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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Era la stagione 1985/1986 e, a sorpresa, la Steaua Bucarest arrivò in finale di Coppa dei Campioni. La sfida era proibitiva sulla carta contro una fuoriserie come il Barcellona che, dopo aver vinto il campionato spagnolo l’anno prima, in quella stagione si era concentrato sull’Europa lasciando la leadership della Liga al Real Madrid. A Siviglia sarebbe andata in scena una finale che per molti aveva un esito scontato, troppo più forte la compagine catalana contro quella Steaua composta da tutti giocatori romeni. Per tutta la partita fu un monologo spagnolo ma i giocatori del Barça avevano le polveri bagnate in fase offensiva. Grande compattezza e ordine tattico per la squadra di mister Jenei, che ebbe l’umiltà di capire che un atteggiamento spregiudicato sarebbe stato deleterio, mentre l’unico modo per affrontare quel Barcellona era disinnescarne la potenza offensiva. Si giocò ad una sola porta ma la Steaua seppe resistere fino al 90’ e anche nei tempi supplementari, nulla da fare per i blaugrana che non riuscirono a trovare il varco giusto per colpire e festeggiare l’ambito e prestigioso trofeo. Si arrivò ai rigori ed era proprio quello che voleva la squadra romena potendo contare su Helmuth Duckadam, noto per esaltarsi soprattutto nell’ipnotizzare gli avversari dal dischetto.
Ma il primo rigore fu battuto proprio da un giocatore della Steaua che lo sbagliò, Duckadam, con quei suoi baffoni inconfondibili, confermò subito la sua nomea parando il primo rigore. Ma per la Steaua ci fu un altro errore e il portiere di Semlac rimediò ancora. Dopo quattro rigori ancora 0-0. Vantaggio romeno al terzo tentativo, una prodezza del portiere sarebbe stata fondamentale per spostare l’inerzia. Non si smentì e ne parò il terzo consecutivo. Gol per la Steaua, 2-0, con un altro miracolo tra i pali la coppa sarebbe andata in Romania, davvero un miracolo sportivo. E Duckadam non si lasciò scappare la possibilità di entrare nella storia, quattro su quattro, quella serata gli valse l’appellativo di “eroe di Siviglia”. Tanta amarezza per il Barcellona che in 120’ di assedio non era riuscito a sbloccare il risultato e, nella lotteria dei rigori, pagò ad un prezzo salatissimo l’abilità di quel baffuto ed eclettico estremo difensore. Una Steaua Bucarest in festa poteva alzare la Coppa dei Campioni sotto il cielo di Siviglia. Festa grande nella Romania di Nicolae Ceaușescu, il cui figlio, Valentin, pare che fu il mandante di una spedizione punitiva proprio nei confronti di Duckadam. Contestualizziamo e delucidiamo: in quella finale tra Steaua Bucarest e Barcellona c’era un convitato di pietra: il Real Madrid.
I galacticos tutto volevano tranne che gli storici rivali del Barça assurgessero sul tetto d’Europa, così per “sdebitarsi” verso l’assoluto protagonista della finale, gli regalarono una Mercedes. Ma nel regime comunista non era ammesso girare per il paese con una macchina di tale lusso e Valentin Ceaușescu pretese che gli venisse consegnata la vettura. Pare che, dinanzi al rifiuto del portiere, il dittatore junior spedì dei miliziani per rifilargli violente bastonate alle mani, proprio quelle che si rivelarono d’oro per la vittoria finale, da comprometterne la carriera. E, difatti, la sua carriera finì lì, ma, interpellato sull’argomento a distanza di anni, smentì che i fatti andarono come furono riportati, ufficialmente fu colto da una trombosi alle mani, chissà quale sia la verità. Quella serata l’aveva incoronato eroe di una impresa, pare che fosse diventato oggetto del contendere di molti club europei, ma ogni ambizione personale dovette essere riposta in un cassetto per quel misterioso incidente. Al di là di questi episodi di cronaca su cui non sono state mai fornite versioni convincenti, la Steaua Bucarest non partì battuta contro il fortissimo Barcellona, ne depotenziò la carica offensiva fino a laurearsi campione d’Europa contro ogni pronostico. A volte, anche quando il destino sembra segnato in partenza, bisogna crederci contro tutto e tutti, avere l’umiltà di giocarsi le proprie carte senza la presunzione di strafare e, a quel punto, può succedere l’inverosimile.

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