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Ci vorrebbero fiumi di inchiostro per questo Napoli. In un gara che bisognava assolutamente vincere, ci si impantana ulteriormente. E pare che la colpa sia solo dell’arbitro, reo di non aver fischiato il fallo di Pinilla su Henrique nell’azione che ha portato al vantaggio dell’Atalanta. Ma ci rendiamo conto che il Napoli, pur in superiorità numerica, non è riuscito a scardinare il fortino orobico e, se non fosse stato per un attacco disperato nel finale, non ci sarebbe stato neanche il gol di Zapata? Trincerarsi sempre dietro la solita scusa che è difficile trovare spazi contro squadre chiuse, non regge proprio per chi diceva di puntare allo scudetto e ora rischia di non conquistare neanche l’Europa League. Intanto le capitoline vincono e il Napoli resta dietro, e va ricordato che il vantaggio dalla Lazio era di ben otto punti, ben otto! Se poi vogliamo dare adito alla voce secondo cui gli impegni infrasettimanali abbiano sottratto brillantezza alla squadra quando, sedicesimi e ottavi di Europa League, sono state due passeggiate, allora ci prendiamo solo in giro. Basta con questo giustificazionismo, il Napoli si sta suicidando con le proprie mani. Proprio quando si doveva accelerare, approfittando anche della crisi della Roma, si è iniziato a perdere fuori e a pareggiare in casa, una media neanche da retrocessione, ma da ultimo posto. E prendersela con l’arbitro Calvarese, è davvero un modo per abbindolare la gente e far credere in una verità diversa da quella reale. Questo Napoli cela dei misteri insondabili, come si spiega il fatto di aver conquistato un solo punto contro squadre come Verona e Atalanta, in una annata negativa per entrambe le compagini? Un punto conquistato a due minuti dalla fine nella gara contro l’Atalanta, reduce da due 0-0 consecutivi dopo l’insediamento di Reja in panchina e in dieci per quasi tutto il secondo tempo. Dovevano essere i tre punti del riscatto, sperando in un inciampo delle altre, invece, le altre non hanno steccato, il Napoli sì. Una squadra veramente affamata, forse, avrebbe chiuso la pratica già nella prima frazione, o almeno almeno avrebbe assediato la porta avversaria una volta rimasta con un uomo in più. Forse solo al San Paolo, quest’Atalanta poteva sperare di passare in vantaggio in inferiorità numerica e ci è riuscita. E poi un conto è protestare quando un arbitro ti rovina una partita contro la Juventus, nel momento clou e quando le forze di equivalgono, un altro è farlo in una gara in cui avresti dovuto stracciare l’avversario. Non c’è Calvarese che tenga, questo Napoli è desolante, soprattutto dagli ultimi venti minuti della gara con l’Inter in poi. La colpa di questo pari è essenzialmente degli azzurri e del suo tecnico, onestà intellettuale vorrebbe che si prendessero le loro responsabilità e provassero a porre rimedio. Ma, come abbiamo detto e ridetto, quando scende in campo il Napoli, non si sa mai quello che può combinare, l’equilibrio è totalmente assente, ogni reparto gioca per conto proprio, e la colpa sarebbe di Calvarese? No, non è affatto così. Meglio sottolinearlo perché qualcuno potrebbe davvero pensare che sia vero, che il risultato sia dipeso dall’arbitro e che il Napoli non c’entri nulla. Attualmente la vera delusione del campionato è proprio la compagine partenopea che deve difendere almeno l’Europa League, e va ricordato che il presidente aveva parlato di scudetto ad inizio campionato. Ci si sta trascinando in un vortice da cui si potrebbe far fatica a riemergere, in questi casi serve forza e personalità, due caratteristiche che al Napoli sono sempre mancate quest’anno.


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