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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata

Cor contento, e sacco al collo. E se il collo è quello che il titolo rimanda a un vecchio spot anni ’80, con un protagonista tanto improbabile quanto geniale, allora c’è davvero da esser contenti di questo Milan. Perchè la forma vuole che la vittoria sofferta portata in dote a San Siro, contro il coriaceo Pescara che “vorrei ma non posso (tirarmi fuori dai bassifondi)” nel pomeriggio meneghino, abbia avuto un po’ troppi patemi a corredo. La sostanza, però, che è quella che conta, narra di 22 punti in 11 gare, di un terzo posto sudato e meritato, della settima vittoria in campionato e di una squadra conscia dei propri limiti – tanti – e delle proprie virtù – altrettante -. Fatta salva la sconfitta per manifesta superiorità al San Paolo, prima che gli azzurri rimanessero “spuntati”, le altre debàcle sono arrivate estemporanee contro l’Udinese e a Genova, in una pazza partita.
Montella non è un allenatore di primo pelo, nonostante il ciuffo impomatato e il visino angelico. Quello che ha costruito con i pochi mezzi messi a disposizione, è un Milan modello T-1000, come il cyborg di metalli liquidi in Terminator 2. Dei metalli liquidi ha la stessa consistenza in alcuni tratti del match, quando si tratta di poggiare sulle individualità, per lo più carenti, di alcuni elementi. Abate, nonostante riesca a confezionare un recupero fondamentale nel primo tempo, non è quel terzino irreprensibile di cui ci si può vantare. Ancor più essenziale il paraguaiano Gomez, che non è Paletta e si vede, e di cui l’unica ragione dell’acquisto in estate si chiama “numero”, nel senso che serviva un’alternativa difensiva, non importa di quale spessore. Allo stesso modo, rimane difficile pensare che Sosa non sia corpo estraneo in un centrocampo come quello milanista, o che Luiz Adriano sia la seconda scelta offensiva da inserire per cambiare la gara. Lapadula ci si potrebbe arrovellare per giorni su questo dilemma, senza trovare risposta. E non solo lui. Tuttavia, così come il Milan di questi tempi, il T-1000 aveva anche dei pregi. Principalmente sapeva incassare i colpi, nel senso di saperne fare tesoro. La sconfitta col Genoa poteva ridimensionare i sogni rossoneri e, invece, li ha rinvigoriti. Con un Pescara zemaniano come quello di Oddo, sono arrivate una caterva di occasioni, non sfruttate, salvo poi trovare la rete con una punizione intelligente di Bonaventura a sfruttare il saltino della barriera. Come il metallo liquido, le armi a disposizione si adattano all’avversario, si plasmano a seconda degli spazi lasciati agli arcieri e ai frombolieri rossoneri. Questo Milan non può prescindere da Suso e, nelle ultime gare, dallo stesso Bonaventura. Lo spagnolo è la fonte di gioco imprevedibile su cui poggia lo scacchiere di Montella. Dal suo mancino sono partite quasi tutte le maggiori occasioni create contro gli abruzzesi. Basti pensare all’invito per Bacca del primo tempo, che il colombiano non ha saputo tradurre in rete con la giusta convinzione. Oppure al cross preciso che Niang, di testa, ha stampato sul palo a Bizzarri battuto. Ancora, si potrebbe menzionare l’azione personale conclusa di destro sui pugni di Bizzarri, o la pennellata per la testa di Pasalic, che avrebbe potuto dare prova della sua esistenza all’esordio in rossonero firmando il gol della sicurezza. Lo stesso Niang, che comunque continua ad accendersi ad intermittenza come una luce sull’albero di Natale, è capace di sfruttare bene la sua fisicità, sia per offendere in prima persona, che per servire i compagni. Peccato che Bacca non sia in una delle sue giornate da “media realizzativa impressionante” e non si sposi col killer instinct da Terminator. Quando Montella lo tira fuori, lui getta la giacca, probabilmente perchè sa che lui, anche a mezzo servizio, sarebbe meno evanescente del cinese mancato Luiz Adriano. Men che meno nella partita in cui finalmente lavora in fase di non possesso con la squadra. Le scelte dell’allenatore sono sacre e, chiedere a Insigne, vanno rispettate senza fiatare (vero, Sarri?). In ogni caso, l’altra nota lieta è ovviamente Jack Bonavenura, che del suo allenatore ha la stessa faccina da bravo ragazzo e una visione di gioco fenomenale. Dopo un inizio campionato così così, è tornato sui suoi livelli a dettare legge in fatto di aperture e dribbling ubriacanti, ripartenze fulminanti e chi più ne ha più ne metta. Non è solo il gol, ma il complesso di palloni toccati a dare corpo alle sue prestazioni, collante fondamentale tra la costruzione di Locatelli e la vena dell’attacco.
I risvolti positivi sono confermati dalle statistiche. Se è vero che il Pescara ha conquistato l’ultima vittoria contro i rossoneri nel dicembre del 1979 e che nelle ultime cinque contro gli abruzzesi i rossoneri avevano avuto una media superiore ai 4 gol a partita, è pur vero che quello di ieri è il quarto successo interno di fila in campionato. Non succedeva da un anno e mezzo. Altro dato confortante è la solidità dei rossoneri, quando si trovano in una posizione di vantaggio nel punteggio. Su sette situazioni del genere, la squadra di Montella è sempre riuscita a condurre in porto la vittoria. Un dato non da poco che esprime il carattere dei rossoneri. Ancora, il Milan è la squadra più prolifica da fuori area: quella firmata con la punizione da Bonaventura è stata la settima rete in tal senso. Il centrocampista rossonero ha deciso di festeggiarla come meglio non poteva: un “Forza Italia” davanti alla telecamera che non richiama il partito politico, bensì l’incoraggiamento a risollevarsi alle popolazioni colpite dal terremoto nel centro dello ‘stivale’. Bravo e buono. “E se va bene a te, Bonaventura a tutti”.
Twitter: @Val_CohenLauri

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