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DI STEFANO SICA

Termina al Torre l’avventura della Paganese in Coppa Italia di serie C. Gli azzurrostellati non vanno oltre il pari nel derby con l’Avellino (2-2) e salutano la competizione, che solo domenica prossima stabilirà chi tra i Lupi e il Bari avrà accesso al primo turno della fase finale (si gioca al Partenio-Lombardi per il terzo ed ultimo match del girone I). Non riesce, quindi, alla Paganese l’impresa di ripetere la notte magica del 21 gennaio del 2013, quando la squadra di Gianluca Grassadonia asfaltò 4-1 i biancoverdi: fu quella l’ultima sfida ufficiale tra le due contendenti. Unico superstite, Ciccio Scarpa, all’epoca autore di una doppietta ma questo pomeriggio lasciato in panchina.
FORMAZIONI – Tuttavia non sono tanti i cambiamenti apportati da Alessandro Erra rispetto alla gara di domenica sera a Bari: fuori solo il Capitano e Caccetta, poi tutto invariato, compreso il sistema di gioco (3-5-2). Si riparte con Campani tra i pali e una difesa composta da Sbampato a destra, Schiavino (Capitano per l’occasione) al centro e Mattia a sinistra, mentre Carotenuto e Perri vanno ad occupare le fasce. Capece guida la mediana con Bonavolontà al suo fianco ma, al posto di Caccetta, c’è Gaeta. In attacco il partner di Alberti è Diop. Atteggiamento speculare quello del trainer irpino Giovanni Ignoffo, che sceglie il 3-5-2 e un tandem offensivo veloce e guizzante (Albadoro e Alfageme). Qualche giovane in campo, tra cui i 2000 Petrucci e Parisi, quest’ultimo vero e proprio gioiellino emerso lo scorso anno in D, ma soprattutto tanta esperienza con Laezza, Morero e Zullo (i tre perni difensivi). Tuttavia è la prima partita che conta per i biancoverdi, a secco anche di amichevoli e test probanti. Ed è normale che la buona volontà possa sopperire fino ad un certo punto ad una forma atletica carente e ad un equilibrio di gruppo ancora da ricercare.
PRIMO TEMPO – L’inizio è traumatico per la Paganese: Zullo lancia col contagocce per Alfageme, che brucia in velocità Mattia e fulmina Campani a colpo sicuro (4′). Si fa sentire subito il peso specifico dell’ex Casertana, insieme a Laezza un obiettivo di mercato del Ds Guglielmo Accardi (soprattutto il difensore era stato ad un passo dal club di Via Filettine). La reazione azzurrostellata è praticamente nulla e si traduce nella sola iniziativa di Diop che prova a girare verso il numero uno biancoverde, Tonti, ma Morero sposta la traiettoria del pallone. La manovra irpina è fluida, si gioca quasi sempre ad un tocco o due. E spesso il pressing azzurrostellato va a vuoto. Sfortunato Diop quando prova la conclusione a due passi da Tonti ma il pallone gli rimbalza addosso spegnendosi sul fondo (la verticalizzazione era stata di Carotenuto). L’Avellino è sornione, non affonda quasi mai ma si limita a controllare il possesso palla, provando anche ad addormentare i ritmi. Il raddoppio però potrebbe arrivare con una fiondata di Rossetti che, servito da un retropassaggio di Parisi, addomestica col destro e lascia partire un sinistro velenoso che sorvola l’incrocio dei pali. La Paganese fatica a venir su, e ha poche idee da spendere. Il pari al 41′ scaturisce solo da una serpentina di Carotenuto che, convergendo da destra, elude con una finta l’intervento di Parisi e lo costringe al fallo in area: Diop trasforma su rigore spiazzando platealmente Tonti. Finalino col brivido e un po’ di tensione subito dopo il gol del pareggio: l’Avellino riprende dal cerchio del centrocampo, Alfageme si inventa una palombella tra il surreale e il sublime, Campani resta immobile e la palla si infila in rete. Ma l’arbitro, lo stabiese Acanfora, comunica che è tutto fermo, che non ha autorizzato alcuna ripresa del gioco. Proteste inevitabili, ma che non servono a nulla.
SECONDO TEMPO – Ad inizio ripresa, Baiocco rileva Campani fra i pali. Bonavolontà allunga per Diop, che prova a girarsi trovando il braccio di Morero: il tocco in realtà sembra involontario e Acanfora lascia correre. Nell’Avellino entra il ’99 Micovski e fa gustare subito ai presenti corsa e qualità: il dialogo con Rossetti produce un suo traversone chirurgico che trova il piattone vincente di Celiak (17′), anche lui appena gettato nella mischia da Ignoffo (a uscire erano stati rispettivamente Parisi e Petrucci). Lenta, nella circostanza, l’uscita di Perri, assegnato al controllo del suo nuovo dirimpettaio. Avellino di nuovo avanti, e con pieno merito. A quel punto Erra cambia tutto e, come a Bari, testa una squadra a trazione anteriore col trequartista dietro i due attaccanti. Scarpa rimpiazza Schiavino e va ad assistere il duo Diop-Alberti, il ’99 svedese Kevin Lidin dà il cambio a Gaeta e si passa al 4-3-1-2. E il nuovo pari arriva con una bella inzuccata di Mattia che finalizza in gol un corner di Capece (23′). Il 2-2 dovrebbe fungere da eccitante per la Paganese, che peraltro richiama Alberti per Dammacco (che si rivelerà impalpabile). Ma è ancora l’Avellino a cercare con più decisione il vantaggio. Albadoro finta su Sbampato e con una sassata scalda i guantoni di Baiocco, poi è Alfageme ad avere due palle buone per il raddoppio personale: la prima girata, su cross del solito Micovski, è debole per il portiere azzurrostellato, la staffilata che segue, dopo pochi secondi, sfiora il palo. Ma il break irpino era nato da un ennesimo errore di Capece (arrivato a fine match in chiaro debito di ossigeno). Nel mezzo, una punizione alta di Scarpa e un rigore reclamato dal 2001 Giuseppe Guadagni (subentrato a Diop) per una spallata di Morero: anche in questo caso, il contatto appare regolare.
REBUS QUALIFICAZIONE – Fine della corsa per la Paganese, alle prese comunque con ben altre priorità. Una di queste è il mercato da perfezionare: Erra vorrebbe un organico completo e competitivo per il debutto in campionato a Viterbo il 25 agosto (ore 15). Ed è questa la prima scommessa da vincere per il club. Squadra ancora in rodaggio e non sempre lucida, anche se in qualche frangente del secondo tempo manovra ed identità tattica non sono dispiaciute. Positivo Diop, che si è mosso bene e si è fatto preferire ad Alberti (più tonico al San Nicola). Pollice alto anche per Carotenuto, che ha sofferto l’impatto iniziale di Micovski ma è stato spesso devastante sulla fascia destra. Retroguardia da registrare: troppi cinque gol presi in due gare. L’Avellino, certamente ben messo in campo e più brillante di quanto ci si aspettasse alla vigilia, farà all-in col Bari domenica prossima (anche se i pugliesi avranno due risultati su tre). Ma, nel frattempo, si gode l’abbraccio a fine gara dei 300 tifosi arrivati al Torre. Loro hanno sofferto tanto in queste settimane, e forse oltremisura. Un squarcio di pace e felicità in attesa di una svolta societaria che si fa urgente. E va compiuta nel più breve tempo possibile, salvaguardando il lavoro svolto da Salvatore Di Somma. Una risorsa da cui oggi non si può prescindere.

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