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ANDREW “BARRON” MURRAY
È dai tempi di Elisabetta I e Maria Stuarda “La Sanguinaria” che tra Inghilterra e Scozia i rapporti sono, eufemisticamente parlando, difficili; la prima si rifiuta di accettare la seconda come parte integrante del proprio popolo. Quest’uomo ne è uno degli esempi più lucenti: “scozzese” quando sconfitto, “britannico” dopo un trionfo.
Il 2016 lo consacra con la vittoria a Wimbledon, l’alloro olimpico e il trionfo alle World Tour Finals di Londra: è riuscito in un colpo solo ad unire due popoli e a scavalcare al numero 1 del Ranking Novak Djokovic, la cui monarchia sembrava destinata ai decenni. God Save The Barron.
LEBRON “The King” JAMES
Tra i migliori in assoluto nell’era contemporanea cestista (qualche coraggioso si spinge anche oltre, sfidando i confini del tempo…), ha fatto il suo ritorno a casa trascinando i Cavs al primo titolo NBA della loro storia. Il 2016 del basket non può che essere suo, con buona pace di un pur strepitoso Steph Curry, battuto alle Finals al termine di una gara-7 fantascientifica in cui il Prescelto ha addirittura mostrato il suo lato umano con copiose lacrime di gioia. Il Re di Cleveland.
CRISTIANO RONALDO
In pochi hanno vinto come lui. In pochi hanno motivazioni come lui. A 31 anni non solo ha regalato al Real Madrid l’undicesima Champions League della propria storia, ma è riuscito anche e sopratutto a contribuire all’impresa del Portogallo campione d’Europa. Se la fortuna aiuta gli audaci, stavolta ha aiutato un fenomeno. Il quarto Pallone d’Oro è stata solo una necessaria conseguenza, nonché ciliegina su di una torta da 2016 fette. Clonatelo.
NICO ROSBERG
Un “Davide” biblico di casco fornito, un “Tersite” omerico su una pista di Formula 1. Le nuove generazioni conosceranno Keke come “il padre di Nico”, e non più Nico come “il figlio di Keke”. Sì perché battere Lewis Hamilton, uno dei piloti più veloci e completi che questo sport ricordi, è un’impresa da libri di storia. Un mondiale meritato che gratifica la tenacia di un ragazzo umile e ambizioso. Sangue finnico e talento tedesco: l’uomo più veloce del mondo.
“SIR” CLAUDIO RANIERI
Sono già stati s
pesi miliardi di parole sul miracolo sportivo del Leicester City e del suo allenatore, Claudio Ranieri: campioni nel più prestigioso ed importante torneo del pianeta con l’Underdog più affascinante che lo sport ricordi, roba da stropicciarsi gli occhi. Un premio alla carriera per un uomo arrivato a Londra con una valigia vuota di trofei. Non appagato, il suo Leicester ha chiuso il 2016 come primo classificato nel girone G della Champions. Per il classico “e tutti vissero felici e contenti…”, che segna notoriamente la fine di ogni fiaba più bella, c’è ancora tempo.
GREGORIO PALTRINIERI
Da anni in Italia non si vedeva un dominatore (nel proprio settore) come questo ragazzo qui. 22 anni e una carriera già scintillante. 24 ori, 7 argenti, 6 bronzi in tutte le manifestazioni. Il 2016 ha portato in dote a Greg l’oro più importante, quello olimpico, sui 1500 stile, sogno di qualsiasi sportivo. Quello che sorprende è l’irrisoria facilità con cui Paltrinieri divora qualsivoglia avversario. La Pellegrini può star tranquilla: la regione del nostro nuoto ha trovato il suo erede. GregOro d’Italia.

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