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Qualche giorno fa, Fabrizio Bocca di “La Repubblica” nel commentare l’avvio stentato della Juve in campionato, aveva scomodato Freud e tutte le teorie della psicologia umana. Secondo lui una squadra in meno di tre mesi non poteva essere diventata piena zeppa di brocchi. Occorreva, secondo il giornalista, una grande seduta psicanalitica per scoprire il vero volto di questa Juve che aveva perso in un colpo solo tre grandi leaders e cioè Tevez, Vidal e Pirlo.
Bene, la risposta a Bocca gliel’ha data la Juve di ieri sera che ha sbancato l’Etihad di Manchester vincendo una partita che può rappresentare la svolta sia in coppa che in campionato. La Juve riparte così da dove l’avevamo lasciata il 6 giugno scorso nella notte di Berlino quando si giocava la corona d’Europa contro il Barcellona.
Perché la Juve vista a Manchester è stata la lontanissima parente di quella arruffona, sbiadita ed inguardabile delle prime tre giornate di campionato.
Contro i “Citizens” di Pellegrini, imbottiti di campioni e rullo compressore nel campionato inglese (5 vittorie su 5 senza subire un gol), la Juve ha giocato una partita accorta, tatticamente perfetta, dove Allegri ha schierato un 4-3-3 mascherato con Cuadrado, Mandzukic e Morata in attacco ma che spesso e volentieri tornavano a centrocampo per dare una mano a Sturaro, Pogba ed Hernanes. In difesa, davanti a Buffon, Lichtsteiner, Chiellini, Bonucci ed Evra.
Il Manchester City invece partiva con Sterling e Fernandinho in avanti sostenuti da Silva, Nasri e Yaya Toure. In difesa, davanti a Hart, il solito Kompany a guidare il reparto arretrato. In panchina l’acciaccato Aguero.
Il primo tempo non regala tante emozioni, eccezion fatta per una paratona di Buffon dopo soli due minuti su Sterling, favorito da una palla persa a centrocampo da Sturaro, che innescava la ripartenza di Silva che serviva il compagno nell’area piccola: il tiro sotto misura del nazionale inglese veniva respinto di piede dal portiere azzurro.
La Juve rispondeva con Pogba ma il suo gol veniva giustamente annullato dall’arbitro sloveno Skovina per fuorigioco di Morata.
Nel secondo tempo si decidevano le sorti della partita. Al minuto 60 il City passava in vantaggio grazie ad un autorete di Chiellini che però era trattenuto in area da Kompany nell’intento di saltare di testa: un gol irregolare che andava annullato per l’evidente fallo del difensore belga.
La Juve non si disuniva e dopo dieci minuti pareggiava: Pogba pennellava dalla trequarti un pallone sul quale si avventava Mandzukic che di piatto destro infilava Hart.
Il bello doveva ancora venire. A dieci minuti dalla fine, Cuadrado recuperava un pallone sulla destra e serviva al limite dell’area Morata che, spalle alla porta, si girava e lasciava partire un sinistro liftato che coglieva il palo interno e poi si insaccava. Un gol da cineteca dell’ex madridista che così arricchiva la sua collezione in Champions dopo i gol al Borussia, al Real e al Barcellona.
Pellegrini era preso dalla disperazione ed inseriva Aguero nel tentativo di recuperare la partita. Allegri rispondeva con l’ingresso di Barzagli per Morata e Dybala al posto di Mandzukic, dolorante.
Al fischio finale di Skovina i bianconeri andavano sotto la curva juventina per saltare di gioia, una scena alla quale i tifosi erano abituati ma che da un mesetto a questa parte, fatta eccezione per la Supercoppa vinta a Shanghai, non era stata più vista.
La Juve riparte così dal trionfo di Manchester per ridare senso alla sua stagione. Prossimo appuntamento europeo tra quindici giorni allo Stadium contro il Siviglia. Una vittoria potrebbe significare una seria ipoteca sul passaggio del turno.

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