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Era il 3 novembre 1985, Napoli-Juventus si gioca in un San Paolo stracolmo di gente, tutta ammassata sugli spalti per proteggersi dal freddo e dalla pioggia che in quel pomeriggio rendeva il terreno di gioco bagnato e gibboso. Ma in pochi si accorsero del maltempo, tutti gli occhi dei 70mila erano attoniti nel guardare una magica punizione battuta da dentro l’area di rigore da Diego Armando Maradona. Quel gol, più volte definito maledettamente e meravigliosamente (fate voi) impossibile, regalò un brivido caldo a tutta la città per aver battuto la più acerrima di tutte le rivali (calcisticamente parlando) . Diego Armando Maradona è il più grande e più forte calciatore che sia mai esistito nella storia. Non lo scopre di certo il sottoscritto. Non sono rimasti più aggettivi per descrivere ciò che sono stati il suo talento e le sue giocate. Attualmente bisognerebbe inventarne di altri. Ma quel giorno l’asso argentino fu più di un fuoriclasse del pallone: egli si travestì ora da artista, ora da scienziato pazzo. Già, perché ci vogliono gusto e pazzia per disegnare quella traiettoria, per mandare il pallone laddove voleva che terminasse la sua corsa. Con Maradona gli opposti s’incontrano, si mescolano fino ad arrivare a quella formula giusta che consente al Pibe de Oro di ergersi ad esteta del calcio. Dopo un primo tempo ben giocato dal Napoli, che aveva sfiorato più volte il gol del vantaggio, la partita rimane inchiodata sullo 0-0 anche a causa delle mal ridotte condizioni del manto erboso per mezzo di una giornata a dir poco uggiosa.
Alessandro Lugli

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