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Quando il gioco si fa duro, i duri entrano in gioco. Soprattutto se hanno la fascia al braccio. D’Angelo segna al 75′ e regala all’Avellino 3 punti fondamentali, oltre al secondo successo consecutivo tra le mura amiche. Le ambizioni dello Spezia si inchinano davanti all’orgoglio di un Avellino spuntato (out Ardemagni,Castaldo, Mokulu e Verde), ma con un cuore grande come quello del suo capitano. Giusto così: la riscossa biancoverde non poteva che arrivare da chi ha preso per mano l’Avellino dai campi polverosi della serie D.
Leggendo le formazioni ufficiali, i valori tecnici sembravano lasciare poco spazio a una vittoria irpina. Troppa la differenza. Anche alla luce delle assenze tra i padroni di casa. E poi di Di Carlo può contare su Nenè, Baez e Sciaudone, un trio invidiabile. Questo sulla carta, almeno. Però, i nomi sono solo forme verbali. Incidono spesso, ma non sempre. Soprattutto se devono scontrarsi con lo spirito e l’orgoglio di una squadra maltrattata appena 6 giorni prima.
Allora qual è il vero Avellino? Quello brutto e goffo visto al Curi? O quello coraggioso e volenteroso di oggi? Quando si capirà questo, forse sarà più facile interpretare il prosieguo della stagione biancoverde. Al momento la verità sta in mezzo. L’Avellino di Toscano è una squadra con forti limiti tecnici, ma non è in coma profondo. Ha ancora conservato l’ orgoglio. Soprattutto quello del suo capitano.

Mariano Messinese

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