16 Maggio 2026
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Puteolana 1902, il crepuscolo di un presidente “non gradito”

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Sic transit gloria mundi. Non potrebbe riassumersi meglio l’epilogo della fugace avventura di Carmine Franco al vertice della Puteolana. Ma si trattò di vera gloria o di un bluff durato troppo a lungo? Evidentemente le vicende di questi giorni hanno svelato l’arcano. La gloria, in qualunque campo della vita, è affare per persone vincenti, o che perlomeno ci hanno provato riuscendo a stabilire una connessione sentimentale con la propria gente. Franco va via al culmine di una parabola gestionale che ha fallito nel proprio intento: far rinascere il grande calcio in città e, prioritariamente, ridare stabilità e certezze ad un club che mai, dall’era post Cesarano ad oggi, era riuscito ad accreditarsi continuità e progettualità. Come un grande palazzone eretto su una zona sismica e continuamente oggetto di ristrutturazioni e restyling. Un fallimento che non riguarda solo lui, sia chiaro. Ma anche coloro che lo hanno coadiuvato in questi 15 mesi, a partire dal suo partner Marco Bottino. Con l’acquisizione di un titolo sportivo, all’ex patron va certamente riconosciuto il merito di aver rivitalizzato l’entusiasmo in un mondo, come quello granata, scottato e mortificato dai troppi crac che ne avevano svilito un blasone storico, quasi inattaccabile. Un anno fa la Puteolana non esisteva, relegata agli almanacchi e ai ricordi di quelle squadre che, sotto le regie di Antonio Morra Greco e Attilio Cesarano, disputavano campionati magici. E li vincevano a mani basse (proprio 30 anni fa la corazzata di Canè iniziava la sua scalata verso la C1). Oggi la Puteolana, rimessa in piedi grazie ad un atto di generosità, vive ma è un guscio vuoto, quasi morente. E questo per responsabilità evidenti.

“A Pozzuoli c’è tutto per fare un grande progetto”, teso alla creazione di “una società moderna, per creare sviluppo, strutture e anche posti di lavoro. L’epoca dei dilettanti allo sbaraglio è terminata”. Perifrasi impegnative, pompose come spesso accade a chi utilizza forma e comunicazione come mezzo di distrazione di massa, e che rilette oggi fanno persino sorridere. Solo qualche mese dopo la propria investitura, Franco già inaugurava il suo primo duello personale col sindaco Figliolia, accusato di non supportare adeguatamente il nuovo progetto. Un’accusa rilanciata con maggior vigore dopo il primo addio estivo alla sua creatura. Tanto che ancora oggi si fa fatica a capire come mai alle parole e agli annunci non siano seguiti i fatti invece di innescare una clamorosa quanto inspiegabile retromarcia in un quadro che non aveva subito mutazioni tali da giustificare questo cambio di strategia. Trabocchetti dell’incoerenza. Aggiungeremmo che, se da un lato il sostegno della politica e delle forze imprenditoriali locali è sempre auspicabile per la buona riuscita di un progetto, da un altro non lo si può di certo brandire a scadenze fisse come un manganello per mascherare i propri limiti gestionali. Specie se dal primo giorno si sono ostentate in prima persona lungimiranza e autonomia.

La stagione si era chiusa con l’impresa sfiorata nel play-off di Afragola e un comunicato surreale con cui l’ex presidente flegreo faceva pochi sconti ai suoi, complimentandosi coi “giocatori” ma non con gli “uomini”, “rei” di aver semplicemente denunciato il mancato pagamento dei rimborsi. Un’uscita infelice che denunciammo da queste colonne ma che poi ci è costato l’allontanamento dal Conte in occasione del primo match casalingo con la Frattese. Eravamo “persone non gradite” e dovevamo pure saperlo. Senza peli sulla lingua. Un ulteriore mezzuccio piccolo piccolo per punire le opinioni di chi aveva provato a disvelare la nudità dell’imperatore di passaggio. Non si era mai visto che al danno si dovesse aggiungere anche la beffa di un affronto gratuito verso dei calciatori dilettanti coi quali si erano sottoscritti dei patti senza una pistola puntata sul viso. Ad oggi, in realtà, agli ex atleti granata pare non sia stato corrisposto ancora nulla. Eppure, nella sua nota di addio, Franco rivelava di “aver trovato una bozza di accordo con i rappresentanti dei calciatori per il residuo delle loro spettanze”. Che ne sarà stata di questa bozza? L’avrà trafugata qualche manina? 

Il resto è storia d’oggi ma, per certi versi, non meno kafkiana. La società ad inizio settembre annuncia formalmente l’ingaggio di Oliveira Diego Santos, brasiliano con trascorsi importanti tra i professionisti. I tifosi sono in visibilio e forse credono in una svolta vera, non di facciata. Anche perché la rosa non è male e in aggiunta ci sarebbe la disponibilità di un nuovo socio, Danilo Leone. Solo che capita che il calciatore faccia retromarcia in quanto non convinto da alcune soluzioni prospettategli dal club. Mancano garanzie concrete, insomma. E l’intesa salta. Il trionfalismo diventa d’un tratto mutismo perché, nonostante le sollecitazioni dei tifosi, Franco non spiegherà mai il motivo del mancato accordo. E neanche la società coi suoi canali ufficiali, tanto che per alcuni giorni ci si chiede che fine abbia fatto il brasiliano. C’è, non c’è, è vivo, è scappato, sta solo prendendo un caffè. Non si sa. Troppo imbarazzante la vicenda per parlarne, anche se sui social i tifosi, a giusta ragione, premono per saperne di più. In occasione del match del Vallefuoco con l’Afro Napoli, il patron è assente. E’ a Torino per godersi la partitissima Juventus-Napoli e stavolta, da tifoso juventino doc, azzecca la scelta. Chapeau. L’ultimo capitolo a Santa Maria Capua Vetere, quando Franco viene fatto oggetto di una prima contestazione da parte degli ultras granata presenti. E’ la prima, sfortunata, di mister Francesco Troise. Con l’Afragolese, domenica scorsa, i tifosi lo sconfessano nuovamente. Carmine Franco getta la spugna. E’ lui a capire di essere “persona non gradita” a Pozzuoli, e fa un passo indietro. Potere del karma, o chissà di cosa. Quindici mesi tribolati hanno raccontato tanto, troppo sul suo percorso. E la città ha capito, cogliendo tutti i buchi neri della sua esperienza in terra flegrea. Resta al timone Danilo Leone, col macigno scomodo di una inibizione di 30 mesi e una apparizione lampo a Nocera prima di essere “congedato” dall’ambiente molosso. FootballWeb, in totale solitudine, non era stata silente, in un circo mediatico spesso affezionato all’omertà e alla serenità ossequiosa e rarefatta, che non spettina e non disturba.    

 

 

 

 

 

 

 

 

About Stefano Sica 913 Articoli
Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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