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DI STEFANO SICA

Tra capitani coraggiosi di nuova nomina, under tutti da scoprire ma con una buona lettera di presentazione, e certezze inossidabili, la Frattese stacca il primo pass di questa nuova avventura in Eccellenza, la terza della gestione Rocco D’Errico. Si era finito tra le lacrime collettive di un popolo deluso e si ricomincia da un groviglio di emozioni vivide, passionali e confliggenti, che stavolta non riproduce la punizione di una beffa. Evidentemente la storia recente di questa Frattese non è fatta per le narrazioni ordinarie. Perché è stato naturale, dopo il secondo gol della Virtus Volla, pensare all’onta di Baia di sette mesi fa. La festa finale dei 100 tifosi nerostellati presenti al Borsellino è quasi un atto di sollevazione popolare contro l’epilogo dell’ultimo campionato. E’ un urlo liberatorio e nello stesso tempo propiziatorio per le battaglie che verranno. La prima andrà di scena allo Ianniello per la sfida risolutiva di Coppa Dilettanti, proprio contro la squadra di Mimmo Panico. Per passare, i nerostellati hanno un solo risultato utile: la vittoria.
Da Andrea Ciaramella al Prof. Ciro Amorosetti cambia l’età (il neo trainer nerostellato è più giovane di sei anni) ma non i principi di gioco da proporre e tradurre in un sistema base. Si parte, quindi, da un 4-3-3 che vede ben sette volti nuovi. Nel pacchetto arretrato tre dei quattro reduci: Balzano (a sinistra), Sparano (a destra), Oliva (al centro con Tommasini) e Costanzo (a guidare una mediana in cui trovano posto Rosario De Rosa e il 2001 – ex Teramo e già nazionale Under 17 – Francesco Carponi. In porta c’è Vincenzo Avino e in attacco Siciliano e Cafaro (due pupilli di Amorosetti) agiscono al fianco di Sperandeo. Una squadra talmente rivisitata potrebbe far immaginare difficoltà nell’acquisizione di certi concetti e lentezza esecutiva. Ma non andrà così. La Virtus Volla non vede palla nonostante Angelillo e Agata siano, per qualità e destrezza, i supporti perfetti di un Chirullo in grado per caratteristiche di far salire la squadra. La Frattese invece manovra con piacevolezza e ordine, chiamando tutti gli effettivi alla partecipazione. Ha idee chiare, non butta mai la palla e la fa girare a memoria, domina le operazioni e magari pecca solo un po’ nelle verticalizzazioni come ogni seguace del tiki taka che si rispetti. La differenza tecnica che emerge dal campo è palese. Ed è paradossale che il vantaggio arrivi da un calcio piazzato, ovvero da un corner. Batte Costanzo, Tommasini sale in cielo come solo lui sa fare. Sono le ali della libertà. Anche stavolta il Sergio Ramos nerostellato non perdona. I due concedono il bis dopo due anni e cinque mesi, come una coppia di artisti sollecitati a furor di popolo: all’epoca, l’inzuccata del difensore – l’ultimo gol in nerostellato – valse il momentaneo 2-1 sul Gladiator. L’assist glielo fornì il capitano, in quel caso su punizione. Mimmo Panico è allenatore propositivo, che ha l’arma del gioco come mezzo di contrapposizione frontale. Ne sa qualcosa chi ha ammirato due stagioni fa la Berretti della Paganese (della quale un pilastro era proprio Sivero). Ma il suo 4-2-3-1 è spuntato. E a poco serve arretrare Agata davanti alla difesa per regalare a Chirullo un partner diverso, Guadagni. La Virtus è totalmente nel pallone. Sivero cade ai piedi di Cafaro, Capece esce maldestramente e la toppa è peggiore del buco. Sperandeo lo infila e marca il primo gol – si spera di tanti – in nerostellato. Carponi ha talento ma deve perfezionarsi tatticamente, e qualche compagno in campo un avviso ogni tanto glielo dà. La Frattese ha ormai in pugno la partita e anche la ripresa ha poco da raccontare se non per qualche cambio che risulta persino decisivo. Sì, perché Carponi viene rilevato dal pari età Antonio De Lucia, che sfrutta l’ennesima incertezza di Sivero (molle prima su Sperandeo e poi su De Rosa) e disegna una traiettoria che è un arcobaleno di eleganza siderale. L’ex Albanova sarà elemento da tenere in debita considerazione perché ha passo e qualità. Roghi entra per Sperandeo e coglie subito il palo giusto per far vedere che, se vuole, una partita può movimentarla veramente. Lui, esterno puro, va ad agire centralmente.
Poi succede qualcosa che non ti aspetti. Del resto non tutti gli interpreti del Borsellino sono gli stessi mortificati illo tempore dalla Flegrea. Logico che quell’insegnamento non possa passare. E la Virtus prova ad apparecchiare la riscossa. Il momento è favorevole per il giovane scuola Juve Stabia Giuseppe Chirullo, un gigante buono che ha iniziato a farsi le ossa in D lo scorso anno a Sorrento, potendo cogliere la chance di giocare con maggiore continuità a causa dell’infortunio di Figliolia. Chi lo conosce bene sa che la stazza non ne ha mai inibito mobilità e progressione. E il suo centro è il premio ad un break bruciante che lascia di sasso la difesa nerostellata. E’ la manita personale dopo il poker di Coppa rifilato al Poggiomarino. L’ultima soddisfazione in campionato se l’era tolta in rossonero lo scorso marzo, nel pareggio casalingo col Granata: gol pesante, perché marchio del 2-2 definitivo che evitò un’umiliazione cocente ai suoi compagni. E’ in questo frangente che la Frattese spegne un po’ la luce: al di là dell’appagamento fisiologico, i nerostellati pagano 70 minuti di corsa e palleggio continuo. I biancazzurri lo capiscono e premono. Spavone entra per Siciliano (nel frattempo spostato a destra con l’ingresso di Simonetti) ma il suo impatto in mediana non è positivo. L’ex Puteolana, che in realtà è un terzino di ruolo, fa fatica a fare filtro, soccombe sistematicamente nei duelli e rimedia un giallo per un intervento scomposto. Poi l’arbitro lo grazia su un tackle fotocopia. La Virtus prova le palombelle della preghiera e il tap-in di Barretta è vincente. La Frattese a dir il vero non subisce più pericoli particolari, ma è disorientata e soffre oltremisura i ritmi avversari, che a quel punto diventano anche compagni della disperazione. Scatta qualche trappola del fuorigioco per una questione di centimetri e alla fine si può tirare un sospiro di sollievo. Non portare i tre punti a Fratta sarebbe stata una beffa indicibile. Ma forse il risultato vale più di un semplice dato statistico: cinque anni fa, lo stesso punteggio, sullo stesso campo, assegnò ai nerostellati il titolo di Campioni d’Inverno. Come finì il campionato, sarà facile scoprirlo per chi non ha buona memoria…

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