16 Maggio 2026
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Serbia-Albania: tra droni e miopia

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La distensione non passa per una partita di calcio. Soprattutto se le ferite della guerra del Kosovo sanguinano ancora. Già, il Kosovo, regione autonoma a maggioranza albanese che i serbi considerano il cuore delle loro radici nazionali. Nel 1389, nella Piana dei Merli (Kosovo Polje) l’esercito serbo del principe Lazar fu sbaragliato dai turchi ottomani. Cominciò così la dominazione islamica nella polveriera balcanica, eppure quella dolorosa sconfitta rappresenta una pietra miliare della storia serba. Ma tutto questo il sorteggio “intelligente” dell’UEFA non poteva saperlo. E così Serbia e Albania si sono ritrovate nello stesso girone di qualificazione per l’Europeo. Che guaio. Che fare? La soluzione dell’Uefa è pilatesca: ingresso vietato alla tifoseria albanese nella sfida di Belgrado. Ma Ponzio Pilato è pur sempre quello che lasciò scegliere alla folla se liberare Gesù o Barabba.

E infatti gli errori della Federazione si sono manifestati subito. Il clima è infuocato, l’inno ospite viene fischiato, sugli spalti gli animi sono accesi, proprio come le bandiere kosovare, e in campo gli interventi sono rudi. Ma è solo un antipasto. Il meglio, anzi il peggio deve ancora arrivare. Al 42′ del primo tempo, sul punteggio di 0-0, un drone (un drone!) sorvola lo stadio Partizan con una bandiera della “Grande Albania”, cioè una cartina stilizzata con i territori a maggioranza albanese. In basso al vessillo la scritta “Kosovo autoctono” e la data del 1912 (anno della rivolta albanese contro la Serbia). Una provocazione bella e buona. E anche pericolosa. Sugli spalti la tifoseria di casa si accende ancora di più, Stefan Mitrovic con un balzo tira giù il labaro e lo getta a terra. Per riprendere la partita o per patriottismo, non si sa. Ma è certo che il gesto non piace ai giocatori albanesi che vanno su tutte le furie e aggrediscono il difensore serbo. Si scatena la rissa, alcuni tifosi serbi invadono il campo e si buttano nella mischia, mentre la polizia fatica a contenere gli altri sugli spalti. 

Sembra un film già visto parecchi anni fa allo stadio Maksimir di Zagabria, la scintilla che fece implodere la grande Jugoslavia post-titina. Ma stavolta i protagonisti sono cambiati, anche se le rivendicazioni non sono tanto diverse. Intanto l’arbitro Atkinson comprende la mala parata e sospende il match e i giocatori rientrano di corsa negli spogliatoi. Si gioca? Forse. Non si gioca? Chissà. E ora? Boh. Alla fine arriva la decisione: la partita è sospesa definitivamente. Non si sa ancora se Serbia-Albania si disputerà. I tempi si allungano. Meglio così, l’UEFA potrà riflettere meglio sugli errori commessi. Forse.

Mariano Messinese

Twitter:@MarianoWeltgeis

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Vintage nell'anima e nel corpo, look anni '70, letterato, amante del calcio, di Battisti-Panella e di Nietzsche. Perchè vi dico questo? Perchè chi sa solo di calcio non sa niente di calcio.

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