16 Maggio 2026
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Monarca di Cina

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Prendete un leone, tenetelo a digiuno per mesi ed infine fatelo uscire dalla gabbia. Feroce, famelico, spietato. E’ Lewis Hamilton la belva scatenatasi a Shangai, alla prima vittoria in stagione dopo la soprendente affermazione della Ferrari e di Vettel in Australia.

Un dominio assoluto, quello del pilota inglese della Mercedes, che ha di diritto messo nel mirino il “trono” presidenziale di Xi Jinping dopo la terza vittoria nelle ultime quattro edizioni del Gran Premio di Cina, la quinta totale in carriera: nessuno, nella storia, come lui. Sono lontani anni luce i tempi in cui, proprio a Shangai, il giovane Lewis consegnava il titolo mondiale a Kimi Raikkonen perdendosi nella ghiaia accanto alla corsia dei box; era il 2007, e guidava ancora la McLaren. Ora Hamilton è cresciuto, ed è di fatto diventato il pilota più veloce del circus; l’ha dimostrato anche stavolta, non lasciando spazio ad altrui reclami, non abbandonando mai la prima posizione, dalle qualifiche alla gara. Un’ egemonia in piena regola.

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Ci ha provato, Sebastian Vettel, reo di aver dimenticato il quadrifoglio nella terra dei canguri. Sfortunato il tedesco in occasione dei primi giri, quando di fatto viene “tradito” dagli altri due piloti Ferrari. Eppure era stato scaltro ad approfittare della Virtual Safety Car per effettuare la prima sosta ai box e mettere le gomme da asciutto; una mossa che probabilmente avrebbe anche pagato, se il povero Giovinazzi (pilota Sauber ma proveniente dall’Academy rossa) non fosse finito a muro chiamando in causa la Safety (quella vera, però) e costringendo i piloti a transitare dai box per togliere i detriti dal rettilineo principale. Seb è rimasto ingolfato nel traffico, e dalla vetta potenziale si è ritrovato a valle, in sesta posizione. Da lì la gara ha preso una piega ben precisa, in cui Vettel si è visto costretto a ritrovare l’animale da rimonta nascosto nel suo animo. Ci ha tuttavia pensato Kimi Raikkonen a tarpargli le ali, bloccandolo di fatto alle spalle sue e di Daniel Ricciardo mentre Hamilton, in fuga, si tramutava da leone a lepre. Il leader del Mondiale ha dovuto esibire il meglio del suo repertorio, sfoggiando due sorpassi da manicomio prima sul compagno di squadra, poi su Ricciardo, fino a prendere Max Verstappen e garantirsi la seconda piazza.

Già, Verstappen. Partiva 16esimo l’enfant terrible della Red Bull. Dopo la prima curva era nono; dopo il primo giro sesto; dopo undici giri secondo. Alla fine chiude sul terzo gradino del podio, giungendo ancora davanti a Ricciardo e instaurando più di un dubbio nelle menti dei dirigenti austriaci su chi sia realmente la loro prima guida, il cavallo su cui puntare. Signori, se Hamilton e Vettel sono il presente, il figlio di Jos è il futuro di questa Formula 1; semplice ed anteriore. Siamo di fronte ad un fenomeno vero, che a 18 anni guida come un veterano, con la sfrontatezza e la spavalderia di un predestinato. -Dulce bellum inexpertis, expertus metuit- recita un proverbio latino: “la guerra è dolce per chi non ne ha esperienza, l’esperto la teme”. Questa, forse, è la grande virtù dell’olandese.

Tra una settimana si corre nel deserto di Sakhir. Vettel ed Hamilton appaiati in vetta al Mondiale, Verstappen insegue, Raikkonen e Bottas attardati (quinto e sesto, in Cina). Tutto pronto per il terzo round: quale stella risplenderà nel cielo del Bahrain?

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