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Servizio di Enzo Paudice @riproduzione riservata
“Da grande voglio diventare Borja Valero”. Se fossi un allenatore di calcio di una squadra di bambini è questa la frase che mi piacerebbe ascoltare. In realtà, mi piacerebbe anche sentirmi dire che ad emozionarli sono gli assoli di chitarra di David Gilmuor, ma questa è un’altra storia. Ma forse non tanto, perché le prestazioni dello spagnolo un po’ ci fanno emozionare, quasi come il suono che esce dalla Fender del chitarrista inglese. Grinta, corsa e tanta classe sono infatti ormai una costante dello spagnolo, il quale fuori dal campo si fa evidenziare solo per la sua educazione e la sua umiltà. È lui che i futuri calciatori (e non solo) dovrebbero emulare, non c’è dubbio.
Tuttavia, oggi la prestazione di Borja Valero non è bastata alla Fiorentina per portare i tre punti a casa. Da un lato, la Viola ha trovato un ottimo Sassuolo, la prima squadra che abbia realmente messo in difficoltà quest’anno la Fiorentina dal primo all’ultimo minuto. Dall’altro la stanchezza del macth di coppa ha pesato e non poco sulle gambe di alcuni calciatori (vedi Ilicic). Il risultato è che la Fiorentina non è mai riuscita ad imporre il suo gioco, se non nei primi 5 minuti di gioco. Durante tutto il resto della partita la Viola ha cercato di contenere le avanzate del Sassuolo, per poi cercare nelle ripartenze l’arma in più per potersi aggiudicare i tre punti. In sostanza, più che due punti persi sembrerebbe un punto guadagnato.
Il che rende meno amaro il rammarico per l’errore di Ilicic (a cui andava assegnato anche un rigore) che avrebbe potuto portare la partita sul due a zero e forse comportato un esito diverso, e sopratutto per non aver sfruttato la sconfitta di Inter e Roma. Una vittoria oggi avrebbe infatti riportato la Viola di nuovo in vetta con il Napoli. Resta tuttavia una distanza di solo due punti, e una speranza, che si regge principalmente sui piedi di Borja, ancora lontana dallo spegnersi.
Stay Rock and Forza Viola

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