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Sabato non è ancora cosi vicino, e vi è il tempo di recuperare. Da ieri Massimo Coda, ha iniziato a tenere tutti con il fiato sospeso. Allenatore, compagni, dirigenza e tifoseria tutta. Le sue condizioni, destano un po’ di preoccupazione allo staff medico e tecnico della Salernitana. Il bomber granata non s’è allenato ieri pomeriggio al Mary Rosy, complice il riacutizzarsi d’un dolore al ginocchio sinistro che lo sta tormentando da diverse settimane. Coda è sempre sceso in campo, seppur con l’ausilio d’una vistosa fasciatura alla parte interessata. Conoscendone il carattere battagliero e mai domo, il numero nove farà di tutto per scendere in campo dal 1′ nella sfida al Carpi dell’ex Castori. Frattanto lo staff sanitario ha iniziato a somministrargli le terapie del caso: Bollini non vuol perdere il suo bomber, soprattutto dopo la ritrovata vena con la doppietta al Frosinone.
Doppia seduta ieri al Mary Rosy. Nelle prove tattiche pomeridiane nella casella lasciata vacante da Coda è stato inserito un baby della Primavera di Savini nel tridente composto da Rosina ed Improta. Confermata la regia di Ronaldo in mediana con Busellato alla sua destra, sul centro-sinistra sarà duello tra Zito e Della Rocca, quest’oggi alternati. In difesa Schiavi è in netto vantaggio su Mantovani per la sostituzione di Alessandro Tuia in coppia con Bernardini dinanzi a Terracciano. Sulle fasce arretrate conferme per Perico e Vitale. Ancora indisponibili Odjer e Luiz Felipe: quest’ultimo salterà sicuramente anche il Carpi, per il ghanese il rischio di doverlo rivedere in campo con l’anno nuovo è concreto.
In mattinata, la squadra sosterrà una seduta d’allenamento all’Arechi a porte rigorosamente chiuse. Bollini ha infatti chiesto ed ottenuto di poter saggiare il prato casalingo in vista del suo esordio tra le mura amiche. Fondamentale allenarsi sul proprio campo, una pecca che fin qui la Salernitana ha avuto e di cui s’era lamentato anche il predecessore del mister di Poggio Rusco. Anche i calciatori non avevano nascosto qualche malumore per il fatto di potersi allenare pochissimo sul prato casalingo.

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