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DI STEFANO SICA

Si ferma la giostra. Tutti a terra, con mestizia e rimpianto. Il Bisceglie, dopo il return match del Ventura, condanna la Paganese alla serie D al termine di una gara ricca di colpi di scena, che tra primo e secondo tempo ha diviso ruoli e copioni, ma che alla fine dei giochi ha sorriso ai nerazzurri. Finisce 4-3 per i pugliesi, con gli azzurrostellati che hanno pagato un primo segmento di gara sconcertante, quasi suicida, rendendo poi vana la reazione d’orgoglio della ripresa, col Bisceglie ormai sulle gambe ma forte del tesoretto accumulato prima dell’intervallo. E’ stata una partita specchio di questo annus horribilis azzurrostellato: tanti errori di concetto e cali di tensione nei primi 45′, e poi una furia agonistica apprezzabile, accompagnata anche da un ottimo stile di gioco, ma tardiva. E di conseguenza inutile.
FORMAZIONI – Al Ventura, la Paganese si presenta con gli stessi interpreti di sabato scorso, come era nell’aria. Alessandro Erra conferma il 4-3-1-2 della prima sfida puntando ancora su Santopadre in porta e su una linea difensiva composta da Tazza, Piana, Stendardo e Perri. Capece va in regia, supportato da Gaeta a sinistra e Navas a destra, mentre in fase offensiva Scarpa assiste il tandem Cesaretti-Parigi. Nel Bisceglie, causa l’infortunio capitato al Torre che lo aveva costretto ad una prematura uscita, non c’è Scalzone, che si accomoda in tribuna. Lo rimpiazza Starita, affiancato nel 4-3-3 di Rodolfo Vanoli da Cuppone e Triarico.
PRIMO TEMPO – L’inizio è traumatico per la Paganese. I nerazzurri la mettono subito sul rodeo e passano dopo appena due minuti con una combinazione capolavoro. Triarico chiama Starita all’affondo, l’attaccante serve a destra Cuppone che apre con immediatezza per Giacomarro, il cui cross corto era stato seguito alla perfezione dallo stesso Starita: spettacolo puro e palla nel sacco a porta vuota. La Paganese punta soprattutto sulla fisicità di Parigi e sulla sua abilità sul gioco aereo. L’ex attaccante del Cosenza assiste due volte di testa Cesaretti che, nel primo caso, incrocia male il pallone (che va a lato) ma, appena dopo, con una pregevole inzuccata fulmina Vassallo. Il traversone originario era stato di Perri, abile nel proporsi nelle situazioni di possesso ma assolutamente deficitario in fase difensiva. Tuttavia il raddoppio nerazzurro arriva in modo un po’ casuale, quando in campo sembra che l’equilibrio tra le due squadre si sia ristabilito non solo numericamente. Il tiro-cross di Triarico (14′) sfiora appena Stendardo e si alza velenosamente beffando Santopadre, che nella fattispecie paga non solo le sue scarse leve, ma anche un pizzico di disattenzione. La Paganese accusa il colpo e dopo cinque minuti becca il tris: Cuppone, imprendibile per gli azzurrostellati, sfonda sulla destra e vede l’inserimento al centro di Triarico, appena toccato in area da Stendardo. Il contatto c’è ma l’ex Matera si lascia cadere con un po’ di furbizia, fatto sta che per il catanzarese Nicoletti non ci sono dubbi: è rigore ed a trasformarlo dagli 11 metri è proprio Triarico. Molto contestata la concessione del penalty: sale il nervosismo in casa azzurrostellata e Tazza non le manda a dire alla panchina pugliese. La Paganese potrebbe definitivamente capitolare quando il solito Cuppone, ex al cianuro come Parlati e Triarico, vola verso la porta di Santopadre costringendo Piana ad affossarlo: per il difensore è solo giallo, scelta in fin dei conti giusta perché in questo caso la chiara occasione da gol non è del tutto evidente. Cuppone ancora indemoniato quando scappa via sulla sinistra facendo cadere stavolta nella rete Tazza, anche lui ammonito. Alla mezz’ora Perri, che porta il peso dei buchi creati sulla sua zona in occasione dei tre gol nerazzurri, vede lo smarcamento di Scarpa, che confeziona una botta poderosa su cui Vassallo si supera da distanza ravvicinata. E’ l’unico sussulto di una Paganese mortificata dalla superiorità avversaria e mentalmente scarica. E al 37′ si completa il crac: il corto rinvio di Perri finisce sui piedi di Risolo che appoggia lievemente a Parlati, il quale scarica un siluro da fuori area che si infila all’incrocio e su cui Santopadre non può arrivare. Il 4-1 suona ormai di condanna per una Paganese al tappeto. Eppure gli unici a non arrendersi sono i 400 tifosi azzurrostellati in curva. Il passivo è pesante, quasi letale, ma in campo si sentono solo loro. Cori possenti e mai ostili, al di là del risultato. E uno sventolio di bandiere azzurre a disegnare una coreografia commovente. Loro, sicuramente, questa partita la stanno vincendo a mani basse.
SECONDO TEMPO – A inizio ripresa, Erra rivede completamente la catena di sinistra. Fuori Perri e Gaeta, dentro Della Corte e Fornito. A condannare la Paganese era stata proprio la zona mancina, terreno di scorribande e bivacchi per i pugliesi. Inizia un’altra partita e non potrebbe essere diversamente: gli azzurrostellati giocano senza aver nulla da perdere e il Bisceglie specula troppo sul triplo vantaggio. Vassallo è attento su un tiraccio da fuori di Capece, poi si supera sull’ennesima bordata di Scarpa, finendo per neutralizzare anche un rasoterra dal limite di Navas. Non è ancora scoccato il quarto d’ora quando Erra si gioca il tutto per tutto: esce Navas ed a rimpiazzarlo è Alberti. Si passa al 4-2-4. C’è solo la Paganese in campo: gli azzurrostellati sono incisivi e propongono persino ordine e geometrie, senza farsi mai prendere dalla frenesia. I pugliesi agiscono prevalentemente in contropiede ma dalle parti di Santopadre non si vedono mai, se non per una conclusione di Starita ben parata dal numero uno ospite. Sarà quella l’unica “visita” del Bisceglie in area azzurrostellata. La Paganese ci crede, aiutata anche dalla forza della disperazione, ed accorcia al 23′: Alberti, da una mattonella gustosa, non aggancia un traversone dalla destra ma, sullo sviluppo dell’azione, Markic pasticcia in area offrendo suo malgrado un assist al bacio a Cesaretti, che fa secco Vassallo da pochi passi. Poco dopo ancora Alberti fa a pugni con le proprie doti naturali non facendo valere muscoli e centimetri sul corner di Scarpa, nonostante la difesa nerazzurra lo avesse lasciato praticamente solo. Tre errori sarebbero tuttavia eccessivi e, al terzo tentativo, il cross dalla destra del capitano viene finalizzato dal giovane attaccante veneto con un piattone mortifero nell’area piccola. Paganese sul 3-4 al 28′ e speranza che si riaccende. A maggior ragione sapendo che ci sono almeno un’altra ventina di minuti per completare l’aggancio. Erra richiama Tazza per inserire Carotenuto, elemento con grandi attitudini offensive, e il pari potrebbe arrivare con un colpo di testa di Stendardo che finisce di pochi centimetri a lato (il calcio franco era stato di Fornito). La Paganese spinge, ci mette l’anima, fa funzionare il cervello e getta il cuore oltre l’ostacolo. Si crea un batti e ribatti in area nerazzurra, fin quando la palla non schizza sulle gambe di Cesaretti facendo evaporare una trama azzurrostellata assai pericolosa per la difesa pugliese. Salta ogni schema quando Di Renzo prende il posto di Capece. Il Bisceglie non ha neanche più la forza di narcotizzare i ritmi o di sfruttare le ripartenze, e a volte tradisce paura e imprecisione nella gestione della palla, mentre la Paganese va sistematicamente a cozzare contro il muro di gomma avversario. Nicoletti ordina cinque minuti di recupero, la Paganese va all’assalto ma si imbatte nella scaltrezza di Triarico che resta a terra richiamando l’attenzione dei sanitari. Si perdono un paio di minuti ma Nicoletti ne concederà uno solo aggiuntivo, neanche completato. L’ultima beffa di un’annata piena di intoppi, contraddizioni ma anche tanti autolesionismi.
PAGANESE IN D…PER ORA – Sfumature che non cambiano un destino forse segnato. Il Bisceglie ritroverà la Lucchese nella finalissima play-out (i rossoneri hanno regolato il Cuneo anche nella gara di ritorno), mentre termina qui il lungo viaggio della Paganese tra i professionisti. Almeno per ora, perché poi fra un mese inizierà il balletto delle riammissioni e dei ripescaggi. In questo senso la Paganese ha buone carte da giocarsi in entrambi i casi per evitare il dilettantismo dopo 13 stagioni di C. Ma di acqua sotto i ponti ne dovrà passare ancora tanta. Ora è solo il tempo della delusione, della rabbia e dei perché che non sempre generano una risposta univoca e soddisfacente. Peccato.

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