16 Maggio 2026
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Champions, le italiane in lizza

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L’ultima frontiera di moderna bandiera, ed il veterano: che nel Napoli di Sarri siano Hamsik e Maggio i maggiori “continentalisti” che han percorso il cammino europeo fino alla Champions, la dice lunga sulla dimensione made in Naples. E’ vero: con l’eccezione Insigne, nessuna regola sulla crescita del vivaio azzurro. Ma una scelta. La tenuta dei miglior calciatori da “lievitare” a Castelvolturno. Fino in fondo alla sfida decisiva ma non bastevole a se stessa, tutt’altro che banale dello Shakhtar, così come definito dallo stesso tecnico ‘Tosco-napoletano’. Un progetto, dunque, che si allontana dalle spese made in Cina. Piuttosto si alimenta sulla concatenazione di lavoro e successi. Lo stop, il rischio dell’impresa. Lo step la sua prosecuzione. Gerarchia di ogni azienda autarchica. Ed ecco allora che il dentro o fuori della sfida Champions, è una partita che si gioca anche lungo la direttiva multitasking manageriale. Non solo Sarri vuol percorrere il “fascio di luce”; a squarciare il blackout di Genova, con il riscatto di concentrazione (visto l’avversario blaugrana del Barcellona che viaggia a dieci punti di vantaggio su Real Madrid ed Atletico) europea, ci prova Allegri, che più che mai ora chiede ai suoi un’evoluzione dello spirito di sacrificio, piuttosto che quella del 4-2-3-1. Con la spregiudicatezza all’impegno sacrificale di Mandzukic attaccante e difendente, e con l’aggressività prossimica alla linea della palla, con densità di uomini tale da riconquistar possesso prima di palla e poi di campo. Il resto fatto dalla qualità imprescindibile del duo vecchio-nuovo argentino Higuain-Dybala, che non può essere portato a compimento neanche con altre interpretazioni di modulo, se vengono a mancare prerogative precipue della Juve mai sazia che non credeva alle digiune. Tutte le altre. Altre come la Roma. Che quest’anno ha dato una svolta alla massima competizione d’Europa, arrivandosi a giocare l’accesso agli ottavi Champions League nel secondo return-match a Madrid contro l’Atletico. Il record di vittorie esterne consecutive in campionato, e la difesa meno battuta, potrebbero rappresentare prodromi importanti per cominciare a masticare meno amaro. Ingredienti della ricetta Di Francesco: gioco aggressivo e fluido, contropiede veloce ed improvviso in fase inattiva. (Quando non si finalizza su Dzeko, ad alzarsi sono i centrocampisti oltre che con le dimostrazioni di forza di Nainggollnn con le catene di fascia El Sharawy, Perotti dopo che l’anno scorso era scomparso dai radar, Gerson il talento brasiliano paragonato agli inizi a Pogba’ soffiato alla concorrenza anche del Barcellona al suon di 19 milioni, rinato con Di Francesco). E poi tutti “dentro” la gara. Accanto ai leader di sempre, chiamati alla crescita personale e della causa i Fazio su tutti per continuità, ma anche i Moreno e Bruno Peres, così come sta cominciando ad essere per Defrel e come sarà presumibilmente per Shick. Tutti insieme elementi che garantiscono giusto equilibrio tra palla al piede ed aggressione agli spazi.

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