Views: 0
Servizio di Angelo Bosio @riproduzione riservata
Adriano Celentano, nel suo show televisivo, aveva diviso il mondo in “rock e lento”. La Roma ammirata a Leverkusen sembrava finalmente rock. Sì, perché ha avuto la forza e la concentrazione di recuperare la partita, passare in vantaggio e addirittura siglare l’apparente rete della tranquillità. Invece si è fatta raggiungere e al 95°, a una manciata di secondi dalla fine, ha rischiato addirittura di perderla. Sotto accusa, e non potrebbe essere altrimenti, l’intero pacchetto arretrato. Osservato speciale Rudiger. Il centrale di colore è arrivato dallo Stoccarda. Avrebbe dovuto conoscere l’ambiente che ruota intorno al Bayern e alla sua rosa. Invece ha disputato la peggior partita da quando indossa la maglia giallorossa. Macchinoso, impacciato, sempre in ritardo anche nel seguire i movimenti dei compagni. Forse non è adatto a livelli di competizione così alti. Il pesce, però, puzza sempre dalla testa. La società e il direttore sportivo, Walter Sabatini, non lo sapevano che per giocare in Champions occorrono calciatori di un certo spessore? L’unico auspicio di questa rubrica è che a gennaio si intervenga sul mercato. Ma mica per la massima competizione europea. Per il nostro campionato. In mezzo al campo, invece, si è visto qualcosa di più o meno decente. Ma non perché ci sia un grande collettivo. Sono i singoli a inventare la giocata, e in Germania, martedì sera, ne hanno indovinate parecchie. Quattro gol rappresentano, per assurdo, un misero bottino. I giallorossi avrebbero potuto segnare almeno altre due reti. Pjanić, sempre tra i più contestati per un maggiore impegno che non mette mai, ha ormai sistemato un telecomando sul piede destro. Basta una punizione dal limite e la mette dentro. Questa deve rimanere un’arma importante per sbloccare il risultato o recuperare uno svantaggio. Non può rappresentare una fonte di gioco. Il problema è proprio questo: la Roma non ce l’ha. Sembra di assistere sempre al solito canovaccio: palleggio, passaggi da destra a sinistra, poche verticalizzazioni. La manovra ristagna fino a quando l’estro del singolo non crea una situazione pericolosa. Gli undici di Garcia sembrano una banda senza direttore d’orchestra. Il buon vecchio Rudi non è ancora riuscito a trasmettere una moderna idea di calcio. Che è basato sulla rapidità di movimenti e su automatismi che sono frutto di addestramento e lavoro in settimana. Questa Roma, invece, e lo ripetiamo, è lenta. E pure un po’ “somara”.

Lascia un commento