16 Maggio 2026
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Lega Pro, via al rinnovamento

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stefano sicaServizio di Stefano Sica @riproduzione riservata

Un giorno atteso 18 anni, sulla riva di un fiume nel quale i cadaveri sembravano non sarebbero passati mai più. Da 48 ore Gabriele Gravina è il nuovo presidente della Lega Pro, anche se il passaggio ufficiale di consegne col Commissario straordinario, Tommaso Miele, è previsto tra il 3 e il 4 gennaio. Ha vinto l’oppositore storico di Mario Macalli, per quasi un ventennio il dominus incontrastato della terza serie. Il mondo del calcio per certi versi è strano, persino più impermeabile di quello della politica. Nascono e proliferano cariche che a un determinato momento appaiono inossidabili, eterne. E’ stato così per Macalli, che il consenso in questi anni lo ha blindato con una gestione clientelare e poco inclusiva che ha fatto spesso strame di trasparenza ed equità. Oltre a penalizzare ingenerosamente le società del Sud. Suoi ultimi “sponsor”, Claudio Lotito e Giovanni Lombardi, i fautori delle multiproprietà e di un sistema per pochi ma non per tutti, il cui orizzonte non era nient’altro che lo svuotamento della Lega Pro, come una selezione forzosa della specie. Un circolo esclusivo in cui, all’interno di un progetto di ristrutturazione dei campionati, non ci sarebbe dovuto essere spazio per realtà più piccole e per una distribuzione proporzionata dei contributi, divenuti nei mesi più recenti terreno di ambiguità e di nepotismo in vista del redde rationem del 22 dicembre. Anche la candidatura Pagnozzi, in rappresentanza dei “macalliani”, è nata come merce di scambio avulsa da qualsiasi progettualità: tutela di certi interessi in cambio della presidenza Figc, alla luce anche della claudicante amministrazione Tavecchio. Anche questo spiega la discesa in campo di colui che, solo due anni e mezzo fa, aveva duellato con Giovanni Malagò per il vertice del Coni. Una carica, evidentemente, più prestigiosa degli uffici fiorentini di via Jacopo da Diacceto. Il piano, invece, è saltato. Come non ha avuto fortuna quello di Luca Lotti, eminenza grigia del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Sua l’idea del patto delle toscane, quasi tutte inizialmente schierate con Gravina con la benedizione dell’ex dg di Lega Francesco Ghirelli. Poi qualcosa è cambiato, quando anche la politica ha intuito che la Lega Pro poteva essere il grimaldello per sfondare il muro di gomma della Figc e arrivare a Roma, con un Tavecchio sempre più delegittimato e in crisi. Da lì la candidatura del terzo incomodo, Paolo Marcheschi il quale, però, ha racimolato appena 7 schede. Col voto a scrutinio segreto, non è dato conoscere le opzioni ufficiali delle società. Ma si sa che i mentori di questa operazione sono stati i patron di Prato e Lucchese, Paolo Toccafondi e Andrea Bacci, appoggiati in extremis da Ghirelli che inspiegabilmente aveva oramai rotto almeno da un mese col fronte dei riformatori.
Tuttavia per il candidato renziano è stato un autentico flop, abbandonato all’ultimo anche dalla Pistoiese che ha scelto Gravina al pari di altri 30 club tra cui, secondo quello che filtra dai ben informati, Paganese, Ischia, Juve Stabia, Foggia, Andria, Messina, Lupa Castelli, Spal, Reggiana,Melfi, Pordenone, Mantova, Siena, Lumezzane, Cittadella, Cremonese e Pro Patria. Nei 13 voti di Raffaele Pagnozzi ci sono sicuramente quelli di Catania, Akragas, Martina, Giana Erminio, Renate, FeralpiSalò, Pro Piacenza, Benevento e Casertana . E’ stata la vittoria personale di Francesco Maglione, vice presidente del Melfi e braccio destro della prima ora di Gravina. L’avvocato napoletano alla fine è risultato il consigliere più votato, entrando nel Consiglio Direttivo con Cerrai (Lupa Roma), De Meis (Rimini), Lovisa (Pordenone), Miani (Ancona), Nitti (Pro Patria), Sannella (Foggia) e Tardella (Maceratese).
Non è escluso, comunque, che della partita possa essere anche il patron della Paganese, Raffaele Trapani, una volta scontata la squalifica. Proprio il numero uno azzurrostellato è stato uno degli alleati più preziosi di Maglione in questa battaglia, culminata con la vittoria e con una cena notturna in autogrill, di rientro da Firenze, insieme ai rappresentati di Foggia, Ischia ed Andria. Un brindisi per festeggiare questa svolta storica e che raccontano molto divertente e gustoso. Gravina è stato negli anni l’eterno secondo, l’uomo di un rinnovamento che puntualmente non avveniva mai e che gli altri faticavano ad accettare. Perché, anche se si è buoni generali, c’è sempre bisogno di ottimi colonnelli ed abili strateghi.
E le fila dei rapporti con gli altri club le ha tenute proprio Maglione, che da oltre un anno ha fatto da collante anche con gli indecisi mettendo in campo la propria opera di convincimento e di mediazione, macinando chilometri, sfornando idee e partecipando all’estensione di un programma rivoluzionario. Nei desiderata di Gravina c’è un rilancio totale dell’autonomia della Lega Pro che finalmente potrà tornare protagonista (se possibile a 60 squadre o, comunque, senza tagli verticali e indiscriminati). E poi c’è la valorizzazione dei diritti televisivi, poco produttiva economicamente per le società sotto la gestione Macalli. Ci saranno comitati territoriali per monitorare ogni problematica regione per regione, ci sarà una governance condivisa e non calata dall’alto. Non mancheranno stage frequenti col coinvolgimento delle società che potranno mettere in vetrina i loro prospetti migliori, perché l’obiettivo è quello di un utilizzo ancora più incentivato dei giovani. C’è questo e tanto altro ancora mentre, sull’altro versante, l’orizzonte condiviso era quello di ridurre ulteriormente la consistenza del terzo campionato professionistico fino ad azzerarlo a beneficio di una serie B divisa in due gironi, col sacrificio di oltre 30 squadre.
Naturalmente, alle parole dovranno seguire i fatti. E questa è la scommessa più difficile da vincere. Anche perché, se un neo è emerso da questa vicenda, è che della battaglia politica che ha incoronato Gravina poco o nulla è arrivato al grande pubblico. Solo conferenze stampa ed interviste, a volte anche autoreferenziali, ma nessun dibattito aperto tra i tre candidati.
Per molti giorni, tv, siti e giornali hanno quasi bypassato questa sfida, che invece doveva essere portata alla luce come in tutte le campagne elettorali che si rispettano, con forum e confronti anche aspri tra le parti in causa.
Solo questo avrebbe consentito una maggiore percezione (risultata assai debole per i non addetti ai lavori) dei contenuti in campo. Per questo, anche sull’aspetto comunicativo e pubblicitario, c’è ancora tanto da fare e da studiare. Nel frattempo la Lega Pro cambia. O, almeno, tenta di farlo. E per il trio Tavecchio-Lombardi-Lotito la strada si fa in salita. Sic transit gloria mundi.

About Michele Pisani 3088 Articoli
Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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