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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Senza una stella come Ibrahimovic, si pensava che la Svezia fosse ormai una Nazionale materasso, una di quelle magari scorbutiche e nulla più. Invece, i gialloblu di Andersson hanno dimostrato solidità, organizzazione e anche cinismo. Non solo si sono guadagnati l’accesso a Russia 2018 eliminando, anche meritatamente, la scialba e opaca Italia di Ventura (destinata alla damnatio memoriae), ma hanno anche defenestrato la Germania dai gironi e superato la Svizzera agli ottavi. Ai quarti ci sarà da affrontare l’Inghilterra del capocannoniere Kane, una sfida suggestiva e per nulla scontata, anche perché gli scandinavi sono capaci di tutto. Anche alla vigilia della sfida contro la Svizzera, si pensava che l’avventura svedese fosse arrivata al capolinea, gli elvetici partivano favoriti con un organico più attrezzato e quotato, invece, il risultato ha detto tutt’altro. La Svezia si è imposta di misura con un gol di Forsberg difendendo strenuamente il vantaggio fino al triplice fischio.
E chi se l’aspettava da questa Svezia per la quale si pensava che, già eliminando l’Italia, avesse vinto il suo personale Mondiale. Invece, se non tutti ma almeno la maggior parte, hanno sottovalutato questa Nazionale che sta andando oltre se stessa, senza sciorinare fuoriclasse e facendo dell’organizzazione il suo principale punto di forza. Ed è stata proprio l’organizzazione del tecnico Andersson a trarre in inganno anche l’Italia che, nel doppio scontro, non ha saputo scardinare il fortino scandinavo anche per delle letture tattiche palesemente errate da parte del tecnico. I risultati della Svezia sono la dimostrazione di come non ci si debba mai adagiare sulla forza di un singolo, il calcio è un gioco collettivo, dove un solista non può sostituirsi ad una intera orchestra. Può essere che con un campione come Ibrahimovic i risultati sarebbero stati gli stessi, ma essere arrivati agli ottavi, orfani di quello che era stato per anni il punto di riferimento, aumenta il senso di orgoglio per una Nazionale che, comunque vada contro l’Inghilterra, sarà applaudita. Il performante cammino della Svezia non riduce i rimpianti di una Italia che aveva il dovere di fare di più contro un’avversaria generosa e arcigna ma pur sempre inferiore dal punto di vista della qualità e della tradizione. La Svezia avrà tratto quintali di autostima da San Siro in poi, arrivando a disputare un Mondiale da rivelazione, e contro l’Inghilterra mica è detto che vada secondo i pronostici?

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