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Chi ama il giornalismo, almeno una volta, avrà sognato di scrivere un articolo e di inviarlo a Milano, a via Solferino, nella redazione de Il Corriere della Sera. Dimitri Canello ha avuto l’onore di vedere la sua firma stampata sullo storico e glorioso quotidiano nazionale, da sempre tra i più venduti d’Italia, ora con le edizioni regionali, si occupa della redazione del Veneto. Da anni segue il Cittadella, lo fa anche per conto di PadovaGoal.it, sito di cui è direttore, e chi meglio di lui può spiegarci i motivi della annata negativa della compagine patavina. Gli uomini di Foscarini sono ultimi in classifica e, per questa piccola ma bella realtà del calcio veneto, si aprono minacciose le porte della Lega Pro dopo tantissimi anni tra i cadetti. Al gentile collega chiediamo le ragioni per cui si arranca così tanto: “Vedendo come si esprime la squadra, si fa fatica a dire che giochi male, ma si è puntato su tante scommesse, molte sono state perse e altre non sono andate a buon fine a causa di infortuni e altre problematiche varie. Penso a Schenetti che è stato bloccato da un lungo infortunio e su di lui erano riposte tante speranze. Non c’è tanta qualità nel complesso, poi ci sono dei giocatori troppo avanti con gli anni come Sgrigna e Coralli che, possono fare bene quando in condizione, ma non garantiscono quella continuità che serve ad una squadra che ha bisogno di risalire la china. Anche il mercato non è che abbia entusiasmato finora, sono arrivati giocatori come Kupisz che, sarà andato anche in gol all’esordio ma è giovane e non in grado di trascinare la squadra, come Stanco, che ha segnato un gol in due anni e infine Camigliano, un buon prospetto che deve rilanciarsi dopo la parentesi non esaltante con la maglia della Virtus Entella dove ha trovato poco spazio”.
Nell’ultimo turno si è pareggiato in casa contro il Modena, si può parlare di timido passo avanti o di iniezione di fiducia? “Direi di no. Il Cittadella avrebbe anche meritato di vincere e, non riuscire a conquistare l’intero bottino in casa, ti impone di fare punti in trasferta. La compagine granata è rimasta per quindici partite senza vincere e, andando avanti con i pareggi, di certo non si va lontano e la salvezza resterà un’utopia. I problemi ci sono, inutile negarli, e poi se si aggiungono anche arbitraggi non favorevoli, allora tutto diventa più complicato. Preferisco non parlare mai dei direttori di gara, però, alcune decisioni incidono, come nella partita contro il Modena. Dopo un primo tempo disastroso, dove i canarini avrebbero potuto portarsi anche sul doppio vantaggio, nella ripresa il Cittadella è salito in cattedra e, oltre a pervenire al pari, ha creato almeno cinque palle gol vedendosi annullare una rete regolare”. Anche chi è in coda alla classifica presenta dei punti di forza, la nostra curiosità è conoscere quelli del Cittadella. Sicuramente, numeri alla mano, i punti deboli si fanno preferire, facciamo questo mix per scoprire i lati positivi e negativi della squadra granata: “C’è Sgrigna che, quando è in giornata, è un valore aggiunto per la squadra, però, non si può pretendere molto da uno di 34 anni che, fisiologicamente, ha bisogno di rifiatare. Altri elementi molto affidabili sono Rigoni a centrocampo e Barreca, un esterno sinistro basso tra i più costanti. Lo scorso anno avrei sicuramente menzionato Scaglia, che formava un’ottima coppia difensiva con Pellizzer, in questo campionato, invece, si subisce troppo e si va spesso in confusione. C’è da dire, inoltre, che Pellizzer sperava di andare via ma è rimasto con poche motivazioni, anche questo fattore incide sulla brutta stagione della squadra. In generale, manca qualità in mezzo al campo, uno che sappia fare gioco. Accanto a Rigoni, l’unico ad avere piedi più educati è Paolucci che è comunque reduce da un grave infortunio, per il resto ci sono giocatori come Benedetti, Busellato, molto bravi a far legna ma alla sostanza non è coniugata quella dose di qualità che occorrerebbe. In generale, è in rosa che ci sono poche alternative di qualità”.
La panoramica sui nomi è stata circostanziata, ma ora poniamo l’accento sull’assetto tattico del Cittadella: “Il modulo base è il 4-4-2, anche gli ultimi acquisti sono arrivati perché il tecnico li modelli su questo impianto di gioco. Ma Foscarini ha più volte cambiato configurazione tattica alla squadra, è passato al 5-3-2, al 4-3-3, addirittura a Carpi schierò la squadra con un 5-4-1, diciamo che solo il 3-4-3 non è stato mai provato. Si spera comunque di trova un equilibrio con il 4-4-2 che sarà anche il modulo con cui ci si presenterà ad Avellino”. In questo campionato non ci sono risultati scontati, sulla carta, i lupi partono favoriti contro il Cittadella ma davvero può succedere di tutto. Guai a prendere sotto gamba questi impegni, le insidie sono dietro l’angolo, alla firma de Il Corriere, domandiamo le sue sensazioni su questa sfida: “C’è da dire che l’Avellino è una squadra di grande personalità guidata da un grande allenatore come Rastelli. A centrocampo c’è qualità, la difesa regge bene e poi in attacco c’è un Castaldo che è un lusso per la cadetteria. Ce ne sono pochi come lui, oltre ad essere prolifico in zona gol, è un trascinatore. Penso che i biancoverdi siano attrezzati per centrare i play off, la squadra ha una buona resa in casa ma, forse, è un po’ umorale. Ecco, su questo deve sperare il Cittadella perché, qualora l’Avellino fosse in giornata, ci sarebbero poche chance di fare risultato ma, se la gara si dovesse rivelare spigolosa e bloccata, allora potrebbe essere aperta a qualsiasi risultato. Una caratteristica positiva che contraddistingue il Cittadella e che l’Avellino farebbe bene a non sottovalutare, è la capacità di riaversi quando sembra agonizzare. I granata non muoiono mai e, spesso, hanno recuperato partite nei minuti di recupero. Può sembrare strano che una squadra che è in fondo alla classifica abbia la forza mentale di mantenere i nervi saldi anche oltre il 90′ ma è così”.


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