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Stiamo parlando del mondiale disputatosi in Brasile nel 1950. Furono quelli mondiali “dimezzati” nel senso, che le più grandi ed importanti nazionali chi per un motivo , chi per un’ altro non poterono partecipare a quella edizione. Vi erano ancora nella mente di tutti, gli strascichi della seconda guerra mondiale. Si astenerono dal partecipare l’ Argentina, la Germania e l’ Unione Sovietica.
La prima delusione forte, fu proprio l’Italia, che proveniva purtroppo dalla sciagura di Superga, ove membri del Torino che rappresentavano l’ossatura della nostra nazionale, perirono . Quindi gli azzurri, si trovavano a disputare una campionato del mondo non ai massimi livelli, condizionati anche dall’estenuante viaggio fatto per nave, con scarsità di mezzi per allenarsi. Per tutte queste cause concatenanti, quindi la Svezia ebbe giocò facile ad eliminare la piccola Italia di allora. Lo stesso gioco facile che ebbero anche gli Stati Uniti, contro l’ Inghilterra!
La finale, quindi si giocò fra il Brasile e l’ Uruguay. Lo stadio “Maracanà” di Rio era stracolmo in ogni ordine di posto. Friaca portò subito, in vantaggio il Brasile, ed il “Maracanà” esplose in tutto il suo fragore assordante e festoso. Ma la tragedia sportiva stava per compiersi: prima Schiaffino, poi Ghiggia ribaltarono il risultato e consegnarono all’ Urugay la Coppa del Mondo, per la seconda volta nella sua storia, dopo i mondiali del 1930. Si ebbero, in Brasile nello stadio, casi di suicidio collettivo, e di svenimento. Un fatto singolare nella storia gloriosa del nostro calcio. Un intero popolo si sentiva defraudato da un qualcosa di molto importante , accarezzato a lungo. Un sogno svanito nel nulla.
Alessandro Lugli

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