16 Maggio 2026
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Aversa Normanna, club in decomposizione e città disillusa: così è evaporato il sogno granata

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Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata

E’ finita nel peggiore dei modi ma forse era tutto scritto. O, comunque, previsto da una città che specie quest’anno aveva dato segni perentori di disaffezione, se non addirittura disinteresse. Lo si è intuito dalle scarse presenze allo stadio ma, se vogliamo, anche dall’esodo minuscolo visto ieri a Torre del Greco. Sono giorni duri per l’Aversa Normanna dopo il tracollo in Eccellenza, e chissà se mai finirà questa agonia che parte da assai lontano. Ripensare ai bei tempi, appena 24 ore dopo il crac del Liguori, fa ancora più male. I fasti della D, il blitz di Bitonto che significava promozione, lo scudetto di categoria strappato al Cosenza. E, infine, la passerella delle grandi al Bisceglia in Lega Pro, in quelle giornate interminabili di festa profumate da una cornice di pubblico favolosa. Tutto ciò quando questa società poteva ostentare l’orgoglio di un gioiellino come il proprio stadio oltre ad un centro sportivo di proprietà. Era ieri, non decenni fa. Tutto sfumato, però. Festeggia la Turris, che ripartirà in panchina da Teore Grimaldi, fortemente voluto dal Ds Antonio Governucci a cui patron Colantonio ha dato pieno mandato per un progetto vincente. La gioia senza freni dei tifosi corallini – e della stessa dirigenza, tra cori assordanti e fiumi di champagne – si inserisce anche nel sottile limite che c’era tra un programmazione ambiziosa (che certamente ci sarà) e la paura di veder sfumare tutto ripiombando nel caos degli ultimi anni.

CONFUSIONE SOCIETARIA – Anche il deus ex machina, tanto acclamato inizialmente come degno alter ego di Giovanni Spezzaferri, a un certo punto è stato percepito come un peso, come il simbolo di una svolta mancata. Sì, perché tra messaggi criptati e cose dette e non dette, mai si è compreso davvero il ruolo in questi mesi di Pasquale Corvino, sul quale la tifoseria pure aveva riversato grande attesa. A parole, entrambi si sono sempre manifestati stima e spirito collaborativo. Nei fatti, confusione e diffidenze l’hanno fatta da padrone e la stessa volontà dell’ingegnere aversano di alienare la società non ha trovato nel presidente onorario granata una risposta netta, lineare, convinta. E questo è solo uno dei tanti aspetti che meritano chiarezza, su cui Spezzaferri e Corvino dovranno una volta tanto mettere mano pubblicamente senza infingimenti e senza troppi giri di parole. Questa città merita un atto di trasparenza simile. Perché si è bloccato tutto? E ancora: questo club ha un futuro? Ha una posizione finanziaria compromessa tale da metterne a rischio la sopravvivenza? Ecco, occorre vuotare il sacco su questo. Un compito che spetta a entrambi. Si vocifera di un incontro imminente tra i due. Bene, meglio ancora se fosse pubblico. Impossibile pensare che tutto ciò non abbia avuto ripercussioni sulla squadra, con tre allenatori e tre direttori sportivi avvicendati (uno per ogni stagione, praticamente). Anche così il gruppo è stato condotto nel precipizio di un senso di precarietà infinito. Questa Aversa, pur non godendo di una panchina lunga, aveva tutte le potenzialità per tirarsi fuori dalla lotta salvezza come pure i risultati maturati in 20 giorni tra gennaio e febbraio lasciavano presagire (10 punti in quattro partite). Basti sfogliare il menu dei giocatori, tra elementi di valore ed esperienza (Platone, Giacobbe, Pezzella, Maiellaro, Varriale o Nicolao) e giovani di prospettiva come i 2000 Giordano e Gargiulo. L’infortunio all’asso Felice Gaetano ha certamente influito, ma non può spiegare tutto. In tanti hanno contribuito a scrivere questa pagina amara della storia dell’Aversa Normanna. Negli ultimi anni, Spezzaferri non è riuscito a garantire alla propria creatura quella solidità economica necessaria per vivere in serenità, ma anche le forze imprenditoriali cittadine non hanno mostrato nient’altro che disinteresse e apatia. La rottura tra il patron normanno e la politica locale ha fatto il resto, con i balletti continui sull’utilizzo del Bisceglia e il ripiego forzato (in alcune occasioni) a Lusciano per le gare casalinghe. Fin quando ha retto il ticket Chianese-Orabona (personaggi entrambi all’avanguardia nella valorizzazione di giovani talenti), il fiume granata è riuscito a non esondare mai pur in un contesto di difficoltà crescenti, con la città che ha fatto fatica ad identificarsi nella propria squadra del cuore. Poi i problemi si sono acuiti, con la annosa staffetta gestionale tra Spezzaferri e Corvino, le frecciate continue tra quest’ultimo e l’ex Ds Tonino Caso (uomo dell’ingegnere) e la rinuncia improvvisa di Paolo Filosa in polemica con l’ex patron del Real Albanova che pure lo aveva voluto al suo fianco. Accuse, recriminazioni e caos. Fino a questo triste epilogo.

PLAY-OUT FATALE – Opachi e inconsistenti i normanni che si sono approcciati alla madre di tutte le partite al Liguori. Poche e confuse idee, nessun tiro in porta (D’Inverno ha vissuto un pomeriggio da disoccupato), un primo tempo in costante sofferenza per i ritmi vertiginosi impressi dai corallini e una ripresa timida nonostante gli avversari avessero abbassato la tensione rischiando di essere colpiti. Il tecnico Mauro Agovino ha puntato su un 4-5-1 con Platone play, Nicolao e Ritieni deputati a supportare Varriale in attacco (e ad assicurare una certa copertura) e Giordano terzino per limitare le sfuriate di Umberto Improta (con Sozio a sinistra).  Mai, però, i granata sono riusciti a prendere in mano l’iniziativa pur essendo obbligati a vincere. E questa debolezza mentale è risultata fatale. Giordano (poi rimpiazzato ad inizio ripresa da De Muto) ha sofferto oltremisura la buona vena di Improta, supportato peraltro da un terzino molto interessante come il ’97 Picente. Troppo isolato Varriale, ex di giornata costantemente beccato dai suoi vecchi tifosi, e abulico Nicolao in fase propositiva. Gli errori di Gala (poco scaltro nel tenere in gioco Roghi al momento dell’inserimento vincente e sfortunato nello scivolone che ha spedito Guarracino in gol per il 2-0) hanno completato la parabola crepuscolare granata. Si è avvertita l’assenza di Giacobbe, forse l’elemento più qualitativo dei normanni, quello a cui non si può rinunciare tanto facilmente. Magari la sua presenza avrebbe cambiato questo destino avverso, chissà. Ma forse così doveva andare anche se è dura da accettare. Specie se in questi momenti viene la tentazione di chiudere gli occhi e ripensare a tutto quello che è stato e che ora non c’è più.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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