perchè il politico cerca di non alienarsi il consenso di quei tifosi-elettori. Poi, sotto questo aspetto sono responsabili anche le società. I rapporti e le contiguità tra società calcistiche e tifo organizzato non sono mai state realmente approfondite. Ma una cosa è certa. In Inghilterra non vedremo mai un tesserato di una società andare a trattare con degli scalmanati…
Mariano Messinese

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