16 Maggio 2026
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Federico Ruffo, vittima di una feroce intolleranza

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata


Colpevole di fare il suo lavoro e di raccontare la verità, quello che dovrebbe fare ogni giornalista. Federico Ruffo è finito nel mirino di delinquenti e criminali, che hanno provato ad incendiarne la casa, perché nella sua inchiesta per Report ha smascherato i rapporti che intercorrono tra la Juventus ed esponenti della criminalità che frequentano le curve dell’Allianz Stadium. Con questo articolo, non vogliamo assolutamente denunciare le nefandezze di cui è stata resa una ampia documentazione nel servizio giornalistico a cura proprio di Ruffo, ma prendere le distanze da queste intimidazioni che sono intollerabili. Inutile pretendere un’azione da parte dell’Ordine dei giornalisti che non ha mai tutelato i suoi iscritti, come si può sperare che lo faccia improvvisamente? Come se qualche messaggio di solidarietà potesse far sentire Ruffo più al sicuro. Il collega Rai ha avuto il coraggio di portare avanti una inchiesta che sapeva gli avrebbe attirato una infinità di minacce, ma arrivare ad ordire un attentato alla sua vita, di notte, in modo così vile e subdolo, è una spada di Damocle che fa spavento, che pende ogni minuto, ogni secondo sul capo di chi ne sente la minacciosa e costante presenza.

Fortunatamente, c’è stato il cane che ha messo in fuga gli attentatori che avevano ricoperto di benzina le scale, i corridoi e il cortile in cui abita Ruffo. Uno scenario che fa gelare il sangue, che rattrappisce i pensieri, che coinvolge non solo la vittima ma anche i suoi familiari. Per quanto ci si possa sforzare di far finta di nulla, di minimizzare l’accaduto pur di esorcizzare la paura, di convincersi che si sia trattato solo di uno spiacevole episodio, si pensa sempre a quello che poteva essere e a quello che potrà essere in futuro. Un giornalista d’inchiesta mette in conto minacce e intimidazioni, ma non vorrebbe mai ritrovarsi solo, come è successo a lui, che ne ha parlato con profonda amarezza. È l’omertà della stampa che ha fatto ancora più male a Ruffo, come se si fosse reso colpevole di qualcosa di troppo grave, qualcosa su cui non bisognava far luce. La professione del giornalista va rispettata e onorata, possono sembrare parole al vento dopo le dichiarazioni rilasciate da chi governa il nostro Paese, situazioni che evidenziano ulteriormente l’irrilevanza di chi dovrebbe farsi sentire.

Noi siamo troppo piccoli per essere ascoltati, sappiamo che Federico Ruffo non ci leggerà mai, malgrado ciò, ci tenevamo a scrivere la nostra perché amiamo profondamente questo lavoro che esercitiamo con passione e, permettetecelo, anche con professionalità visto che non siamo legati ad alcun padrone. Ci piange il cuore quando sentiamo queste notizie, nei confronti dei giornalisti si è creato un clima d’odio riprovevole, accentuato anche dai social, in cui impazzano i leoni da tastiera che, stando dietro allo schermo di un pc, di uno smartphone o di un tablet, vomitano i peggiori insulti sapendo di restare impuniti. Ruffo ha raccontato di essere rientrato a casa stanchissimo addormentandosi sul divano, una scena bella da immaginare, in cui molti potrebbero riconoscersi perché non c’è niente di più gratificante che tornare nel proprio focolare dopo aver svolto con onesta e coscienza il proprio lavoro. Dei balordi, invece, hanno provato a rovinare la vita di una intera famiglia perché un giornalista non deve permettersi di raccontare la verità quando è scomoda, se non ci facciamo sentire, questa è la società che ci meritiamo.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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