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Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata
C’era una volta il Torre. Quel fortino inespugnabile che incuteva timore, generava rispetto, fabbricava ansie per gli avversari di turno. Un ricordo del passato, ormai. Come lontano è purtroppo quel senso di identità e partecipazione che coinvolgeva Pagani e la propria tifoseria nei confronti della sua Stella. L’ennesima “non” vittoria di sabato scorso fa pendant coi 500 spettatori scarsi accorsi per la sfida col Racing Fondi. Pochi, pochissimi in considerazione della scelta societaria di applicare il biglietto unico a 5 euro. La Paganese non tira più e il quarto pari in otto gare casalinghe (le altre, come noto, sono state tutte perse) non favorisce la distensione. Dei mali azzurrostellati abbiamo parlato a lungo. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, come recitava un passo della Bibbia. Peccati di inesperienza, amnesie costanti e atti improvvisi di generosità (reazioni emotive, come le ha definite mirabilmente Massimiliano Favo) che si contaminano in una stessa partita rendendo la miscela inefficace e poco pregiata.
L’esempio di questa discontinuità bruciante sta, per fare un esempio, nella prestazione di Carini, la cui gara ha messo in mostra cose assai pregevoli (il gol e qualche chiusura avveduta) e diversi errori di concetto (l’inzuccata sbilenca e il disorientamento di posizione che hanno permesso due volte a Lazzari di trovarsi la palla sui piedi e di poter servire, nel secondo caso, l’assist a Nolè del 2-1). Anche sul centro del pari fondano, il difensore bolognese legge con un pizzico di ritardo il taglio di Corvia, non trovando neanche una degna assistenza da parte di Pavan che resta troppo fermo sulle gambe. Con l’assenza di Carcione per infortunio, non aiuta neanche Scarpa in questo periodo. Normale un piccolo appannamento del fantasista dopo aver tirato a lungo la carretta. Il risultato è che Favo non può nemmeno contare sulla migliore condizione dei suoi uomini più rappresentativi. Certo è che nella ripresa gli azzurrostellati hanno dilapidato in modo scellerato altri due punti nonostante un primo tempo dignitoso (non spettacolare, sia chiaro, ma sufficiente) e un avversario tutt’altro che insormontabile che non dava la sensazione di voler opporre una resistenza furiosa seppur col benefit di un reparto avanzato da urlo e l’apporto tra le linee di un Addessi da categoria superiore. In pratica sembrava il pomeriggio giusto, anche per il diktat declamato alla vigilia da Favo: o i tre punti, o morte. Non è arrivata la morte ma questa Paganese è moribonda. Avvitata in un’inconsistenza incurabile se non con una buona pesca nel mercato invernale. Ma questa è storia nota. Il momento è critico e il tecnico napoletano, che ha lanciato ancora una volta segnali impliciti alla società, lo sa. Manca esperienza e non ci sono leader in grado di guidare per mano i compagni nei momenti di difficoltà. In compenso abbondano paure e insicurezze che, per naturale conseguenza, non possono garantire alla Paganese alcun risultato anche quando certe fasi del match inviterebbero persino un gruppo così fragile all’ottimismo e ad una gestione più matura. Poi, improvvisamente, scattano questa famose “reazioni emotive”, frutto più di un turbamento mentale collettivo che di una vera organizzazione di gioco e di una reale consapevolezza della propria forza.
Intanto, domani pomeriggio, sarà Coppa Italia di C al Torre contro la Juve Stabia (ore 14.30). In un’annata in cui la Paganese sta polverizzando tutti i record negativi dell’era Trapani (anche se la cinquina incassata dall’Akragas contro la Fidelis Andria ha elevato la difesa azzurrostellata a penultima del girone con 25 gol presi contro i 26 subiti dai Giganti), la squadra di Favo avrà la possibilità di riscattarsi approdando al secondo turno dopo ben sei anni. Il 9 novembre del 2011, infatti, gli azzurrostellati di Scarpa e Grassadonia rifilarono un netto 2-0 al Sorrento di Maurizio Sarri e del genoano Galabinov, per poi venire eliminati nel secondo match dall’Andria. Negli anni seguenti, la Paganese ha ingoiato il boccone amaro dell’eliminazione al primo turno o direttamente nel girone eliminatorio. Resteranno fuori Gomis (influenzato), gli infortunati Cesaretti, Piana e Bernardini e lo squalificato Carcione. Tutti non convocati. Ci sarà spazio sicuramente per Galli, Maiorano e Bensaja. Poi la formazione titolare sarà tutta da decifrare. Di sicuro gli azzurrostellati affronteranno questo test senza eccessivi assilli di risultato. Che si vinca o meno, le priorità al momento sono ben altre. Archiviato il derby con le Vespe, la Paganese tornerà in campo il 3 dicembre nella tana della Sicula Leonzio (sabato prossimo i liguorini riposeranno). E saranno giorni di grandi riflessioni ed esami di coscienza. Di seguito i Top e Flop azzurrostellati dell’ultima sfida col Racing Fondi.
TOP
LA GRINTA DEI SUBENTRATI – L’ennesima partita grigia della Paganese pone alla ribalta lo smalto di Cesaretti e Bensaja, entrati in corsa in un momento difficile per i compagni. Un paradosso. Il primo rileva un Talamo appannato e prova a dare una scossa decisa che sfocia nel gol del pari. Abile il suo inserimento beffardo tra le maglie della difesa fondana. Bene anche l’ex Catanzaro, il cui ingresso al posto di Maiorano consente a Scarpa di spostarsi nel tridente. Un rigore netto non fischiato da Rutella sul 2-2 – nonostante una spinta evidente – e una botta poco fortunata (palla fuori di un soffio) il bilancio del giovane centrocampista in 20 minuti. Non male.
FLOP
PICONE – A sinistra il terzino non convince (Favo aveva lasciato fuori Della Corte per inserire Pavan a destra). E’ spesso goffo e mai propositivo, oltre a tradire ritardo ed incertezza quando Nolè produce la stoccata del 2-1.
IL TRIDENTE OFFENSIVO – Regolanti è un pesce fuor d’acqua ed è praticamente impalpabile, perso nell’astenia della manovra azzurrostellata. Piccolo passo indietro per Maiorano, che non garantisce quegli spunti che pure aveva fatto intravedere con Catania e Casertana. Deludente e confusionario Talamo, che non attacca mai la profondità, come è nelle sue corde, e prova sovente iniziative personali prive di efficacia.

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