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Per la rubrica “Accadde oggi” ricordiamo una serata disastrosa del Milan di Carlo Ancelotti. Il match in questione fu quello al Riazor di La Coruna, contro il Deportivo. E’ l’annata 2003/2004. Proprio il 7 Aprile 2004, i Diavoli furono eliminati ai quarti di Champions. Dopo essere stati davanti a Celta Vigo, Brugge e Ajax, la squadra di Ancelotti non ebbe problemi a superare agli ottavi lo Sparta Praga (0-0 e 4-1). Gli undici titolari che scesero in campo nell’andata contro il Deportivo misero a segno 4 gol contro l’unico della squadra ospite. Autori Kakà con una doppietta, Shevchenko e Pirlo. Tuttavia, ciò che successe al ritorno, però, ebbe dell’incredibile. Grazie alla rete di Pandiani, all’andata il Deportivo non smise mai di credere in una rimonta a dir poco miracolosa. C’era bisogno, dunque, di una partita perfetta. E che partita perfetta fu. La squadra spagnola mise alle strette il Milan e al 35′ era già avanti di due gol grazie al solito Pandiani e a Valeròn. Nove minuti più tardi Luque siglò il definitivo 3-0 con i rossoneri a dir poco subordinati alla paura. Nella ripresa, il Deportivo non si limitò a gestire il match. Nel finale, Fran diede il colpo di grazia. Netto 4-0 ai rossoneri; un vero e proprio miracolo sportivo. Javier Irureta, allora tecnico del Deportivo, per ringraziare qualcuno o qualcosa decise così di farsi ben 33 km a piedi e raggiungere il santuario di Santiago di Compostela. Quell’anno in Champions, per il Milan, fu un vero e proprio fallimento. Fece decisamente meglio in campionato, dove vinse il suo 17° scudetto all’ultima gara interna, vinta per 4-2 ai danni del Brescia. Sì, proprio l’ultimo Brescia di Baggio. Infatti, quel giorno a cinque minuti dalla fine, tutto il San Siro si alzò in piedi per rendere omaggio al Divin Codino, per la sua ultima apparizione sui campi da gioco. Fu una stagione che alternò momenti di trionfo con momenti di caduta libera. Infatti, all’inizio dell’anno, il Milan perse ad East Rutherford contro la Juventus, la Supercoppa Italiana. Pochi giorni dopo, però, bastò un gol di Shevchenko per regalare al Milan la Supercoppa UEFA contro il Porto. Durante la stagione, poi, il Milan venne eliminato dalla Lazio in Coppa Italia e perse la Coppa Intercontinentale contro il Boca Juniors ai rigori. Una vera e propria stagione altalenante. Tuttavia, in quella stagione arrivarono talenti del calibro di Kakà, Pancaro e Cafù che di certo sarebbero stati protagonisti negli anni avvenire (specialmente, il talento brasiliano con la 22). Tornando a quella sera, per concludere l’articolo ci dedichiamo alle parole di rabbia, rancore e rimpianto di Andrea Pirlo che scorrono nella sua autobiografia ripensando a quel match contro il Deportivo. “Le probabilità che non riuscissimo a passare il turno erano pari a quelle di vedere, prima o poi, Gattuso laureato in lettere. Già pensavamo alla semifinale, come se ce l’avessero cucita addosso prima di salire sull’aereo per la Galizia. Una passeggiata confezionata su misura per noi. Non avevamo considerato un paio di altre possibilità: che il sarto impazzisse ma soprattutto che i giocatori della nostra squadra fossero colpiti da una grave amnesia, tutti insieme nello stesso momento. E’ accaduto l’impensabile, ci siamo dimenticati di giocare, è finita quattro a zero per gli altri. Ci hanno ridicolizzati”. Così racconta Pirlo, ma non è tutto. Pirlo si lascia andare anche ad alcuni pensieri molto forti. “Ci siamo fatti male da soli, e questa è la premessa necessaria, però ripensandoci a qualche anno di distanza c’è qualcosa che non mi torna. I nostri avversari andavano a mille all’ora, compresi giocatori un po’ in là con l’età, che non avevano mai fatto della velocità abbinata alla resistenza fisica il loro punto di forza. La scena che più mi ha colpito è stata vederli correre, tutti, nessuno escluso, anche nell’intervallo. Quando l’arbitro Maier ha fischiato la fine del primo tempo, sono schizzati nello spogliatoio, l’andatura era quella di Usain Bolt. Non riuscivano a fermarsi nemmeno in quel quarto d’ora di riposo tecnico, inventato apposta per tirare il fiato, quantomeno per camminare. Fulmini imprendibili, schegge impazzite”. Il riferimento al pensiero, tuttavia mai espresso come un accusa dal centrocampista ex Milan, di doping è evidente. “Non sono in possesso di prove, per cui la mia non è un’accusa, mai mi permetterei di formularla. Semplicemente è un pensiero cattivo che mi sono concesso, però per la prima e unica volta nella vita mi è venuto il dubbio che qualcuno sul mio stesso campo potesse essersi dopato. Forse è solo la rabbia di un momento non ancora riassorbita. I calciatori del Deportivo erano assatanati, galoppavano verso un traguardo che solo loro intuivano (ciechi noi, che infatti siamo stati brutalizzati). In semifinale hanno incontrato il Porto e sono stati eliminati, nel giro di qualche tempo sono spariti da tutte le competizioni che contano”.

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