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Servizio di Valerio Lauri @RIPRODUZIONE RISERVATA
Niente riscatto. Niente svolta. Niente di niente. Un pareggio, per lo più scialbo, per il Milan contro il Torino non basta ad allontanare i fantasmi ricorrenti delle ultime stagioni. Il cambio di modulo non porta alcun beneficio, aggiunge anzi confusione al già disordinato armadietto di Sinisa Mihajlovic. Il risultato non è da buttare, ma la prestazione non è certo da incorniciare.
PROPRIETA’ COMMUTATIVA – Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. E’ il sunto amaro di quanto visto in queste prime giornate, ma, ancor di più, nella partita col Torino. Sinisa ha provato a cambiare modulo, a inserire qualche elemento “fresco”, ma gli effetti non si sono visti. Anzi, definire fresco Cerci, ad esempio, è un abonimio contro i banchi di merluzzi di una qualsiasi pescheria, che sono comunque più vispi e imprevedibili dell’ex Atletico Madrid. Per non parlare di Alex, che era un ex giocatore ancor prima di arrivare al Milan e che si è ritrovato ad indossare la maglia rossonera con le pressioni del caso, manco ci si aspettasse da lui prestazioni alla Thiago Silva. Il bel gioco ormai è qualcosa che i tifosi milanisti hanno pure dimenticato come sia fatto, si accontenterebbero di una manovra fluida, ma Bertolacci è ancora in convalescenza da crisi d’identità.
LE NOTE LIETE – Montolivo è tornato a guidare il centrocampo, per quanto possibile. Detta i tempi, si inserisce, arriva al tiro, cambia gioco, fa quello che può insomma. Il Torino per tutto il primo tempo non si è impegnato granchè a chiudergli gli spazi di manovra e l’ex Fiorentina è riuscito a creare anche la prima (e unica) palla gol del Milan (e del primo tempo). Insomma non è stata una bella partita nella prima frazione, pochi spazi e poche idee, tanti errori e tanta paura. A giganteggiare, come ormai da quando è arrivato (ma chi gliel’ha fatto fare?) è sempre Bonaventura. Il buon Jack, come la carta da gioco, è utile in ogni posizione, dove lo metti sta. Lo usi come centrocampista e ci mette quantità, lo usi come trequartista e ci mette idee (e qualche punizione), lo usi da esterno d’attacco e ti aggiunge dinamismo e fantasia (e qualche gol). Parte da lui l’azione che porta Bertolacci (sì, proprio lui) a inserirsi tra le maglie del Toro e a servire Bacca per il primo gol. A proposito, il colombiano entra e fa gol, una sicurezza insomma. Peccato che a volte decida di spegnersi, davanti al raddoppio decisivo, per poi sfoderare qualche rabona o colpo di tacco utile solo a ricordare che lui è costato 30 milioni e non 8 come Luiz Adriano (di cui ha preso il posto).
LE NOTE STONATE – Succede spesso ed è successo anche ieri. Il Milan non sa gestire il vantaggio. Quando ha la fortuna di andare in gol per prima, la squadra rossonera si ritrae, sperando nella clemenza dell’orologio e nell’imprecisione degli avversari. E si sa, in questi casi non può andarti sempre bene. Perchè può capitare che becchi un Baselli straordinario che ci prova in tutti i modi, di destro e di sinistro, da fuori e in inserimento, prima di trafiggerti imparabilmente. Oddio, imparabilmente insomma, perchè Diego Lopez non è sembrato propriamente “sul pezzo”, in occasione del gol granata. Prendere gol sul proprio palo non lascia l’estremo difensore spagnolo esente da colpe. L’anno scorso, ci aveva abituato a ben altri miracoli. Certo, è difficile fare miracoli con una difesa così: quella del Milan non è ancora riuscita a ottenere un “clean sheet” in questa stagione, o più italianamente a tenere la porta inviolata, se preferite. Un peccato non da poco se schieri un difensore come Romagnoli, giovanissimo pupillo del tecnico, che prova sempre a giustificare gli oltre 25 milioni spesi per averlo, ma si ritrova a dover tappare le falle lasciate dai compagni.
LA CONFUSIONE – Il quadro per niente roseo è arricchito da un allenatore (Mihajlovic) completamente in bambola. Il presidente suggerisce il modulo (gli piace farlo, lo fa da sempre) e lui obbedisce, salvo poi sottolineare che accetta i consigli ma sceglie lui. Excusatio non petita, accusatio manifesta. Non riesce a dare ai suoi nemmeno un po’ del suo ardore, il gioco latita e i risultati pure. Non riesce, inoltre, neppure a dare la scossa coi cambi. A parte Bacca, se i subentranti si chiamano Honda e Cerci (quando non decide malauguratamente di schierarlo titolare) c’è solo da capirlo. Insomma, siamo appena all’ottava giornata e il campionato sembra già una sofferenza tremenda. Urgono cambiamenti. Reali.
Twitter: @Val_CohenLauri

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