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Servizio di Nicolò Toccaceli @riproduzione riservata
Inter, ma eri davvero tu? Quando tutto sembrava perduto, quando il Titanic aveva già scheggiato l’iceberg, ecco che la solita pazza squadra allenata da De Boer (si, c’è ancora lui!) rimette insieme i pezzi e, grazie ad un Mauro Icardi in versione Clark Kent, evita il naufragio e va a vincere per 2-1 una di quelle partite che, di solito, avrebbe perso.
Sì perché quella con il Toro è una gara folle, da parco giochi, in cui i nerazzurri partono forte come non si vedeva da tempo e premono subito sull’acceleratore creando numerose occasioni da gol. Prima Joao Mario, poi Icardi e infine Eder, tuttavia, non riescono a trafiggere Hart. Al minuto 35 accade l’impensabile: su un filtrante di Candreva, Hart prima anticipa Icardi, e poi perde incredibilmente il pallone che il capitano della Beneamata si ritrova davanti ai piedi: Inter 1, Torino 0. Il secondo tempo vede un Toro più propositivo in campo, anche grazie all’ingresso di Maxi Lopez e di Benassi, ma anche il pareggio dei granata nasce da uno svarione avversario: è il minuto 63 quando Murillo e Ansaldi si scontrano come due boomerang impazziti, la palla arriva al Gallo Belotti che mostra le piume e fa 1-1 sfondando i guantoni di Handanovic. È questo il momento chiave del match, quello che di solito avrebbe affossato la Beneamata. Ma stavolta l’Inter riesce a trovare le forze per reagire, e fino al 90′ è un monologo di colori nero e azzurro; prima Brozovic da zero metri colpisce la spalla (?) di Moretti, poi Candreva ed Eder spediscono ottime occasioni sul fondo. E alla fine il nostro Clark Kent, come Jerry Siegel insegna, si trasforma in Superman: prima tira addosso a Rossettini dal cuore dell’area di rigore, ma poi al minuto 88 riceve palla da The Revenant Palacio, sfugge di fisico al suo diretto marcatore e scarica tutta la sua rabbia solo la traversa, per l’esplosione di San Siro che, per una notte, riaccoglie il Capitano come idolo! Dopo tante chiacchiere e tante critiche rivolte all’Inter e al suo allenatore De Boer, arriva la risposta che ci voleva da parte dei nerazzurri. In questa partita, probabilmente, ci sono stati tutti gli ingredienti giusti: atteggiamento, tenacia, grinta e, udite udite, gioco. L’assenza forzata di Medel ha infatti convinto il mister olandese a schierare Joao Mario come uomo davanti alla difesa, e forse la gara l’ha vinta proprio lì: il portoghese fluidifica il gioco, velocizza la circolazione del pallone, verticalizza. Lui come Banega e come Brozovic, per un trio di centrocampo tutto fantasia e qualità, l’antitesi del duo Medel-Kondogbia, creatura fisica e muscolare messa insieme a suo tempo da Roberto Mancini. Cosa dire poi di Eder, l’uomo certamente più in forma in rosa, l’uomo bionico dai polmoni d’acciaio e dal carattere così gentile e disponibile al sacrificio, quasi da cavaliere medievale. E infine c’è lui, Mauro Icardi, il ballerino di tango argentino che per una notte ha preso il Toro per le corna, trascinando la squadra da capitano vero e facendo innamorare anche il capo ultras della Curva Nord (ho esagerato eh?); un gol da opportunista e uno da autentico fuoriclasse, a cornice di un dipinto durato 90 minuti in cui si sono visti voglia, caparbietà e leadership. La classifica resta thriller, i punti dopo 10 giornate sono soltanto 14, ma se l’Inter può suscitare ancora certe emozioni, salvate il soldato Frank. E non solo fino al prossimo proiettile che lo colpirà.

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