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Servizio di Luca Alvieri @riproduzione riservata
Primo tempo sotto tono, ma è nel secondo che il derby di Milano scatena tutta la sua bellezza: vince l’Inter per 3-2 con un rigore di Icardi al 90esimo, che taglia le gambe ad un Milan mostruoso nella seconda frazione di gioco. In vantaggio due volte, i nerazzurri si sono sempre fatti recuperare dai ragazzi di Vincenzo Montella, che purtroppo, sul finale, hanno concesso ingenuamente il tiro dal dischetto all’argentino, che spiazza Donnarumma e si porta il pallone a casa con una grande tripletta. Come in occasione del rigore, anche nei primi due gol a condannare i rossoneri sono stati due errori individuali: prima Bonucci non chiude sul cross di Candreva che porta al gol dell’1-0, poi lo stesso capitano rossonero manca d’intesa con Romagnoli e lasciano clamorosamente solo il numero 9 interista all’interno dell’area di rigore. Errori a parte, nel secondo tempo è stato un totale dominio rossonero, dopo un primo tempo lasciato però troppo in gestione all’Inter.
Vincenzo Montella presenta il Milan con un 3-5-1-1 variabile, con Suso inizialmente dietro la punta ma con Bonaventura che in fase d’impostazione lo affianca spesso nella trequarti per un 3-4-2-1. L’Inter di Spalletti, invece, è la solita delle scorse partite, con la sola differenza che Gagliardini parte dal primo minuto per l’assenza di Joao Mario e Brozovic. Il primo tempo è giocato meglio dall’Inter, che pressa a tutto campo il Milan, costringendolo spesso a buttare palla o a perderla, come in occasione del gol dell’1-0: palla persa da Bonaventura ingabbiato da 3 giocatori nerazzurri, ripartenza in contropiede e gol di Icardi, che la gira bene sul secondo palo su crosso di Candreva. Il primo tiro del Milan arriva soltanto al minuto 43′, dopo che Kessie si libera bene dalla marcatura a centrocampo e manda in porta Fabio Borini, che però, trova davanti a sé uno che di nome fa Samir Handovic. Nella ripresa qualcosa cambia, anzi, Montella cambia.
Fuori Kessie e dentro Cutrone, modulo a due punte e il cambiamento si vede e come. 8 minuti di gioco e già 3 chiare occasioni da gol per il Milan, tutte sventate da un super Handanovic; che però, al minuto 12, nulla ha potuto sul perfetto sinistro a giro di Suso, che liberato dallo strategico movimento di Musacchio, lascia partire un mancino perfetto sul secondo palo: 1-1. La partita si accende e proprio nel momento migliore del Milan, che aveva preso ormai le redini del match, l’Inter approfitta di una palla persa da Biglia a centrocampo e parte in volata per il gol del nuovo sorpasso nerazzurro: 2-1 ed emozioni che ancora non sono finite in questo bellissimo Derby di Milano. Il Milan non si disunisce come prima eravamo abituati a vedere e parte alla ricerca del nuovo pareggio. Intanto, però, fuori Romagnoli e dentro Locatelli: si passa al 4-2-4. Il nuovo assetto mette a disposizione nuovi movimenti e nuovi pericoli, come quello di Jack Bonaventura, che spostato largo a sinistra, trova la zampata vincente (anche se è stato dato autogol ad Handanovic) al minuto 81 su un cross al bacio di Borini, autore anche lui di un eccellente partita come esterno prima e terzino poi. Anche qui l’autostima e l’intensità del Milan crescono e anche qui, come da copione, segna l’Inter. Un altro errore, stavolta di Rodriguez, condanna le sorti di questo derby, che sembrava indirizzato verso il pareggio prima che lo svizzero “cravattasse” ingenuamente, e inutilmente, Vecino all’interno dell’area di rigore. Icardi segna cosi il gol del decisivo 3-2 e si porta a casa forse il pallone più importante della sua carriera fino ad ora.
Finale ingiusto per un Milan strepitoso per come ha giocato il secondo tempo, a cui possiamo rimproverare soltanto alcuni decisivi errori individuali, che hanno condannato i rossoneri alla loro terza sconfitta consecutiva dopo quelle con Samp e Roma.
Ma a parte l’amarezza della stracittadina, è una sconfitta che lascia solo buoni propositi per un Milan che pian piano sta iniziando a modellarsi nel modo giusto e che partita dopo partita sta trovando il giusto equilibrio e assetto tattico. Purtroppo Vincenzo Montella c’entra poco con gli errori individuali che i giocatori commettono in campo e quindi, anche se Fassone ha già ribadito la piena fiducia nel tecnico campano, un esonero di quest’ultimo sarebbe uno degli errori più grossi che la nuova società può commettere in questo momento. Qualcosa dalla partita contro la Roma è cambiato e si è visto ancora di più in questo Derby che il Milan meritava come minimo di pareggiare, se non di vincere. I risultati arriveranno, sono solo 8 partite su 38, ergo, ne mancano altre 30 da giocare. Cosi come il Napoli ancora non ha vinto lo scudetto e la Juve ancora non è “morta” (calcisticamente parlando), il Milan non è ancora dato per spacciato e al momento del giro di boa, la classifica, che al momento vede i rossoneri al decimo posto, sarà ben diversa per i ragazzi di Vincenzo Montella.

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