Views: 79

“Divin Codino”. Così lo chiamavano, il calciatore italiano Roberto Baggio, considerato uno dei più forti del calcio mondiale. In un’intervista a “teletutto”, ai tempi del Brescia il 29 Dicembre 2003, annunciava il suo ritiro complice alcuni infortuni che gli avevano impedito di essere presente in massima forma. La sua carriera cominciò nella L.R. Vicenza dove si fece notare già a 13 anni, segnando 110 gol in 120 presenze nel corso degli anni. Solo nel 1983, arrivò il debutto da professionista in Serie C1, in un match fra Vicenza e Piacenza. Il talento di Baggio arrivò tra le mura di Firenze, ma prima del suo trasferimento in maglia viola, il calciatore di Caldogno subì un grave infortunio al ginocchio destro (crociato anteriore e menisco). Era il 1985 e Baggio tornò a giocare solo nell’86. Ben presto fu costretto ad una nuova operazione causata da una lesione al ginocchio destro. Dopo due anni, lontano dal campo e trascorsi sotto i ferri, il suo primo gol arriva solo nell’87 su punizione contro il Napoli. Le stagioni successive videro Baggio rendersi protagonista, col suo compagno di squadra Stegano Borgonovo. Il loro tandem fu chiamato “B2”, per i loro cognomi comincianti per l’omonima lettera. Nel 1989/90, il talento italiano siglò 17 reti portandosi davanti a Maradona e dietro al solo Van Basten, in classifica capocannonieri. Fu il trascinatore della Viola, e raggiunse la finale di Coppa UEFA, poi, persa con la Juventus. Il 18 Maggio 1990, è una data da non dimenticare. Il suo passaggio in bianconero, causa numerosi scontri dei tifosi viola con la dirigenza e il calciatore. Questi giungono fino a Coverciano, quasi impedendo agli azzurri la preparazione al Mondiale. Baggio arrivò a ricevere sputi da alcune persone e il suo procuratore Caliendo volle raccontare un episodio curioso. « Mi ricordo ancora la scena: quando Baggio passò dalla Fiorentina alla Juventus, in conferenza stampa, davanti ai giornalisti gli misero al collo la sciarpa bianconera e lui la gettò via. Fu un gesto imbarazzante. Io dissi che il ragazzo andava compreso: era come se avessero strappato un figlio alla madre. Ammetto che, quella volta, rimasi molto colpito anch’io ». Baggio, infatti, nei mesi precedenti aveva più volte rifiutato la maglia a strisce. Tuttavia, il passaggio ci fu. Poco tempo dopo ci fu il primo match contro la sua ex-squadra nel quale il calciatore si rifiutò di calciare un rigore contro la viola. Quando fu sostituito, inoltre, andò sotto la curva dei tifosi della Fiorentina raccogliendo alla fine una sciarpa viola. Un’atmosfera strana fra fischi e applausi. In maglia bianconera furono tanti i gol siglati dal Divin Codino (o Raffaello). Altrettanto importanti i trofei che raggiunse con la Juventus: uno scudetto, una Coppa Italia e una Coppa UEFA. Con la Juve, poi, vinse il prestigioso premio del Pallone d’Oro nel 1993. Purtroppo dal 1992 al 1995 subì cinque infortuni importanti: costola fratturata, tendinite, pubalgia, lesione del tendine del ginocchio destro e distorsione al ginocchio sinistro. Successivamente, il Divin Codino vestì le casacche di Milan (dove conquistò il suo secondo scudetto), Bologna, Inter ed, infine, Brescia. Si distinse, sopratutto, per le avversità nei confronti della maggior parte di allenatori che lo hanno allenato: da Capello a Sacchi, passando per Eriksson.

Quando si pensa a Baggio, poi, non si può non pensare al Mondiale del 1994: dopo aver trascinato la sua Nazionale in finale, sbaglio il rigore decisivo che permise ai brasiliani di vincere il torneo. La sua risposta fu: « I rigori li sbagliano soltanto quelli che hanno il coraggio di tirarli. ». Fu un Mondiale condizionato da numerosi infortuni. Gli stessi che hanno condizionato un po’ tutta la sua carriera. Il Mondiale del 1998 è, invece, un Mondiale incentrato sui record personali. Durante la competizione, Baggio segnando eguaglia il record di gol (9) che apparteneva a Paolo Rossi. Il traguardo, poi, verrà raggiunto anche da Christian Vieri. Divenne, in compenso, l’unico calciatore ad aver segnato in tre Mondiali diversi (1990-1994-1998). “Era puntuale, serio e la domenica mi faceva vincere. C’era un patto con lui. Non mi piaceva che quando si andava in trasferta i tifosi invadevano l’albergo e lui non aveva un attimo di respiro. Un giorno gli dissi: Quando sei stanco di firmare autografi, ti tocchi la testa e io intervengo-. Ma lui non si toccava mai la testa e allora sbottato: Aho, ma non ce l’hai una testa?. Lui mi rispose:Mister, come posso deludere gente che ha fatto centinaia di chilometri per incontrarmi?”. Così lo ricorda Carletto Mazzone. Mentre un altro grande del calcio, Luca Toni parlò di alcuni momenti con lui. I due militarono insieme ai tempi del Brescia.” Quando Roby si allenava, dava sempre tutto. Sembrava sempre un ragazzino, ed io lo invidiavo. In quel periodo faceva da chioccia a molti di noi. Diceva sempre, per ogni problema o consiglio, io sono qui… All’epoca ero giovane, ed a volte capitava che mi alzavo dal letto con zero voglia di allenarmi. Capitò un periodo in cui fallivo molte occasioni da goal. La porta non la vedevo proprio. Un giorno Roby, in allenamento, mi vide giù di morale, si avvicinò a me e disse: Luca, nel calcio capitano quei momenti, non ti abbattere, se posso darti un consiglio, quando sei davanti alla porta, prima di tirare, con l’occhio guarda per un secondo il portiere. Sembra una stronzata, ma in quel momento capisci che intenzioni ha. Ricordati che la porta è di sette metri, ed il portiere occupa solo un settimo dello specchio… A fine allenamento, rimaniamo a fare un po’ di uno contro uno con il portiere. Parto prima io e poi tu. Guardami però, così vedi un po’ quello che faccio io… Non sto qui a raccontarvi che lui fece sempre goal. Da lì però imparai ad essere più calmo, e da quel giorno anche grazie a Roberto, non mi sono più fermato. Roberto Baggio era un fantasista. Un calciatore in grado di giocare da seconda punta o da trequartista. Aveva un incredibile fiuto del gol, unito alla rapidità nei movimenti. Era, poi, dotato di un tiro preciso e aveva la capacità del fraseggio, caratteristica che gli permise di fornire numerosi assist ai compagni. In un calcio italiano abituato al gioco fisico, il Divin Codino si distingueva sopratutto per la sua eleganza e la sua brillantezza. Oltre alla capacità di tirare con entrambi piedi e di rendere unico ogni suo dribbling seguendo il suo istinto. E’ parte della storia e uno dei calciatori più forti di tutti i tempi. Chissà dove sarebbe arrivato, se non fosse stato condizionato da numerosi infortuni. Ci teniamo stretti tutti i ricordi e le emozioni che ci ha lasciato sul campo, fino al suo ritiro a San Siro nel Maggio 2004. Una cosa è certa: non esiste nessun altro codino. Ne esiste solo uno, ed è pure Divino: semplicemente quello di Roberto Baggio.

Lascia un commento