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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Ci si chiedeva se Tite lo avrebbe mai convocato. Stavolta l’ha fatto ed è stato anche felice di farlo, perché Allan meritava di indossare la maglia del Brasile per le prestazioni sontuose che stava offrendo con il Napoli. Ci si chiedeva continuamente: “Ma quando lo convoca? Cosa aspetta a farlo? Cosa deve fare di più per meritare la chiamata?”. Ecco, la chiamata è arrivata e Allan ha potuto fare anche il suo esordio nella partita che ha visto il suo Brasile sfidare l’Uruguay vincendo grazie al rigore trasformato da Neymar al 76’. Allan è subentrato ad inizio ripresa, prima del 60’, ha giocato per più di mezz’ora e, ironia della sorte, davanti alla sua mediana aveva un tridente d’attacco composto da tutti avversari diretti quando ritornerà ad indossare la maglia del Napoli.
Con Neymar e Firmino, il primo del Psg e il secondo del Liverpool, si sta giocando il superamento del girone di Champions e uno dei tre sicuramente resterà fuori, mentre a completare il trio offensivo verdeoro c’era Douglas Costa, uno degli assi della Juve, quella squadra a cui il Napoli spera di rendere quanto più affannosa possibile la conquista dell’ottavo scudetto di fila. Quando si arriva in Nazionale, ci sono anche questi incroci curiosi, ma sul rettangolo di gioco si pensa solo a difendere l’onore sportivo del proprio Paese, un sogno per tutti i giocatori. Fa un effetto strano anche ai tifosi napoletani vedere Allan con la casacca carioca, perché a Napoli è diventato il campione che è adesso, considerato da tutti un giocatore a cui consegnare l’etichetta di top player. Ragion per cui non avrebbe avuto senso non convocarlo con il Brasile, tant’è che già ci si stava industriando per dargli il passaporto italiano e far sì che potesse rispondere ad una eventuale chiamata di Mancini.
Ma lui, come è giusto che sia, ha aspettato il suo Paese, per quanto l’Italia lo abbia reso grande, il suo sangue è brasiliano, e lo si evince anche dalle sue caratteristiche dal momento che, ad un rendimento encomiabile in termini di quantità, abbina anche quella qualità tipica di chi nasce in Brasile. Un giocatore unico e universale, che ha fatto le fortune di Sarri e che ora è un punto imprescindibile anche del Napoli di Ancelotti, del resto ad uno così non si può rinunciare a cuor leggero. Ciò che impressiona di lui è il fatto di giocare con la stessa foga agonistica sia contro una medio-bassa del campionato italiano che contro una big europea, senza che il suo rendimento risenta anche di una impercettibile flessione. Allan è idolatrato dai tifosi partenopei per i quali è un guerriero, un carro armato, un gladiatore. Era giusto che vivesse l’emozione di difendere la propria Nazionale, la più vincente della storia del calcio, chissà che non abbia già conquistato i cuori anche dei suoi connazionali, da Rio de Janeiro a San Paolo fino a Fortaleza.

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