16 Maggio 2026
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Inter(rotta); Juve, gioia al Cuadrado!

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“Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate”. Sembra l’incipit dell’Inferno dantesco quell’ingresso dello Juventus Stadium, manifesto di terrore e conseguente resa per chiunque abbia intenzione di entrarvi e violarlo: dopo il Derby d’Italia, vinto dalla Juventus 1-0, salgono a 28 le vittorie consecutive in casa della Vecchia Signora, alla faccia dell’ospitalità. Al contrario, l’Inter si ferma a 7 vittorie consecutive in campionato e conclude peggio una settimana già nata male con la sconfitta in Coppa Italia contro la Lazio.

90 minuti riassumibili in due parole: l’Inter è bella, ma la Juve balla. Il risultato finale certifica che tra le due formazioni ci sia ancora un certo divario, che comunque si sta progressivamente riducendo. La prova risiede nel fatto che lo schieramento tattico della formazione di Stefano Pioli, a sensazione, fosse stato programmato per limitare i danni, per adeguarsi in un certo senso alla creatura bianconera, anche se questo richiedeva snaturare se stessi: la scelta della difesa a 3 e di due esterni di centrocampo “all’Antonio Conte” ha depotenziato le maggiori bocche da fuoco nerazzurre, come Ivan Perisic, dirottato nell’insolita posizione di finto trequartista alle spalle di Icardi. Ciò non significa che gli ospiti non si siano resi pericolosi, anzi. Nel corso del primo tempo Juventus e Inter si sono sfidate ad armi pari, con personalità ed intensità, a colpi di sciabola piuttosto che di fioretto. Icardi, Joao Mario e Perisic da un lato, Dybala e Pjanic dall’altra, sono tante le occasioni potenziali per passare in vantaggio. Ad un minuto dal termine della prima frazione di gioco, poi, è arrivato il meteorite di Juan Cuadrado; il suo bolide si è fiondato sotto la traversa di un incolpevole Samir Handanovic, decidendo il match e, con tutta probabilità, il discorso scudetto 2017. http://static.panorama.it/wp-content/uploads/2017/02/Cuad322-1000x600.jpg

Nel secondo tempo la gara ha cambiato volto, diventando ancor più ruvida e fisica di quanto già non lo fosse stato prima. La Juventus si è limitata a gestire e controllare le fumose idee nerazzurre, rischiando più volte addirittura di raddoppiare, sfruttando gli spazi lasciati liberi dai centrocampisti ospiti. L’Inter è sempre stata criticata per essere un insieme di buone individualità malamente amalgamate; viceversa, e in maniera quasi paradossale, la sensazione è che allo Stadium ai nerazzurri siano mancati gli acuti delle stesse individualità, a dispetto di un atteggiamento di squadra sicuramente positivo. Di fatto, pochi virtuosismi dei solisti in un coro di buon livello. Gli episodi, di certo, fanno la differenza in gare serrate ed equilibrate come queste: si può quindi parlare dei rigori non concessi alla Beneamata o del sopracitato eurogol di Cuadrado, senza il quale il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. Al netto di questi, tuttavia, è innegabile che il migliore in campo sia risultato Handanovic, decisivo in più riprese come suo solito, a testimonianza del fatto che le due contendenti siano state più vicine sul piano del gioco piuttosto che sul numero delle occasioni. La Juventus ha vinto facendo sfiancare gli avversari, l’Inter ha perso sfiancandosi: qui tutta l’equazione, qui tutta la differenza.

E’ stata “la prova del 9”, di certo non la prova dei 9: sotto gli occhi del Ct Bauza Higuain ed Icardi non hanno entusiasmato. Senza dubbio lavoro sporco e innegabile abnegazione da parte di entrambi, ma poco incisivi, poco centravanti. Tanto tuonò che non piovve: il big-match che si sarebbe dovuto elevare a Sfinge per consacrare finalmente il migliore fra i due, non ci ha fornito la tanto anelata soluzione dell’enigma.

La Regina ha dettato legge dall’alto del suo trono, ma dal basso si sta lavorando per una rivoluzione che già comincia ad intravedersi. Le differenze tra la Juventus e le altre si stanno progressivamente assottigliando, e forse con l’arrivo di Suning dall’anno prossimo potremo assistere ad una vera contender per i bianconeri. D’altronde, volendo citare Giuseppe Mazzini, “I popoli imparano più da una sconfitta, che non i Re dal trionfo”.

 

 

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