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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Da sette anni non si giocava una sfida scudetto nel campionato italiano. Mancano cinque giornate alla fine e Juventus-Napoli, molto probabilmente, sarà decisiva per lo scudetto. In casa di vittoria bianconera o di pareggio, il discorso sarebbe quasi archiviato, mentre un blitz partenopeo aprirebbe a scenari clamorosi. Ma un colpo grosso all’Allianz Stadium sarebbe già clamoroso di per sé, per una serie di motivi con uno in particolare: il Napoli in sette partite è sempre uscito sconfitto dal catino juventino, violarlo proprio adesso, sarebbe quasi profetico in vista del rush finale. Tutti i napoletani sognano l’impresa ma, ragionando con lucidità, si ha la consapevolezza di quanto sia difficile andare lì e portarsi l’intero bottino a casa. Un conto è sognare i tre punti, un altro conto è scontrarsi con le insidie della realtà. Servirebbe la partita perfetta, ma perfetta proprio, anche mezzo errore potrebbe essere fatale, e poi ci dovrebbe essere la speranza di una Juve non in palla quando la realtà dice che queste partite non le sbaglia.
Due anni fa il big match di Torino non poteva definirsi decisivo perché si giocava nel mese di febbraio, il Napoli si presentò lì da capolista, con due punti di vantaggio, tenendo testa alla Juve ma, a due minuti dal termine, un guizzo di Zaza sparigliò le carte regalando vittoria e primato agli uomini di Allegri e infliggendo una beffa atroce ai partenopei. E’ come se, in qualche modo, si è destinati a perdere, perciò sembra appartenere al mondo dei sogni l’idea di poter andare lì e prendersi l’intera posta in palio. Si dà per scontato che Sarri abbia preparato la partita nel migliori dei modi a livello tattico, è il suo lavoro e lo svolge anche piuttosto bene, ma ciò non è sufficiente per non soccombere. Ogni tattica va a farsi benedire se si scende in campo timorosi, per questo motivo bisogna andare lì senza paura, affrancati da ogni pressione, tanto sono loro ad avere l’obbligo di vincere. Poi se il destino ha tracciato già un disegno non ci sarà niente da fare.
Il Napoli ha dei motivi per pensare che il destino abbia scelto la direzione sabauda per assegnare lo scudetto, altrimenti Dybala non avrebbe segnato a tempo scaduto in casa della Lazio, a Sassuolo la traversa di Milik sarebbe entrata, Donnarumma non avrebbe compiuto la parata dell’anno nel recupero della gara di Milano. Però, ci sono anche dei motivi che fanno andare in direzione opposta, basti pensare al gol di Diawara contro il Chievo con il triplice fischio ormai imminente, alla rovesciata di Simy a Crotone (chissà quante volte gli riuscirà in carriera) che ha dato un senso allo scontro diretto di domani sera, perché a meno sei l’appeal sarebbe venuto meno. Si possono fare tutte le elucubrazioni del caso, sta di fatto che i napoletani ci credono, per natura credono ai sogni, ai miracoli, alle imprese impossibili e stamattina hanno invaso Fuorigrotta per incitare la squadra, bloccando un intero quartiere con cori, fumogeni e un entusiasmo incontrollabile. Ciascuno, in cuor suo, sa che la Juve è più pronta, più abituata, più ricca, più potente, semplicemente più forte, chiunque esperto, dovendo scommettere, punterebbe sulla vittoria dei bianconeri, ma il calcio, talvolta, sa regalare delle favole indimenticabili…

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