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“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’..”. Così cominciava una delle più belle canzoni di Lucio Dalla con la quale avremmo ricordato la sua musica e la sua voce omaggiandolo nel giorno del suo compleanno. Ma lo scorso 4 Marzo, ci siamo svegliati con la notizia peggiore che potessimo ascoltare. E’ morto Davide Astori, centrale della Fiorentina trovato morto nella sua camera d’albergo ad Udine dove di lì a poco, come ogni Domenica, avrebbe disputato un’altra partita di campionato. I nostri volti, increduli davanti al piccolo schermo di uno smartphone, intenti a ricercare la notizia con la speranza di essere, all’istante, smentiti. Ma è tutto vero. Lo riportano le maggiori testa giornalistiche, sportive e non. Un rapido sguardo alla sua vita. Trentuno anni compiuto lo scorso 7 Gennaio e una famiglia con la compagna e la figlia di appena due anni, la piccolissima Vittoria. Tutta la passione per il calcio di ogni tifoso che vive la settimana aspettando il week-end calcistico, si spegne. Così come si spengono i riflettori puntati su ogni match pronto a cambiare gli equilibri in classifica. Il tempo si ferma. C’è chi ricorda Davide per una stupida partita giocata alla play e un paio di scarpette dimenticate nella stanza sbagliata. C’è chi lo aspetta ancora a fare colazione, perché non si rassegnerà mai alla sua assenza. Infine c’è chi è già pronto a lottare contro i ricordi, con i quali lo ricorderà con un sorriso o per una battuta scambiata insieme. Ma Astori non è solo il capitano della Fiorentina: è un ragazzo, un padre di famiglia, un umile lavoratore, onesto e leale fuori e dentro al campo. Un calciatore che ha giocato contro la vita e questa gli ha segnato un gol a sorpresa, contro ogni tipo di pronostico. Perché è quando pensi che tutto vada alla grande, che tutto crolla e comincia la salita più difficile di tutte. Il pensiero va ai familiari, alla moglie, ad una bambina che tutti speriamo, non ce ne voglia la mamma, al padre. Cominciamo a porci domande. A chiederci perché, nonostante fosse un qualsiasi calciatore di Serie A, la sua morte ci ha straziato il cuore. Non c’è un reale perché. Non c’è perché che regga a tragedie del genere. C’è solo la convinzione che, per chi ama il calcio, qualunque calciatore che calca il rettangolo verde è immortale, destinato a diventare qualcuno nei campionati maggiori o a rimanere nessuno in quelli inferiori. Ma pur sempre immortale. E c’è chi Astori lo vedeva già prossima bandiera della Fiorentina, dopo l’addio di Gonzalo Rodriguez. Ed ora c’è chi lo vede angelo custode della piccola Vittoria o insegnante di calcio a tempo indeterminato lassù da qualche parte.
Caro Davide mi hai colpito al cuore facendomi vivere una delle peggiori domeniche sportive della mia vita e tale rimarrà. Ma sono sicuro che un ragazzo, un uomo, un padre come te abbia trasmesso, prima di andarsene, tutto ciò che avesse dentro, tutti i più importanti valori che ancora oggi rendono il nostro mondo vivibile.
Ho sperato tanto di avere a che fare con un’altra di quelle fake news che girano sul web. Ci ho sperato fino in fondo, ma non è stato così. Porterò sempre con me l’immagine di te con le cuffie seduto sul pullman che ti porta al San Paolo dove strapperai, insieme alla tua squadra, un punto ad una delle squadre più in forma del campionato. E rivedrò ogni tua giocata, nonostante non l’avessi mai fatto prima perché è sempre bello ricredersi, pure se troppo tardi. Ma ora è tempo di ricordo. E’ giunto il momento in cui ogni persona che ti ha conosciuto cominci a ricordarti nella quotidianità attraverso i piccoli gesti e le piccole cose che ti rendevano anche un uomo normale, nonostante per tutti i bambini, sul campo, fossi un supereroe dal costume viola.
Questo non è un articolo. Questo è il mio personale modo di renderti omaggio, nonostante non ti conoscessi. Questo è l’unico modo che ho per far capire quanto mi sento (e quanto ci sentiamo) tutti più soli. Dopo una giornata in cui il calcio si è fermato. Perché si è fermato il cielo. Perché per un attimo si è aperta una voragine pronta a portarti fin lassù. Ma dopo questa tempesta, dopo tutta questa pioggia mista a lacrime, risplenderà il sole. Risplenderà il sole sulla bella Firenze, sull’Artemio Franchi, su quella porzione di campo che calpestavi con la numero 13. Risplenderà il sole, così come risplenderà il tuo sorriso pronto a non spegnersi mai e pronto a rimanere eterno, in un mondo di cose che eterne non sono..

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