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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata
Forse il concetto non è molto chiaro: una squadra che domina le partite e poi subisce gol alle prime occasioni concesse, è destinata ad essere una eterna incompiuta e a vivere nella più assoluta frustrazione. Questo è il Napoli visto anche contro il Sassuolo, gara dominata, e come è finita? 1-1. Che gli azzurri recitino un bel mea culpa, per quanto possa servire, ed è inutile appellarsi alla sfortuna, dire “tanto il periodo finirà”, quando? Con l’Atalanta avanti di dieci punti? E stiamo parlando di Atalanta non di Juventus, che ormai già sembra irraggiungibile per il Napoli, nonostante abbia perso tre partite e non sia più quella inarrestabile dell’anno scorso. La stessa partita con il Sassuolo, si è vista contro la Lazio, nel doppio confronto contro il Besiktas, a questo punto ci si chiede: a che serve giocare e giochicchiare, mantenere il possesso palla con percentuali vertiginose e poi basta una amnesia per subire gol e dilapidare le partite? Il problema, dunque, non è solo la mancanza di un centravanti, che pure lo è, ma se, come è successo sia contro la Lazio che contro il Sassuolo, si riesce in qualche modo a segnare, non è da addebitare al passaggio di Higuain alla Juve o all’infortunio di Milik il fatto che le avversarie, con una sola folata offensiva, si ritrovino sul pari. Come si dice, il massimo risultato col minimo sforzo.
Ormai giocare contro il Napoli è così, sembra tutto sin troppo semplice, si lasciano giocare gli azzurri, magari si passa anche in svantaggio, poi basta un niente per riportarsi in parità. Perché, quindi, sforzarsi così tanto? È così semplice. La squadra, come ai tempi di Benitez, non ha più equilibrio, a tratti sarà anche bella da vedere, proprio come quando c’era lo spagnolo in panchina, ma poi è soggetta a black out paurosi che vanificano quanto di buono fatto in fase offensiva. La difesa, come due anni fa, o meglio, la fase difensiva, peggio ancora, è ritornata una gruviera, se a questa deficienza, gravissima, si aggiunge un attacco senza più un finalizzatore, allora il quadro è davvero preoccupante. Anche a Sarri la situazione sembra sfuggita di mano, ci sono giocatori che ormai sono dei corpi estranei alla squadra, il primo è Gabbiadini che, oltre ai suoi proverbiali limiti temperamentali, sbaglia proprio movimenti a livello tattico, ecco perché le sue prestazioni si rilevano a dir poco obbrobriose. Ma c’è proprio qualcosa che non va, una svogliatezza di fondo, come se i giocatori avessero capito di non potersi spingere fino ad un certo limite. Sono stati innumerevoli gli errori commessi dall’inizio del campionato, sin dalla trasferta di Pescara con quel primo tempo ai limiti dell’indecente, ma l’immagine di Allan che, allo Juventus Stadium, non segue Higuain che sta entrando in area stendendogli di fatto un tappeto rosso per il gol del 2-1, è qualcosa che risulta ancora di difficile comprensione. Allo stato attuale, il futuro del Napoli appare quantomeno incerto e indefinito. E a cambiare deve essere la mentalità, non un presunto vento avverso e contrario.

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