16 Maggio 2026
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Salernitana, un barlume di speranza

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raffaele cioffiservizio di Raffaele Cioffi


Non bastano alla Salernitana due gol di vantaggio ed una prima parte di gara letteralmente dominata per portare a casa la prima vittoria esterna e tre punti che avrebbero regalato colore e sostanza all’anemica classifica degli uomini di Torrente. Avvio di chiara marca granata, esaltato da un gruppo che si lascia ammirare per compattezza, aggressività, concentrazione e volontà. Il tutto condito da un atteggiamento decisamente propositivo e da una cifra tecnica che ben presto riesce ad avere la meglio su un Lanciano piuttosto rivoluzionato rispetto alla sua formazione tipo. Squadra, quella rossonera, anche un pò vecchiotta, con la presenza contemporanea in campo di Amenta, Turchi e Vastola, atleti che hanno superato da un bel pezzo la trentina. I primi minuti di gioco palesano una netta differenza motivazionale tra le due compagini, con la Salernitana che è molto più carica dei colleghi di casa, i quali sembrano rimasti con la mente ancora rivolta alla dolorosa sconfitta di Brescia. La manovra campana, complice la scarsa aggressività di Paghera e compagni, è fluida ed impiega poco a rendersi costantemente incisiva nella metà campo frentana. La Salernitana muove agevolmente palla con il suo terzetto di centrocampo, attiva spesso la falcata di Troianiello a destra e le sovrapposizioni degli esterni difensivi, mentre Gabionetta riesce sempre ad andar via agli avversari prendendo palla sulla trequarti e provando a strappare verticalmente. Il tutto è favorito anche dal baricentro alto tenuto dalla squadra di Torrente in fase passiva; scelta che facilità la riconquista del pallone e le successive ripartenze. Il Lanciano assiste quasi impotente con il suo ‘4-3-3′ piatto e scolastico, quasi non può nulla contro la verve tecnica e la carica motivazionale ed agonistica di Lanzaro e compagni. Il protagonismo granata raccoglie meritatamente i frutti di quanto seminato in campo consentendo ad un ‘elettrizzato’ ed ispirato Coda, complici anche le disattenzioni del portiere Aridità, di realizzare una doppietta che dovrebbe mettere subito in discesa la gara. Ma la sorte decide di giocare un ruolo importante nella contesa, privando la Salernitana dell’apporto di Bovo (pochi minuti prima del raddoppio) che viene surrogato da Pestrin. Cambio che modifica i connotati tattici della squadra. Infatti, il ‘4-3-3′ propositivo, compatto, dinamico ed aggressivo ammirato nella prima parte del match, lascia il posto ad un ‘4-1-2-3′ più compassato e cerebrale che consente al frastornato Lanciano di entrare finalmente in partita. Pestrin, posto a ridosso della retroguardia, costringe Sciaudone e Moro a coprire fette maggiori di campo, dovendo essi oscillare continuamente tra il centro della zona nevralgica, nel tentativo di andare in pressing sui portatori di palla abruzzesi, e le corsie laterali per assicurare l’ostruzione sui terzini rivali e i raddoppi di marcature a sostegno dei propri terzini impegnati contro le ali di D’Aversa. Lavoro massacrante che, inevitabilmente, sottrae intensità atletica e fa smarrire ai granata la lucidità e l’ordine tattico ammirati fino a quel momento. Il Lanciano, infatti, comincia a farsi più minaccioso, trovando in mezzo al campo più agibilità e maggiore facilità di palleggio, che il più delle volte si concretizza con cambi di gioco che mettono gli attaccanti esterni nella condizione di provare l’uno contro uno. Soprattutto con Lanini (subentrato al posto di Turchi), il quale crea non pochi imbarazzi a Colombo sull’out di sinistra. E la difficoltà a coprire tempestivamente il campo è evidente anche in occasione del primo gol abruzzese, quando i locali trovano un corridoio centrale (da rivedere le distanze e i tempi di intervento della linea mediana campana) ma anche il maldestro tentativo della difesa granata di giocare d’anticipo senza però scalare corettamente le marcature. Nell’occasione, Ferrari s’invola verso l’area di rigore e trova la respinta di Strakosha, ma il pallone finisce sui piedi di Piccolo che ha gioco facile a depositarlo alle spalle del portierino albanese. La sensazione, netta e suffragata dagli strappi incontenibili di Gabionetta che lacerano continuamente l’incerta fase difensiva del Lanciano, è che la Salernitana debba continuare a giocarsi la partita in maniera spavalda per provare a ripristinare in fretta il doppio vantaggio. Perché il Lanciano è tutt’altro che invulnerabile e, soprattutto, perché gli uomini di Torrente sono strutturalmente impossibilitati, per doti atletiche e temperamentali, a condurre una gara volta a gestire un vantaggio striminzito. Per recitare all’interno di un simile copione, infatti, servirebbero calciatori dalle gambe volitive e dai polmoni capienti per l’intera durata del match (non a fasi alterne), capaci di soffocare sul nascere le iniziative altrui. Invece, la Salernitana è carente proprio sotto questo aspetto (anche per una ragione meramente anagrafica), mentre è sempre in grado di creare qualche problema quando è lei ad avere il pallone tra i piedi. E le carenze dinamiche, che non aiutano a tenere stretta e compatta la squadra, si notano anche in occasione di alcune seconde palle che, non gestite al meglio, rappresentano il preludio di pericolose ripartenze rossonere, con il solito Lanini che approfittà del ritardo di Colombo nello scalare alto per rendersi sempre minaccioso sull’out mancino. Difficoltà tattiche che si materializzano anche ad inizio ripresa, quando il centrocampo granata è ancora troppo schiacciato sulla difesa per evitare la conclusione dai venti metri di Di Cecco. Il tiro dell’ex irpino colpisce le braccia di Moro e procura ai padroni di casa il calcio di rigore trasformato poi da Piccolo con freddezza. Pertanto, doppio vantaggio granata sfumato, ma la gara diventa aperta a qualsiasi risultato, con le due squadre che vogliono ottenere l’intera posta in palio. Il Lanciano continua a mostrare diverse titubanze in fase passiva, che potrebbero essere sfruttate da Gabionetta, Sciaudone e Coda, gli uomini a cui Torrente affida le sue velleità offensive. Ma la Salernitana non esercita un pressing soffocante in fase di non possesso, per cui il Lanciano, che adesso può contare sull’apporto di Marilungo e Lanini ai lati di Ferrari, cova egli stesso l’ambizione di trovare il gol vittoria con un’azione di rimessa. Quando il match sembra leggermente orientato a favore dei calciatori locali, Manolo Pestrin si rende protagonista di una decina di minuti di grande personalità (il rovescio tattico di una medaglia che non vede il romano sempre irreprensibile in fase di non possesso), durante i quali smista diversi palloni interessanti per i colleghi impegnati in attacco, che però non hanno forza nelle gambe e lucidità nella testa per approfittarne e realizzare la terza rete. Ma la speranza di vedere un finale da protagonista della Salernitana si scontra con i patemi scaturiti dal grave errore in presa aerea commesso dal giovane portiere Strakosha, il quale consegna a Ferrari un pallone assai invitante da spedire in rete; fortuna vuole che l’ex centravanti veronese calci fuori (in rovesciata) da posizione ravvicinata. E’, questa, una fase di gioco dove può succedere di tutto, perché le squadre non sono il massimo della compattezza tattica e, quindi, concedono sempre ai rivali l’opportunità di far male. La Salernitana spera in qualche giocata di Sciaudone e Gabionetta, mentre il Lanciano sa bene che negli spazi e nell’uno contro uno potrebbe far male con la vivacità di Lanini e Marilungo. I due tecnici, comunque, provano ancora a trasferire qualcosa ai loro uomini nei minuti finali. Torrente, infatti, inserisce Odjer (per Troianiello) e Franco (per Colombo) e passa al 4-3-1-2. Lo scopo è quello di avere maggiore densità difensiva e copertura sulle ripartenze lancianesi, più palleggio nella zona nevralgica e imprevedibilità tra le linee (Sciaudone e Gabionetta), oltre a qualche inserimento vincente sfruttando la vivacità atletica del giovanecentrocampista africano. D’Aversa, dal suo canto, inserisce Ze Eduardo al posto di un Vastola strematissimo, sperando di portare in avanti con maggiore velocità e frequenza un numero superiore di palloni da affidare al suo tridente offensivo. E qualcosa, in effetti, rischia di accadere, con la giocata ed il tiro di Odjer che si spegne di poco a lato della porta di Aridità, mentre sul fronte opposto sono ben due le occasioni sciupate (Lanini e Rigione). Un epilogo che poteva essere ancora una volta nefasto per una Salernitana fondata su equilibri tecnici, tattici ed atletici così fragili e precari da non riuscire a conservare per gran parte del match i suoi inizi di gara ordinati, efficaci ed incisivi.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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