16 Maggio 2026
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1° Memorial D’Auria-Minopoli, il racconto di un lunedì a tinte granata

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A CURA DI STEFANO SICA

Epoche a confronto, leggende che si incontrano e storie che si fondono in un unico tripudio granata. Per un giorno il tempo si è fermato a Pozzuoli. C’era da onorare la memoria di Fernando D’Auria e Vincenzo Minopoli, protagonisti di una Puteolana vincente degli anni ’90. E per farlo si sono radunati da stamattina oltre 100 ex calciatori granata invitati da Michele D’Auria, organizzatore dell’evento e figlio dello storico patron del vecchio Comprensorio allenato da Vincenzo Granata. Prima un brindisi inaugurale all’Hotel degli Dei e, a metà mattinata, un coffee break al Gozzetto a base di magnifiche sfogliatelle, dopo aver passeggiato in pieno centro cittadino indossando una polo rigorosamente granata. Emozione, commozione e la voglia di raccontarsi, di stare insieme e di condividere ricordi di rara umanità e bellezza. Quasi nessuno ha voluto mancare a questo appuntamento, riappropriandosi per alcune ore di ciò che un tempo troppo inesorabile nella sua fretta è stato loro. Atleti che hanno regalato gioie e sorrisi a tanti, che col loro protagonismo hanno cambiato vite e restituito senso di appartenza ed orgoglio ad una intera comunità. Impossibile dimenticarli. Pozzuoli meritava una giornata così. E lo meritavano innanzitutto loro perché c’era da aprire un’enciclopedia dei ricordi troppo ingombrante per essere ignorata. Tante foto con tifosi storici, la presenza d’onore di puteolani doc come Sasà Ambrosino, Ciro Ginestra, Mario Terracciano e Gennaro Armeno, il sole che ha reso l’atmosfera magica, l’azzurro quieto e luccicante del mare che affaccia sull’incantevole Darsena di Pozzuoli. Ha funzionato praticamente tutto in questa giornata. I protagonisti del magico Campania Puteolana fanno spesso capannello tra loro. E del resto hanno tanto da dirsi. Con Eduardo Gargiulo e Giacomo Di Battista ripercorriamo le fasi di quella sfortunata finale di Coppa Italia persa a Livorno il 20 giugno del 1987. Gara maledetta per i granata, sconfitti 3-0 dopo l’illusorio 1-0 conquistato nel match d’andata al Conte con un rigore del solito Casale. Entrambi finirono in barella per la rottura dei legamenti del ginocchio (Gargiulo per la verità, toccato duro, si procurò fratture multiple). L’ambiente un po’ ostile, la sensazione che una favola stava svanendo, il crac irreversibile. Quando il destino è malefico. Non servì a molto il ritiro prepartita di Viareggio, ma quella squadra, al primo anno di permanenza a Pozzuoli, sfiorò comunque la B. Tra di loro ci sono anche Visconti, Genovese, Bobbiesi, Cotecchia, Frascella, Laurenti, Spampinato, Marini, Picasso, Scienza, Campilongo, Casale e Mucciarelli. Molto acclamati, ovviamente, gli eroi dell’89, quelli che volarono in C1. In testa Canè, seguito da alcuni dei suoi scudieri: Battaglia, Costa, Vincenzo Marino, Varriale. In seguito arriveranno anche Prostamo, Maci, Di Filippo, Sarnelli, Salerno, Liguori, Pivotto, Stefano Sacco. Nel 1990 i granata strapparono per i capelli la salvezza dopo lo spareggio unico vinto 3-2 col Brindisi a Cosenza. Mattatore con una splendida tripletta Giorgio Lunerti, accompagnato da alcuni nuovi arrivi di quell’annata come Sciarappa, Tomasino, Favi e Maurizio Coppola. Ci sono poi gli attori di una Puteolana più recente, capitanati da Carmine Falso (quella che recuperò il professionismo nel 2000 approdando in C2): tra questi, Tonino Vanacore, Chietti, Toledo, Vincenzo Migliaccio, Castellone, Vincenzo Onorato, Genco, La Manna, Pirozzi, Di Matteo. Non mancano Alessandro Lupi, tecnico dell’Under 17 del Milan, il patron della Puteolana 1909 Gennaro Fiore, figlio del compianto Francesco (ex calciatore, allenatore e presidente dei granata) e Gennaro Gaudino, che oltre 20 anni fa ideò il volume Diavoli Rossi per raccontare l’epopea della Puteolana fino al 1990. E, dalla Cina con furore, è piombato Franco Cotugno. Ad ore ripartirà per raggiungere Cannavaro e compagni al Tianjin Quanjian. Un atto d’amore per la sua Pozzuoli che non conosce limiti di apprezzamento. C’è, insomma, il gotha del calcio puteolano a premiare lo sforzo organizzativo del trio Michele D’Auria-Salvatore Dardano-Teresa Stellato. I grandi non bucano mai i veri appuntamenti.

Dopo il pranzo al Caffè Serapide in Corso della Repubblica, via di corsa al Conte. Ingresso in grande stile per gli ex granata, introdotti dagli allievi delle scuole calcio Sporting Club Nettuno, Anfra, Belsito e Roberto Carannante (presente ovviamente il tecnico della Turris). Qualche tifoso più stagionato che riesce a penetrare in campo si commuove vistosamente quando vengono nominati i suoi beniamini del Campania Puteolana. Quello che ne segue è un tuffo nel passato e la beatitudine di una nostaglia struggente ma deliziosa. La kermesse è organizzata in un’ora di gioco con tre partitine divise in 20′ ciascuna. Gli ex calciatori del Campania Puteolana si alternano nelle tre frazioni vestendo una casacca granata personalizzata (con la scritta del cognome alle spalle). Ci sono anche Rosario Sasso, Sasà Buoncammino e Fabio Germini. E il dato piacevole è che quasi tutti sono in una condizione atletica e fisica smagliante. Tirati a lucido e in perfetto peso forma (o quasi…). Lorenzo Battaglia inventa col suo sinistro magico (e chi aveva dubbi?), Gaetano Costa richiama movimenti e posizionamenti dei suoi come una volta e Marino sfodera un traversone mancino a mezza altezza che taglia tutta l’area e su cui Sarnelli non arriva per un soffio. Tecnica e classe non muoiono mai. “E’ quello che più mi piaceva fare, affondare e crossare bene per la testa di qualcuno”, ci confida Marino scherzando. Li assiste Campilongo, che neanche ha dimenticato come si gioca al calcio. Scienza in campo ride e sdrammatizza, come è nel suo carattere. Ma a divertirsi sono un po’ tutti perché in questi scampoli di gare percepiscono un senso di eternità. Canè dovrebbe stare in panchina ma è troppo impegnato a salutare vecchi amici e collaboratori che lo reclamano.

Dopo la partitella è il momento della doccia e dei saluti. E come in tutti i congedi c’è in ognuno un velo di tristezza strisciante. Capita quando tanti amici di vecchie battaglie non incrociano i loro destini da troppi anni. Ad aspettarli all’esterno del Conte c’è un pullman come al termine di una qualsiasi partita agonistica. Magari vinta e dominata come era loro abitudine. Ma la vita è lunga e fornisce tante opportunità. Perché questa manifestazione ha riunito percorsi vincenti e rimesso in connessione vite straordinarie. Ci si rivedrà, prima o poi. O forse no. Ma è stato tutto troppo bello. Ecco perché nessuno potrà mai dimenticare il 2 ottobre del 2017. Una pagina d’amore.

About Stefano Sica 913 Articoli
Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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