16 Maggio 2026
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2007-2017: dieci anni in azzurro di Marek Hamsik, bandiera di un calcio ormai finito

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Marek Hamsik, talento slovacco a difesa del proprio popolo e della propria vita (Bologna-Napoli 2017)

Era il 28 Giugno del 2007, quando il Napoli di Edoardo Reja, ritornato insieme a Genoa e Juventus in serie A, decise di acquistare un ragazzino slovacco di appena vent’anni, pagato 5,5 mln e fino ad allora di proprietà del Brescia. C’è chi era scettico, chi vedeva in quell’acquisto il solito bidone. Ma nessuno avrebbe mai pensato che Marek Hamsik sarebbe diventato un vero e proprio pilastro del Napoli e della città. Il primo vero dopo gli anni straordinari di Re Diego Armando Maradona. Il nuovo 17 del Napoli si presentava con dei capelli a spazzolino, insieme ad Ezequiel Lavezzi. Due calciatori che avrebbero reso grande il Napoli e sarebbero stati protagonisti di quella stagione. Hamsik, pian piano, iniziava ad essere conosciuto come Marekiaro iniziava ad incantare il San Paolo, giocata dopo giocata, gol dopo gol, urlo dopo urlo. Ad ogni gol di testa, mani alla cresta. Insomma, Hamsik non ci mise molto a diventare l’idolo dei tifosi, ancor di più, poi, quando con una doppietta stese la Juventus a Torino, con Mazzarri sulla panchina. Tanti sono i calciatori che hanno abbandonato Napoli. Tanti gli allenatori. Tante le maglie cambiate. Lo slovacco, invece, è sempre rimasto. Con Raiola procuratore sarebbe diventato, per alcuni, difficile dire di no a squadre di alto calibro come Real Madrid o Borussia Dortmund. Ma il 17 azzurro aveva già scelto. Aveva già scelto Napoli. Mai schiavo del denaro, pronto ad essere il difensore di una città, di un popolo, Hamsik ha fatto una scelta di cuore. Quella più logica, ma anche quella più complicata in un calcio sempre più lontano dagli ideali calcistici e schiavo dello sporco denaro che al suo interno gira. Il calcio è importante per me e aver giocato per il Napoli per dieci anni è stato l’onore più grande della mia vita ma la ragione per cui sono rimasto a Napoli va oltre il calcio. A Napoli mi sento parte di una comunità, di una famiglia che ha un posto speciale nel mio cuore. Nella vita ho bisogno non solo di uno stipendio e di trofei, ho anche bisogno di sentire profondamente nella mia anima.”. Una parola grossa. Sentire. Non solo il profumo dello stipendio, non solo quello delle banconote, ma sentire l’amore di una città. Il profumo delle strade di Napoli, quello della pizza e quello del mare. In quell’intervista a The Players Tribune, lo slovacco non ha trovato miglior modo di definire il calcio a Napoli. “Il calcio a Napoli è una religione, e il San Paolo la sua chiesa..”. Questo straordinario sport, nella città di Pulcinella, è vissuto intensamente e immensamente. Questo Marek l’ha capito. Per dieci anni, ha vestito la maglia del Napoli. Maglia tanto comoda, quanto quasi tatuata sulla pelle. Hamsik è, a tutti gli effetti, un napoletano. Un uomo che si è innamorato di Napoli. Non solo dei suoi pregi, ma anche dei suoi difetti. Perché dai difetti, si fugge e lo slovacco non ha mai deciso di fuggire. Napoli è meravigliosa, ma è difficile amarla, odiarla e viverci contemporaneamente. E così è pochi passi dal record di gol appartenente al Pibe de Oro. A pochi passi dall’entrare nella storia del Napoli. Ancor di più di quanto lo sia già.  Hamsik è a Napoli, quello che Totti è stato a Roma. Quello che Maldini è stato a Milan, quello che Zanetti è stato all’Inter. Un matrimonio perfetto. Uno di quelli che devono avvenire perché è destinato. Marek Hamsik, uno dei più grandi talenti slovacchi, è pronto a tenersi stresso a sé la sua Napoli. Ogni tifoso è pronto, invece, ad amarlo e supportarlo come ha sempre fatto fino ad ora. Perché non c’è Napoli senza Marek Hamsik, non c’è e non ci sarebbe stata carriera più bella senza l’approdo a Napoli. Allora termino quest’articolo elogiando il numero 17 slovacco, ancora una volta. Grazie, non solo per le gesta tecniche che ci regali, ma soprattutto grazie per essere l’unica scintilla di un calcio ormai morto. Un giorno non esisteranno bandiere, ma qui a Napoli potremmo dire che ha vissuto ed è cresciuto Marekiaro Hamsik, figlio di Napoli e del Vesuvio. Amico, compagno, fratello o figlio di ogni tifoso napoletano pronto a coccolarlo come lo conoscesse da sempre. E allora, che Marek termini la sua carriera qui. Qui dove è cresciuto e ha avuto l’opportunità e la fortuna di amare un calcio diverso da quello che stiamo vivendo ora. Un calcio dove poco importano i soldi. Un calcio dove importa l’amore di un popolo, di una città. Un legame indissolubile fra calciatore e tifosi. Fra un Hamsik, pronto a dare spettacolo e a proteggere la propria fede e il proprio popolo giurando amore eterno, e una città pronto a donargli quanto più amore possibile affinché possa dire alla fine: io sono napoletano, napoletano dentro. Perché quando vivi Napoli a pieno, diventi inevitabilmente un napoletano.

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