16 Maggio 2026
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Il Napoli prima dello stop – Fallimento Ancelotti, terapeutico Gattuso

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Non possiamo prevedere quale sarà la sorte di questo campionato, ciò che possiamo fare è tracciare un bilancio parziale di quella che è stata la stagione del Napoli finora. Si era partiti con grandi ambizioni, nel calciomercato estivo si parlava con insistenza di James Rodriguez e Icardi, non è arrivato nessuno dei due ma la società ha comunque messo a disposizione di Ancelotti ottimi tasselli per puntellare un organico già competitivo. Si pensi a Manolas, il migliore per sostituire Albiol, a Di Lorenzo, a Elmas, a Lozano, l’acquisto più costoso dell’era De Laurentiis, a Llorente, un usato sicuro che qualche mese prima aveva contributo in modo determinante a condurre il Tottenham in finale di Champions. Era il secondo anno di Ancelotti sulla panchina azzurra, Juve e Inter avevano allenatori nuovi (Sarri in bianconero e Conte in nerazzurro), proprio il tecnico emiliano non escludeva la possibilità che la sua squadra potesse competere per la leadership.

Ma già dalla prima partita, nonostante la vittoria a Firenze, c’erano più perplessità che soddisfazione per i tre punti. Squadra troppo vulnerabile in difesa e poco equilibrata. Un dato palesatosi impietosamente alla seconda giornata in casa della Juventus, quando dopo un’ora i bianconeri erano già sul 3-0. Con un orgoglio inimmaginabile, proprio i tre nuovi acquisti (Manolas, Lozano e Di Lorenzo) avevano firmato la clamorosa rimonta prima che, a tempo ormai scaduto, Koulibaly vanificasse tutto con un autogol da Gialappa’s. Erano le prime avvisaglie di una stagione sciagurata. Per qualche settimana, il rendimento è rimasto in linea con le previsioni con le vittorie contro Sampdoria, Lecce e quella più prestigiosa contro il Liverpool, da sottolineare perché è l’unica serata gloriosa di Ancelotti da allenatore del Napoli. In campionato tutto ha iniziato a scricchiolare con la sconfitta al San Paolo nel turno infrasettimanale contro il Cagliari. Dopo un primo tempo scialbo e con poche emozioni, nella ripresa si è giocato solo nella metà campo sarda. I rossoblu non riuscivano ad avanzare neanche un metro, eppure quasi al 90’ hanno gelato lo stadio con Castro.

Lì qualcosa è cambiato, troppe due sconfitte in cinque partite. La squadra giocava con la paura di sbagliare, rischiando di non vincere in casa contro il Brescia pur chiudendo il primo tempo sul 2-0, in Champions non batteva un Genk imbarazzante, lo 0-0 contro il Torino di Mazzarri è stata una delle partite più brutte della storia del calcio. Neanche la vittoria in casa con il Verona poteva rasserenare l’ambiente che vedeva in campo una squadra senza una sua identità, senza un gioco, senza un’anima. Eppure, alla vigilia della gara in casa della Spal, era arrivata una ghiotta occasione. Negli anticipi del sabato, Juventus e Inter erano state fermate rispettivamente da Lecce e Parma, vincendo in terra estense il distacco dalle prime due si sarebbe ridotto a quattro punti. La gara si era messa anche bene con il vantaggio di Milik, poi era arrivato il pari e c’era voluto il miglior Ospina per evitare di soccombere. Impossibile non essere sconfortati: poi ci si è messo l’arbitro con l’Atalanta (una vergogna senza precedenti), l’ammutinamento, le sconfitte contro Roma e Bologna. Un disastro.

Ad Ancelotti era sfuggita di mano la situazione, ci si chiedeva cosa dovesse ancora succedere per sollevarlo dall’incarico. Qualcuno ha l’impudenza di sostenere che sia stato un errore esonerarlo dopo il 4-0 inflitto al Genk che è valso la qualificazione agli ottavi di Champions. Se pure quel Napoli in stato catatonico è riuscito a passeggiare contro i belgi, significa che il loro livello di inconsistenza, certificato dagli altri risultati, era troppo evidente. Esonerato Ancelotti, ed era ora, che intanto aveva già l’accordo con l’Everton, la società ha deciso di puntare su Gattuso, il cui inizio è stato choc. L’insediamento del tecnico calabrese coincideva con l’inizio dei regali agli avversari. Contro il Parma ne sono stati confezionati due pagati con la sconfitta. Contro il Sassuolo, prima della sosta natalizia, è arrivata una vittoria di rimonta, quasi sul gong. Illuso chi pensava ad una svolta, da gennaio sono arrivate sconfitte a ripetizione contrassegnate dal solito cliché: i regali. Tant’è che tutti i commentatori non si spiegavano come mai i giocatori del Napoli si facessero gol da soli.

Contro la Fiorentina, in casa, era l’occasione giusta per placare un po’ le polemiche. Ma la sconfitta anche contro i gigliati ha creato un’aria irrespirabile. Squadra inesistente, stadio deserto e classifica allarmante, se negli ultimi anni si pronunciava con discrezione la parola scudetto, in quella situazione ne ricorreva un’altra, che ormai non si poteva più nascondere: retrocessione. Anche quelli che non la prendevano proprio in considerazione si erano ricreduti, le fauci della cadetteria erano pronte ad inghiottire la carcassa di quel Napoli. In tre giorni si dovevano presentare al San Paolo la Lazio, inseritasi con autorevolezza nella lotta scudetto, e la Juventus. Due vittorie. Miracolo sportivo. Di punto in bianco, il Napoli si è trasformato iniziando a ruggire, resta la macchia della sconfitta interna con il Lecce, imperdonabile, ma poi sono state battute Sampdoria, Cagliari, Brescia, Torino, Inter e per poco non si è aggiunto il Barcellona alla lista. I blaugrana si sono salvati rischiando tantissimo contro un Napoli ai limiti della perfezione.

Ma cosa è successo? Semplice, Gattuso non poteva fare subito i miracoli essendosi ritrovato tra le macerie. Aveva bisogno di un mesetto per risistemare le cose e rendere il Napoli quello che è: una squadra forte capace di battere chiunque. Bisognava ridare fiducia ai giocatori e, soprattutto, schierarli nelle posizioni di campo più congeniali alle loro caratteristiche senza snaturarli ed esporli a prestazioni negative. Per un anno e mezzo è andata avanti una pantomima in nome di un presunto calcio liquido, ad un certo punto anche il soggetto più paziente del mondo sarebbe andato in escandescenze. Chi avrebbe mai pensato che il Napoli vincesse addirittura sette partite su otto per poi giocare anche alla pari con il Barcellona, praticamente disinnescato e inaridito. Merito sicuramente a Gattuso che, però, non ha fatto neanche chissà cosa, ha pensato semplicemente a valorizzare la squadra e non a distruggerla.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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